Corigliano, Cosenza a NC: "Priorità alla salute, ma no a speculazioni sulla nostra pelle"

02.04.2020 15:15 di Stefano Sica   Vedi letture
Corigliano, Cosenza a NC: "Priorità alla salute, ma no a speculazioni sulla nostra pelle"

Con la Vibonese ha vissuto una parte rilevante della propria carriera, attraversando da capitano discese e risalite dei rossoblù, dai momenti drammatici della retrocessione in Eccellenza fino al ritorno tra i professionisti nel 2016. Un uomo simbolo dei calabresi Cosimo Cosenza, non a caso tra i più corteggiati in ogni sessione di mercato per carisma e versatilità, essendo capace di disimpegnarsi tanto da play di centrocampo quanto da interno. Insomma, polmoni consistenti ma anche tanta qualità tra i piedi. "Come a Vibo, anche a Corigliano sono diventato capitano vincendo lo scorso anno un campionato di Eccellenza - ricorda ai nostri microfoni il 32enne centrocampista di Rossano Calabro -. Una scelta che rifarei mille volte perché questa è un piazza ambiziosa con dei tifosi straordinari. La D mancava in città da tanti anni, raggiungerla è stato magnifico".

Prima dello stop per l'emergenza Coronavirus, eravate in piena lotta per la salvezza.

"Un obiettivo raggiungibile e che ci avrebbe gratificati soprattutto in relazione ai problemi che abbiamo vissuto ad inizio stagione. Siamo partiti con determinati propositi, poi alcune vicissitudini societarie hanno cambiato il nostro percorso. Abbiamo sofferto per i primi mesi ma non abbiamo mai mollato con grande professionalità e senso di attaccamento alla maglia. A dicembre, il presidente Mauro Nucaro ha ripreso in mano la situazione, trovandosi tra le mani una squadra che non aveva percepito praticamente alcun rimborso spese. C'era molto da ricostruire, anche in termini di classifica. Tuttavia Nucaro è un personaggio ambizioso e ha rimesso le cose a posto".

Sul più bello vi siete dovuti fermare. Col pericolo che questa sosta diventi irreversibile e vi privi, come per tutti i calciatori di D, degli stipendi pattuiti per l'ultimo trimestre.    

"Il rischio c'è e va evitato. Molti presidenti e direttori stanno emettendo sentenze su come dovrebbero finire i campionati, se annullare o congelare le classifiche, se riprendere o meno a giocare. Io credo intanto che la preoccupazione principale dovrebbe essere quella di superare totalmente l'emergenza e di recuperare una condizione sociale nella quale la salute di tutti non corra alcun rischio. Il futuro dei campionati dovrà essere stabilito da chi ha il potere di farlo nella massima serenità e con gli strumenti conoscitivi a sua disposizione. Mi auguro che non vengano meno serietà e coerenza nei confronti di noi calciatori: sentir dire che alcune società non vogliono onorare gli emolumenti relativi a marzo, aprile e maggio, non è accettabile. Gli impegni presi vanno mantenuti. Non bisogna speculare su questa situazione".

L'AIC tuttavia sta facendo la sua parte, dalla serie A ai dilettanti.

"E questo ci fa stare tranquilli. L'Associazione sta già lottando per il fondo di solidarietà, ed è pronta a darci una mano forte in caso di contenziosi. Siamo di fronte ad un'emergenza mondiale e la nostra non è di certo un'inattività voluta. Serve trovare assolutamente un punto di incontro tra club e calciatori. Le famiglie le abbiamo tutti, i giocatori come i presidenti e tutti gli addetti ai lavori. Per questo dico che occorre un tavolo che metta insieme tutte le componenti: anche Lega e Figc devono fare la loro parte, come la politica nazionale. A decidere se fermarsi definitivamente o meno, non possono essere di sicuro i soli presidenti". 

Come stai trascorrendo questa quarantena forzata?

"Abbiamo un programma che ci è stato dato dal nostro staff tecnico. Ovviamente allenarsi in casa non è come farlo sul campo, ma per quanto mi riguarda sto lavorando per provare a farmi trovare pronto per un'eventuale ripresa dei lavori. Fermo restando che ci vorrà una porzione di tempo ulteriore prima di scendere in campo per le gare ufficiali. Ma l'obiettivo di tutti deve essere questo: tornare a giocare, chiudere i campionati sul campo. Questo non significa chiaramente che si debba farlo ad ogni costo. Tutela della salute per noi calciatori, e sicurezza sanitaria generale nel Paese, devono essere i principi base. Ecco perché tornare in campo sarà il simbolo più bello della sconfitta del virus. Giocare avrebbe il sapore di una piacevole e rinnovata normalità".