F. Andria, Iannini a NC: "Basta ipocrisie. Le preoccupazioni dei calciatori sono legittime"

02.04.2020 07:00 di Stefano Sica   Vedi letture
F. Andria, Iannini a NC: "Basta ipocrisie. Le preoccupazioni dei calciatori sono legittime"

"Ho apprezzato molto le dichiarazioni di Arturo Diaconale, portavoce della Lazio, quando ha detto che bisogna smetterla con l'ipocrisia e che un sistema calcio serio si porrebbe il problema del dopo pandemia e del ritorno alla normalità, invece di considerare chiusi irreversibilmente i campionati". Gaetano Iannini è uno che per età, esperienza maturata sul campo e sensibilità personale, i problemi del mondo del calcio li conosce bene. E ne sa cogliere sfumature contemporanee ed evoluzioni nel tempo. Del resto il 36enne centrocampista della Fidelis Andria è da anni molto attento a tutte le battaglie che ruotano intorno all'AIC, fino a diventare un punto di riferimento dei raduni estivi organizzati dall'Equipe Campania. No a scorciatoie, no a tentativi di mortificare professionalità e diritti dei calciatori. Il suo è un appello accorato ma anche un monito categorico. "Dispiace che spesso ci sia la percezione del calciatore come un privilegiato. E non è così - chiarisce il regista napoletano ai nostri microfoni -. Intanto va sottolineato che la carriera di un giocatore è breve, qualsiasi sia stato il suo percorso. E poi davvero si può pensare di mettere tutti i calciatori sullo stesso piano? Dalla C fino ad arrivare ai campionati regionali, quanti percepiscono realmente ingaggi stellari? Sicuramente molto meno della metà. Andiamo a vedere la percentuale di chi guadagna al massimo 1500 euro al mese. E si vedrà che rappresenta una fetta molto consistente di atleti, compresi tantissimi professionisti. Oggi ci sono tante ipocrisie. Una è quella di non rendersi conto che per molti giocatori - e qui mi permetto di usare una metafora - andare al campo è come aprire un bar, ovvero svolgere un'attività che sai che ti darà un salario normale, non certo esaltante. E poi ce ne è un'altra di ipocrisia, di cui racconta appunto Diaconale". 

Quale?

"Quella di alcune società che vorrebbero approfittare dell'emergenza Coronavirus per far valere strategie personali. Evidentemente, a mio avviso, qualcuno vuole eludere totalmente i propri impegni economici coi calciatori. Noto che questa strategia sta prendendo piede tanto tra i Pro quanto fra i dilettanti. E' una strada sbagliata, un atteggiamento ingiusto, un machiavellismo inaccettabile. Come ha detto Diaconale, non è il momento per perseguire interessi personali, specie se li si vuole alimentare dietro il mantello di una finta sensibilità verso gli effetti di questa pandemia. Ad essere preoccupati realmente siamo noi calciatori, che sappiamo di dover prendere tutte le precauzioni possibili in caso di ripresa dei campionati. Siamo i primi a preoccuparci della nostra salute, consapevoli che sarebbe pericoloso ripartire senza le normali condizioni di sicurezza. Ma qualora questi ostacoli dovessero essere rimossi, ricominciare sarebbe naturale e doveroso. E non è un problema per noi slittare a luglio. Quindi non capisco cosa abbiano da eccepire alcune società. Peraltro mi pare che in Germania e Spagna abbiano come obiettivo primario quello di portare a termine regolarmente i tornei. E non ci sono voci contrarie. Perché​ qui facciamo eccezione?​​​​​​ Guai se in Italia passasse il messaggio che si possa calpestare il diritto acquisito di un calciatore. Negoziare sì, sbattere le porta in faccia no. Non lo accetteremo mai e non lo accetterà l'AIC, che è già vigile sul problema e come sempre si sta mostrando attenta e tempestiva. Un esempio è dato dall'iniziativa sul fondo di solidarietà per i calciatori più deboli. Anche questo è un aspetto che mi rende orgoglioso di far parte dell'Associazione". 

Insomma, l'obiettivo ineludibile è quello di evitare un'estate di ricorsi e veleni.

"Esatto. E questo riguarda ovviamente anche i club contrari alla sospensione definitiva dei campionati. Molti di essi sono in lotta per determinati obiettivi, alcuni sono in testa alla classifica e non accetterebbero a cuor leggero uno stop totale. E' uno scenario da evitare e lo sa bene anche il presidente Gravina. Ne perderebbe l'intero sistema in serietà e credibilità, con ripercussioni sull'inizio della prossima stagione. Adesso c'è una strada maestra da seguire, quella indicata dalla politica nazionale e dalle sue misure sul contenimento".