Luca Tiozzo a NC: "Mentalità offensiva e fase di transizione: vi spiego la mia filosofia di gioco"

30.06.2020 11:45 di Stefano Sica   Vedi letture
Luca Tiozzo a NC: "Mentalità offensiva e fase di transizione: vi spiego la mia filosofia di gioco"

Guai a pensare che il suo destino sia quello di un eterno secondo. La vita inizia adesso per Luca Tiozzo, l'ultima annata sulla panchina dell'Adriese e, attualmente, tra i tecnici più ambiti della categoria. Qualcosa devono aver pur contato i due secondi posti nel biennio di Matelica e uno nel 2015 col Delta Porto Tolle. Tra il sogno e la realtà ci si sono messi di mezzo Rimini, Vis Pesaro e Cesena. Specialmente a Matelica, sono rimaste le tracce di una squadra capace di produrre bel gioco e di esprimere al massimo il proprio potenziale offensivo: anche nelle quattro gare di play-off con L'Aquila, Pineto, Sangiustese e Recanatese, i biancorossi hanno messo a segno 10 reti senza subirne alcuna. La scorsa estate, Tiozzo ha conseguito peraltro l'abilitazione ad allenatore professionista Uefa A. Un ulteriore tassello nel suo giovane percorso professionale che lo ha visto guidare anche Abano Terme e Mestre. Il tema del momento è l'interessamento del Taranto, che il trainer di Chioggia illustra così ai nostri microfoni. "Col direttore ci siamo sentiti, non lo nego - le sue parole -. Spero che il mio profilo possa interessare. Spetterà a lui e alla società la decisione finale, solo questo posso dire. Di sicuro quella di Taranto sarebbe un'esperienza affascinante. L'importante è il progetto, che sia sano e fatto di gente con principi. Io sono pronto per rimettermi in gioco". 

Adriese, un'esperienza finita prematuramente: un bilancio?

"Ad Adria mi hanno voluto bene fino alla fine, la società e i direttori. Il rapporto è rimasto buono e sono certo che abbiano apprezzato il mio modo di lavorare. Non sempre, purtroppo, si raccolgono i risultati sperati, per quanto si possa dare il massimo: ammetto che le aspettative erano tante e non siamo riusciti a rispettarle del tutto. Ma posso assicurare che l'impegno non è mai mancato e che il lavoro del campo è stato buono e costante. Qualcosa non è andato per il verso giusto e, in questi casi, le colpe vanno sempre divise. Ma, per quanto mi riguarda, riconosco le mie e me ne assumo tutte le responsabilità. Alla fine, quando le cose vanno male, è sempre l'allenatore che paga".

Ha pesato anche la competitività delle dirette concorrenti?

"Le nostre avversarie hanno fatto bene, lo stesso Campodarsego ha viaggiato a grandi ritmi. Ma noi abbiamo fatto tanti errori. L'Adriese stava lì, non era del tutto staccata dalla vetta. Solo che non siamo stati costanti nel rendimento, sebbene avessimo il terzo miglior attacco di tutta la serie D. Questo significa che molte cose sono andate bene, ma ci è mancata la continuità. E solo quella ti consente di giocartela fino alla fine, come mi era capitato a Matelica. Noi dovevamo fare qualcosa in più, tutti, io e i giocatori. Poi è ovvio che sia complicato trovare i motivi precisi per cui la nostra stagione abbia preso questa piega. Bisognerebbe rifletterci a lungo e con minuziosità. Io conosco i miei errori e certamente li custodirò dentro di me per farne tesoro in futuro".

Col Matelica, tra promozioni sfiorate di un soffio, e la vittoria della Coppa Italia, è stata una parentesi ben diversa. 

"Lì è andato tutto bene e la vittoria della Coppa è stata l'apice di un progetto che veniva da lontano. Per non parlare dei tanti punti conquistati in un biennio. Abbiamo perso due campionati sul filo di lana, ma si sa che vincere non è mai facile. In ogni caso le soddisfazioni sono state molteplici".       

Quale filosofia di gioco la distingue maggiormente?

"Ho sempre preferito il 4-3-3 come sistema base, ma paradossalmente ho utilizzato con più continuità il 4-2-3-1. Mi piace avere quattro uomini offensivi davanti, specie se devi fronteggiare difese giovani. Questa idea devo dire che mi ha sempre giovato, specie il secondo anno a Matelica dove ci siamo attestati come il miglior attacco d'Italia in serie D. Poi se si decide di costruire una rosa con un play fornito di determinate caratteristiche, e due mezz'ali con buone doti realizzative, allora è un altro discorso. Anche un sistema di questo tipo garantisce organizzazione e mentalità offensiva. E' chiaro che bisogna stare sempre attenti a curare l'aspetto difensivo: quest'anno, per esempio, con l'Adriese si prendevano troppi gol. Negli anni precedenti, a Matelica, facevamo una fase difensiva e di transizione molto importante. Si rischiava poco anche sulle ripartenze, e questo è stato frutto del lavoro profuso da quei magnifici ragazzi che ho avuto lì".  

Rimborsi arretrati e diritti dei calciatori dilettanti: l'emergenza Covid ha reso le scorse settimane ancora più bollenti. 

"E' naturale che ci sia bisogno di maggiori tutele per tutti. Sarebbe inutile dire che la serie D sia dilettantismo, perché non lo è. Questa è una categoria che ti mette di fronte a trasferte lunghe e a ritiri che iniziano il giorno prima della partita. Ci si allena praticamente dal martedì al sabato, anche con delle doppie. Sotto questo aspetto, non esiste alcuna differenza col professionismo. Prima o poi le istituzioni competenti dovranno provvedere con delle riforme adatte. Sento di società che non pagano i rimborsi da novembre: mi pare che la pandemia c'entri ben poco con tutto questo, e che la faccenda riguardi la serietà delle persone. Lasciare tanti ragazzi per 10 mesi senza percepire stipendi è una ingiustizia pura. Magari non parliamo di tantissimi club, ma è evidente che la LND deve trovare dei meccanismi giusti per obbligarle ad adempiere ai loro doveri".