Giampaolo Calzi a NC: "Poco rispetto per i calciatori dilettanti: occorrono riforme urgenti"

27.05.2020 14:15 di Stefano Sica   Vedi letture
Giampaolo Calzi a NC: "Poco rispetto per i calciatori dilettanti: occorrono riforme urgenti"

Dai primi passi con le giovanili della Sampdoria, oltre 20 anni fa, all'Eccellenza questa stagione tra le file della Vergiatese, club che milita nello stesso girone del blasonato Pavia e che, al momento dell'interruzione del campionato, vedeva un'altra sua ex squadra, il Busto 81, in testa alla classifica. Nel mezzo, una carriera disputata quasi interamente tra i professionisti, assaporando la gioia di due promozioni, col Ravenna in B (2007) e la Pro Patria in C1 (2013). Giampaolo Calzi è sempre stato un centrocampista in grado di coniugare visione di gioco e dinamismo, risultando quasi sempre un elemento a cui era difficile rinunciare nello scacchiere titolare per qualsiasi allenatore. Tra passato, presente e un orizzonte incerto, anche l'atleta varesino non ha voluto sottrarsi all'analisi della situazione di incertezza che caratterizza futuro e prospettive dei calciatori dilettanti. "Io ho giocato per tanti anni, mi avvio alla conclusione del mio percorso - esordisce ai nostri microfoni -. Oggi sono spinto solo dalla passione. Ma qualcosa va fatto per chi inizia ora e ha tanto tempo davanti a sé. Per chi ha una famiglia, una aspirazione, un obiettivo. E di tutele per i calciatori ce ne sono ben poche. A volte non basta neanche un contratto, perché finisci spesso per essere "schiavo" di certe logiche. Non è raro che a dicembre qualche club induca diversi giocatori in via di svincolo a lasciare sul tavolo l'ultimo stipendio".  

Dilettanti sulla carta, professionisti di fatto. Una realtà che in troppi negano.

"Non lo scopro di certo io: i calciatori in D sono dei professionisti, si allenano il pomeriggio e non hanno la possibilità di fare un altro lavoro. Le stesse società, nella stragrande maggioranza dei casi, pretendono di agire come aziende vere e proprie. I calciatori, se va bene, percepisco rimborsi per nove mesi, neanche per tutto l'anno. E quindi, anche con uno stipendio medio, devi mandare avanti una famiglia e onorare spese fisse sapendo che per altri tre mesi non prenderai nulla. Ma a me, al di là del discorso sul livello degli emolumenti, preme di più la tutela di un calciatore dilettante. E' questo l'aspetto principale che sta alla base di tutto. A tal proposito va incoraggiato il progetto di Alessandro Renica e del suo "Tutele e diritti dei calciatori dilettanti": è in questa direzione che vanno fatte riforme serie. Il giocatore, in D e nei campionati regionali, non può più essere una vacca da mungere".    

Che ne pensi della paventata riforma dei campionati con l'istituzione di un torneo semiprofessionistico che in sostanza rimpiazzerebbe la C attuale?

"Per me è prioritario che, tra semiprofessionismo e dilettantismo, venga mantenuto il dispositivo di regole ora vigente in Lega Pro. Il sistema delle fideiussioni non deve essere intaccato e, anche in D, bisogna esigere che i club garantiscano almeno il 50% di quello che è il loro monte ingaggi. Può capitare che un calciatore faccia vertenza e la vinca, ci ricavi qualcosa dopo un anno e magari pianga da un occhio solo. Ma deve essere mantenuto un meccanismo di scadenze per i club, ai quali si può imporre anche di non iscriversi qualora non abbiano rispettato i loro impegni coi calciatori. Altrimenti che senso avrebbe vederli nuovamente ai nastri di partenza dando loro la possibilità di sottoscrivere nuovi contratti pur avendo stipendi arretrati e vertenze in atto anche con una decina di atleti? Non è possibile stare alle bizze di un presidente e sperare sempre nel buonsenso delle persone. In questo modo, un calciatore non si potrà sentire mai sereno. E se un calciatore non è tranquillo, è un danno per tutti". 

Hai quasi 35 anni e oltre 20 campionati alle spalle, di cui una quindicina da professionista. Come è cambiato il calcio in tutto questo tempo?

"Il calcio ha mutato totalmente pelle. Oggi è un mondo nel quale si fa fatica a identificarsi. Una volta bastava una stretta di mano, e quella valeva più di qualsiasi contratto. Era un calcio di valori umani veri. Quindici anni fa, sapevi che nella maggior parte dei casi ti saresti rapportato ad un direttore serio, a un presidente credibile che avrebbe mantenuto la parola. Oggi ti chiama un presidente e ti dice che devi fidarti perché con lui nessuno ha mai perso soldi, che c'è un progetto serio, e tante altre belle cose. Poi ti scontri con una realtà ben diversa. E perdi pure più di quanto avresti immaginato. Adesso si costruisce e si distrugge in un niente, si parte con un progetto e lo si azzera dopo poco tempo. Cambiano improvvisamente i programmi e ne risente anche la stabilità dei calciatori. Ovviamente non voglio generalizzare. Anche qui in Lombardia ci sono società modello come Caronnese e Fiorenzuola che sono un esempio per tante e hanno direttori molto competenti. E ne potrei citare altre. Sono realtà molto organizzate che ragionano sul lungo periodo, che magari correggono quello che c'è da correggere ma con una prospettiva e una visione. Il calcio va fatto in modo serio, che sia professionistico o dilettantistico. Non è importante lo status, ma i principi e i metodi che scegli. Puoi giocare in Eccellenza e non fare il dilettante allo sbaraglio. Ecco perché serve il minimo contrattuale anche in queste categorie. Sono sicuro che il calcio cambierebbe a 360° e sarebbe sostenibile per tutte le componenti".    

E' giusto secondo te intervenire sugli under in D?

"La serie D deve essere un trampolino di lancio per il professionismo. Ma è fastidioso dover constatare che ci sono, per esempio, ragazzi over validi, del '95 o '96, che dal momento che non sono più under, sono costretti ad emigrare nei campionati regionali. Li perdiamo così facilmente ed è un peccato. Un 2002 giocherà sempre al posto di un '85 se merita, qualsiasi allenatore con obiettivi personali e di squadra, agirà in questo modo".

Stai pensando al futuro?

"Mi piacerebbe fare il corso di direttore sportivo. Per ora sto seguendo un corso di scouting perché mi piace vedere i giocatori e valutarne le potenzialità. Insomma, un ruolo dirigenziale mi intriga di più".