Matteo Serafini a NC: "Basta precariato e porte girevoli: in D c'è molto da riformare"

29.05.2020 17:45 di Stefano Sica   Vedi letture
Matteo Serafini a NC: "Basta precariato e porte girevoli: in D c'è molto da riformare"

L'album dei ricordi ci riporta stavolta a quel famoso 10 marzo del 2007, una data che è ancora storia viva per i tifosi del Brescia. Un rotondo 3-1 alla Juventus, la nobile decaduta in B dopo lo scandalo Calciopoli. Fu un sabato di festa, di delirio puro, seppur vissuto in esilio (si giocò al Martelli di Mantova) perché ​​​​​​si decise che il Rigamonti non era troppo sicuro per ospitare un match che avrebbe richiamato evidentemente il pubblico delle grandi occasioni. Alle Rondinelle quell'anno non bastò una chiusura di campionato col botto, con quattro vittorie di fila e 11 gol fatti: Napoli e Genoa, infatti, si erano già allontanate troppo, finendo poi per andare a braccetto in A. Matteo Serafini, golden boy degli azzurri protagonista di quella splendida tripletta, aveva già completato da tempo la sua mutazione tattica, diventando un attaccante di razza con caratteristiche atipiche. Merito di Mario Somma, suo mentore dai tempi dell'Arezzo, che ne ampliò le potenzialità tecniche fiutandone le capacità realizzative e di inserimento. Fu così che Serafini, da mezzala classica, si spostò alcuni metri più avanti, traendo giovamento da questa trasformazione. Ma la vita non aspetta tempo e, dalla scorsa estate, l'ex punta bresciana - in possesso da un anno anche dell'abilitazione Uefa A - ha intrapreso il nuovo percorso da allenatore. Lì dove aveva smesso di giocare definitivamente. Alla Calvina 1946, in D. Tutto sommato una buona palestra, nonostante la separazione in corso di stagione. "Mi è stata data subito la possibilità di allenare e ho accettato - rivela ai nostri microfoni -. Sono stati fatti molti cambiamenti e questo ha comportato inevitabilmente delle difficoltà. Qualche scelta è stata sbagliata, magari qualche infortunio ha fatto il resto. Mentre riflettevi su cosa dovevi correggere e su che strada dovevi avviarti, tutto questo rallentava nel frattempo la nostra ripresa. E' finita in un certo modo ma ho tanta voglia di ricominciare e una grande energia che devo solo canalizzare quanto prima". 

Ma in che momento preciso hai maturato l'idea di allenare?

"E' stata una decisione presa negli anni, non certo negli ultimi tempi. Studiavo, mi aggiornavo, volevo questo futuro per me. Mi confrontavo coi miei ex allenatori, cercando di "rubare" qualcosa da ognuno di loro. Facevo domande, cercavo di trovare le sfumature giuste per prepararmi e crescere. Di casuale non c'è nulla". 

E chi ti ha condizionato maggiormente?

"Sento a volte mister Mario Somma, con cui siamo rimasti in ottimi rapporti. Lui mi ha aperto molto la mente, cambiandomi ruolo e permettendomi di fare un salto qualitativo importante. E' grazie a lui che sono arrivato in serie A".   

Da qualche anno hai iniziato a conoscere il mondo dilettantistico e le sue difficoltà. A cominciare da quelle dei calciatori. 

"E' una storia vecchia. E non mi soffermerei soltanto ai calciatori: ci sono anche i dipendenti di una società. E parliamo di figure importanti per il funzionamento di un club. Dietro ai 25 giocatori di una rosa, ci sono altrettante persone che lavorano in silenzio e senza la luce dei riflettori. Io credo che questo calcio per molti imprenditori sia come un sistema di porte girevoli. Si entra e si esce quando lo si ritiene opportuno, sfruttando le opportunità che ti offre quel posto in quel dato momento. Fai programmi faraonici, hai magari un progetto per lo stadio, poi ti capita qualche intoppo che ti induce a smontare la tenda e ad andare da qualche altra parte. Questo genera solo un precariato incredibile. E non è un modo per costruire qualcosa di serio. Semmai è solo una maniera per dare spazio ad avventurieri in cerca di facili interessi. Si lasciano debiti in una città, e si va a fare danni in un'altra realtà. Ma finché un certo sistema glielo consentirà, lo faranno sempre. E questo meccanismo che bisogna spezzare".

