Caos DPCM, il calcio Regionale non ci capisce niente e Spadafora non aiuta...

20.10.2020 13:15 di Nicolas Lopez   Vedi letture
Fonte: Tuttosport
Caos DPCM, il calcio Regionale non ci capisce niente e Spadafora non aiuta...
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Come si legge il nuovo Dpcm alla voce sport? A quanto pare, nessuno lo sa. Ma tut­ti ci provano. Ardua impresa, resa ancora più diffìcile dalle sortite del ministro Spadafora che ieri ha dato prova, cer­cando di chi ai iie lo scenario sui social, di non conoscere per esempio la differenza tra Scuola Calcio e Settore Gio­vanile, campionati regionali e provinciali.

E così è partito il tam-tam, giocano i Dilettanti, non le giovanili; giocano i regiona­li, quindi Dilettanti e anche le categorie giovanili regiona­li, ma non i provinciali; "chiu­diamo tutto”

Il fatto che nemmeno il pre­sidente del comitato regionale Pie­monte e Valle dAosta, Chri­stian Mossino, e tutti i colle­glli dell'Area Nord abbiano a disposizione una spiegazio­ne chiara poi, la dice lunga sul caos regnante.

«Questo Dpcm è scritto molto male: provando a interpretar­lo pare, e sottolineo pare, che faccia una differenza tra cam­pionati regionali e provinciali - Mossino riassume così rin­contro di ieri con i colleghi Quindi un'Under 17 regionale può scendere in campo, così come i Dilettanti fino alla Se­conda Categoria, e un’Under 17 provinciale no. Ovvero, cer­ti ragazzi possono giocare, al­tri no. Questa sarebbe una discriminazione! Oltre natural­mente a essere una decisione estranea alla realtà, visto che i campionati regionali e provin­ciali hanno lo stesso format e sono uno collegato all'altro».

E poi c’è il problema del­le società, continuamente sbattute da un provvedimen­to all’altro: «La prospettiva di bloccare tutti i campionati è assurda, così come quella che potrebbe delinearsi di far gio­care solo i Dilettanti. Le so­cietà da mesi spendono per rispettare i protocolli, le fami­glie continuano a fare sacrifi­ci. Oggi è previsto un incon­tro tra Federazioni e Governo per scongiurare questo peri­colo».

Già le società. Che in tutta Italia vivono nell’incertezza, mentre in Lombardia hanno già visto fermare tutto dopo l’ordinanza regionale di ve­nerdì: «Tutto inaccettabile. Ai ragazzi chi ci pensa? Il loro di­ritto a fare sportelli lo tutela?», le domande di Ivan Arrigoni, presidente della società ber­gamasca del Mapello che ave­va organizzato, per domenica scorsa, una manifestazione di protesta pacifica invitando a turno tutti i suoi (300) ragazzi a lasciare in mezzo al campo il proprio pallone, ricevendo adesioni anche dalle società limitrofe. Finché «ho dovuto rinunciare, saremmo stati in troppi confi rischio di assem­bramenti e, quindi, di passa­re dalla parte del torto». Cor­nuti e mazziati.