Ciro Sarno presenta il progetto Giugliano: "Professionalità, ambizioni e voglia di vincere"

31.07.2021 09:45 di Stefano Sica   vedi letture
Ciro Sarno presenta il progetto Giugliano: "Professionalità, ambizioni e voglia di vincere"

Una delle colonne portanti su cui si fonda il nuovo corso del Giugliano è sicuramente Ciro Sarno, uomo di estrema fiducia del patron Alfonso Mazzamauro. L’anno scorso presidente onorario del settore giovanile, con un occhio alla prima squadra, quest’anno direttore generale della neonata società. Con lui abbiamo affrontato tutte le tematiche relative al trasferimento del titolo sportivo da Torre Annunziata a Giugliano. Giorni di riflessioni profonde e di pensieri tormentati, con una decisione finale inevitabile per quanto dolorosa. Sul tappeto è rimasta l'amarezza incontenibile dei tifosi oplontini per un abbandono che ancora oggi fa male. Non a caso il preambolo del dirigente sangiorgese parte proprio da qui. "Capisco la delusione dei tifosi del Savoia - sottolinea -. E' un sentimento legittimo e comprensibile. Loro sono solo vittime di questa situazione, che ha causato la loro stessa amministrazione comunale. Peraltro con la tifoseria c'è sempre stato un ottimo rapporto, la loro vicinanza l'abbiamo avvertita quotidianamente. Il nostro allontanamento è stato frutto di una serie di fatti diversi, dalla questione stadio all'inconsistenza di impegni presi e mai mantenuti. Noi avevamo un progetto ambizioso a cui avrebbero dovuto concorrere tutti. E questo non è avvenuto. Alla fine sono rimaste soltanto le chiacchiere: degli imprenditori del territorio non si è fatto vivo nessuno. La nostra riflessione è stata quasi obbligata: siamo stati tre anni a Torre Annunziata, segno che avevamo in mente qualcosa di importante per questa città. E aggiungo: la nostra decisione è stata sofferta, soprattutto umanamente. Fino all'ultimo minuto utile abbiamo provato a ritessere le fila di un discorso finalizzato a rilanciare il Savoia. Io stesso ho telefonato al Sindaco qualche ora prima del nostro addio formale: gli ho chiesto uno sforzo finale, un colpo di coda che ci consentisse di restare sul territorio. Purtroppo non si è potuto fare nulla, ma sia chiaro: io non voglio colpevolizzare nessuno, magari lui avrà avuto i suoi buoni motivi per lasciare tutto com'era, riteniamo però che avrebbe dovuto avere l’obbligo morale di metterci al corrente di eventuali decisioni".

La partnership società di calcio-amministrazioni comunali è del resto una 'conditio sine qua' non per fare calcio a certi livelli.

"E' evidente. Qualsiasi imprenditore decida di investire di tasca sua nel calcio, deve avere una mano dalle amministrazioni. Ed è un discorso che parte intanto dalle strutture. Il Giraud, ad esempio, è un impianto con grosse criticità. Una società come la nostra che vuole disputare campionati di vertice e puntare al salto di qualità, ha bisogno di uno stadio adeguato. D'altronde, a beneficiarne sarebbe una città intera anche per il futuro, non solo una società di calcio. Ma vivacchiare sulle promesse che restano tali senza tramutarsi in fatti concreti, è sfiancante. Il Giraud è un impianto obsoleto, eppure in passato sono stati sbandierati tanti progetti mai portati avanti. C'era la possibilità di accedere a crediti, e tutto è sfumato. Ci è stato comunicato che due anni fa erano stati spesi 750mila euro, ci sembra una cifra spropositata non essendoci uno stadio a norma. Oggi neanche si sa se sia stato approvato il bilancio di previsione e se nel piano triennale delle opere pubbliche sia presente la riqualificazione dello stadio. Ma temo che passerà ancora molto tempo".

Anche questo continuo girovagare non vi ha di certo agevolati.

"Infatti abbiamo sostenuto gli allenamenti a S. Anastasia con la prima squadra, e in un centro sportivo a San Giorgio con la Juniores e tutto il settore giovanile. A Torre Annunziata facevamo solo la rifinitura. Tutto questo porta un aggravio di spese gestionali e mediche vista la mole di infortuni a cui sono andati incontro i calciatori. Basti ricordare che per un lungo periodo dello scorso campionato abbiamo giocato senza tante pedine fondamentali della nostra squadra, causa infortuni causati dal manto erboso. A me poi dispiace se si dimentica tutto quello che abbiamo fatto per il Savoia, anche se capisco che fa parte del gioco. Ma, personalmente, credo che alla proprietà Mazzamauro non si possa addebitare nulla. A quanto leggo, adesso Torre potrebbe restare senza calcio e questo mi addolora perché i tifosi vivono per il Savoia e hanno una passione smisurata. Tutti sanno che ci siamo mossi in prima persona per non far morire il calcio a Torre Annunziata, ma ogni imprenditore che è stato avvicinato, al momento, ha riscontrato le medesime problematiche".  