Conosci il nuovo progetto di Alessandro Renica e del suo "Diritti e tutele dei calciatori dilettanti"?

"Certo. E devo dire che preoccuparsi del destino dei calciatori dilettanti gli fa onore. Lui, del resto, questo mondo lo ha visitato da allenatore e immagino che lo conosca bene. Questa iniziativa fa capire lo spessore e la sensibilità dell'uomo. Purtroppo la vita di molti atleti dilettanti è fatta anche di una precarietà lavorativa ed economica importante. Dietro tante promesse disattese, c'è sempre chi ha il coltello dalla parte del manico. C'è sempre chi, quando vuole, cancella con un colpo di spugna patti e diritti. La situazione così può assumere risvolti drammatici, con difficoltà oggettive che possono investire il quotidiano. Eppure il comparto dei calciatori dilettanti rappresenta una gran bella fetta del sistema calcio in Italia. Di questi argomenti si parla poco perché si ritiene, a torto, che il calcio sia per loro quasi una attività accessoria rispetto ad un altro lavoro. Ma sappiamo tutti che non è così. Il dopolavoro è un conto, ma se poi una società vuole dare un'impronta di professionismo, cambia tutto. E questo riguarda il regime alimentare, i tempi degli allenamenti, delle riunioni tecniche e del riposo. Mettiamoci che molti calciatori vengono da fuori, e allora non c'è più dilettantismo. Io ho rinunciato al bonus per i collaboratori sportivi. E' noto a tutti che i decreti prevedano un limite di spesa in questo senso. Mi sembrava giusto, allora, fare in modo che accedessero a questa misura coloro che ne avessero realmente bisogno, molto più di me. E sono tantissimi".   

C'è molto da lavorare sul tema delle protezioni per i calciatori dilettanti. Le idee sono tante, ma la strada sembra sempre in salita. 

"Intanto dovremmo parlare dell'aspetto sanitario dei calciatori: in D, se ti fai male, può capitare che ti impongano di curarti a tue spese. Anche questo tema andrebbe affrontato con una regolarizzazione del rapporto. Io proporrei anche che ai club venga fatto obbligo, ad inizio stagione, di versare in un fondo una piccola percentuale del monte ingaggi annuale. Io peraltro immagino che un club di serie D dovrebbe fornire garanzie rispetto all'anno successivo già entro fine gennaio. A prescindere da come finirà il tuo campionato, tu devi garantirmi adesso solidità economica e rispetto delle normative se vuoi iscriverti a giugno. Le soluzioni, se si vogliono trovare, si trovano. E invece temo che spesso si voglia chiudere un occhio, se non due. Ma questo sistema finisce per incoraggiare persone poco serie, per le quali diventa facilissimo mettere le mani sulle società per scopi strani. Per loro portare avanti certe pratiche è quasi un mestiere. Il paradosso è che poi ci sono società solvibili, che possono investire grandi cifre ma che sono costrette a non esondare dal massimo contrattuale previsto oggi in D per ogni giocatore. Club che sono in grado di spendere somme importanti e di pagarci le tasse. Chi vuole esporsi con serietà, viene obbligato purtroppo a stare in certi parametri. E chi non dovrebbe proprio farlo, lo fa senza scrupoli".     

Cosa ne pensi della possibile riforma dei campionati?

"Non mi vede convinto. Si potrebbe procedere tranquillamente l'anno prossimo, quando tutti i club avranno le idee chiare su come agire e in quale contesto scegliere di ritrovarsi, secondo regole precise. Ma è in D che bisogna fare una riforma vera e propria . E' questo il mondo nel quale bisogna intervenire in modo massiccio".

Il presidente della LND Sibilia ha confermato le stesse classi di età per quanto riguarda l'utilizzo dei quattro under per la stagione 2020-21. Sei d'accordo? 

"Io dico che un '99, se ha dimostrato di essere bravo, dovrebbe fare già il salto. Oggi c'è una grande fame di giovani, un po' per risanare i conti, ma anche con lo scopo di favorirne la valorizzazione e la cessione a club importanti. Ma al massimo a 22 anni dovresti stare tra i professionisti".