Il calcio davvero a rischio è quello femminile...

28.04.2020 12:55 di Nicolas Lopez   Vedi letture
Fonte: tuttomercatoweb.com
Il calcio davvero a rischio è quello femminile...

L'emergenza Coronavirus e la conseguente crisi che ne deriverà potrebbero segnare un brusco stop alla crescita del calcio femminile, specialmente in assenza di adeguate contromisure da parte della FIGC che al momento appare impegnata sopratutto nel far andare avanti a ogni costo la Serie A maschile mettendo in secondo piano le altre categorie. Ovvio che la massima serie calcistica sia quella che fa girare maggiormente l'economia, quella che vanta maggiori ricavi e visibilità e che sostiene tutto il sistema-calcio. Ma questo non vuol dire che le altre debbano essere dimenticate e che tante domande debbano restare inevase.

Per quanto riguarda il calcio femminile c'è la necessità di un sostegno economico, sia che il campionato riprenda sia che venga sospeso, e sopratutto di un piano di sviluppo che permetta alle società – sopratutto quelle non legate a club maschili – di sostenere gli sforzi in un momento in cui stanno venendo a mancare i soldi degli sponsor oltre che quelli dei botteghini. Serve salvaguardare l'anima del calcio femminile, quella di squadre come Florentia San Gimignano, Tavagnacco, Orobica o Pink Bari che lavorano solo al femminile, sviluppano competenze uniche, hanno una storia che va salvaguardata e che possono dare tanto ancora a questo movimento. Sopratutto va salvaguardato quel bagaglio di storie e valori insostituibili che rappresentano la vera ricchezza del calcio femminile e che i soldi e gli investimenti dei club maschili, seppur importanti, non potranno sostituire.

Se si pensa che la soluzione al momento difficile del calcio femminile sia la sostituzione dei club storici, e solo femminili, con le squadre in rosa dei club maschili allora si commette un grave errore. Anche perché abbiamo visto nel recente passato che molte di queste società non sono realmente interessate e se hanno squadre di ragazze lo fanno solo perché “costretti” dai regolamenti più che per reale motivazione. Per questo la FIGC deve dare un segnale, in un senso o nell'altro, al movimento e alle atlete, che ancora attendono che le strada verso il professionismo venga illustrata dopo i primi timidi passi post Mondiale, perché di tempo se ne è sprecato fin troppo e il calcio femminile merita chiarezza. Per non gettare al vento i passi avanti fatti finora e nel caso per riorganizzarsi e continuare, con altri modi o forme, a crescere.