Si è intavolato con l'Amministrazione Ascione un discorso sulla gestione del "Giraud"? 

"Certo, ma ci è stato detto che sarebbe stata una ipotesi fattibile solo dopo la ristrutturazione dello stadio. Loro avevano parlato pure di uno studio di fattibilità che prevedeva un restyling per due milioni di euro. Noi questo studio non l'abbiamo mai visto con mano. Fatto sta che ci sono stati degli intoppi amministrativi che mi pare abbiano avuto anche ripercussioni giudiziarie. In quel momento si è rallentato tutto il processo decisionale e la situazione è diventata stagnante. Anzi, quando raramente ci vedevamo per discuterne, si faceva sempre un passo indietro e mai uno avanti. Almeno si poteva iniziare ad intervenire per lotti, o dal manto erboso che nel corso degli anni ha procurato tanti infortuni ai nostri giocatori. La realtà è che non si è voluto far nulla".

Si è scritto anche di un colloquio tra lei e il tandem Francesco Gallo-Pasquale Ottobre, i quali avrebbero rifiutato la proposta di far parte del nuovo progetto gialloblù.

"Li ho contattati perché ci avrebbe fatto piacere continuare a collaborare. Non hanno potuto accettare sentendosi in enorme difficoltà nel proseguire questo percorso, viste anche le tensioni che si sono create. Tuttavia va chiarito un punto: entrambi ci hanno espresso il loro rammarico dal momento che la stima tra di noi è rimasta intatta. Ci tengo a sottolineare e smentire alcune voci prive di fondamento. Nessun calciatore ci ha rifiutato, assolutamente, chi non è e non sarà con noi è perché non rientrava nei piani tecnici-sportivi. Stiamo lavorando inoltre sul settore giovanile per fare in modo che ci sia una linea di continuità con quanto prodotto a Torre. Anche per il vivaio abbiamo un piano ambizioso. Riteniamo che la Juniores potrà restare al "De Cristofaro", mentre per le altre squadre stiamo cercando impianti funzionali al fine di evitare eccessivi spostamenti. Abbiamo tanti ragazzi del 2006 o del 2007 che avrebbero difficoltà a venire ogni giorno a Giugliano. Stiamo studiando le soluzioni adatte. Ma un fatto è sicuro: la proprietà Mazzamauro ha voglia di investire sul settore giovanile. I ragazzi sono il vero patrimonio di una società".  

Adesso si guarda al futuro.

"E si va a Giugliano dove lo stadio è stato rimesso a posto da non tanto tempo. C'è un manto sintetico di ultima generazione e l'Amministrazione ha già messo a bando alcuni piccoli interventi ancora da compiere. La Tribuna è perfetta e i servizi negli spogliatoi all'avanguardia. E poi l'Amministrazione la sentiamo vicina, c'è voglia di sposare il nostro progetto che sarà come sempre ambizioso. Possiamo contare anche su forze imprenditoriali che desiderano camminare al nostro fianco. Insomma, ci sono tutte le premesse per fare bene e ne sono felice perché Giugliano merita una pianificazione seria e vincente".

Si era parlato anche di altre piazze prestigiose, da Sorrento a Pozzuoli passando per Portici. Cosa c'è di vero?

"La famiglia Mazzamauro è stata in effetti allertata da tantissimi Comuni appena si è paventata la possibilità di lasciare Torre Annunziata, anche da fuori regione. Posso dire senza nessun problema che si è avvicinato alla nostra proprietà il Chievo Verona, così come abbiamo rifiutato di investire in due piazze gloriose ma antagoniste dirette del Savoia. Del resto non è facile trovare oggi una proprietà che investe nel calcio coniugando ambizioni e sani equilibri di bilancio”.

A che punto è la questione denominazione?

"Intanto abbiamo completato l'iscrizione al prossimo campionato di serie D ricevendo parere favorevole. Quindi abbiamo trasferito il titolo del Savoia perfezionando la fusione con la scuola calcio Junior Giugliano, chiedendo infine il passaggio della sede sociale e il cambio di denominazione nello storico ASD Giugliano Calcio 1928".

Quando è prevista la presentazione alla città della compagine societaria?

"Ipotizziamo di fissarla nel corso della prossima settimana. Verrà presentato anche il logo, che già è stato definito. Più in là verrà il momento di calciatori e staff tecnico. Abbiamo uno staff dirigenziale che sarà svelato a breve, dalla segreteria alla comunicazione, passando per il marketing e il lavoro video e grafico riconosciuto a livello nazionale. Siamo partiti con le nostre nuove pagine social che saranno i nuovi canali di comunicazione ufficiale. La macchina ormai è pronta”.