Tosi a NC: «Salto di categoria? Vi dico la mia su C e D. La pandemia influirà ancora per anni, in D c'è un club che programma da anni...»

15.04.2021 13:00 di Massimo Poerio   Vedi letture
Tosi a NC: «Salto di categoria? Vi dico la mia su C e D. La pandemia influirà ancora per anni, in D c'è un club che programma da anni...»

Siamo entrati nella fase finale dei campionati di Serie C e D. Ci avviamo verso la chiusura di una stagione quanto mai anomala e che, in termini di passione e seguito, ha sfiancato non poco gli appassionati. Tra gli addetti ai lavori che hanno osservato da fuori questa stagione c'è anche l'allenatore livornese Marco Tosi che nonostante sia stato accostato più volte a panchine di terza e quarta serie, non ha trovato il progetto giusto per ripartire. Proprio al tecnico la nostra redazione si è rivolta sottoponendogli alcune domande.

Mister, prima di tutto come sta?
«Discretamente bene, grazie. A parte il periodaccio che stiamo attraversando a livello pandemico, per il resto non posso lamentarmi».

Situazione che anche quest'anno ha influito sul movimento calcistico nostrano...
«Da qualche anno si va avanti con le solite difficoltà generali, tanti progetti societari che spesso cozzano con le risicate risorse economiche a disposizione. Un anno di virus, non ha aiutato, e creerà difficoltà di investimenti per almeno le prossime due annate calcistiche».

Nei mesi scorsi ci siamo sentiti perché fu accostato ad alcuni club, cosa è cambiato da allora?
«Dal punto di vista professionale nulla, nel senso che la stagione agonistica va avanti, e come capita a tutti i miei colleghi ho avuto anch'io colloqui, contatti, offerte, per riprendere a lavorare, sempre cordiali, ma che non hanno portato ad alcun accordo bilaterale. Negli ultimi due anni, ho avuto situazioni personali che mi hanno spinto a fare alcune scelte, e a non potermi, e volermi, spostare fuori Toscana, e non troppo lontano da casa.
Dopo vent'anni di panchine, che mi hanno visto girare l'Italia da un estremo all'altro, era arrivato il momento di sbrigare alcune faccende personali, che mi hanno tenuto in impegnato fino allo scorso dicembre. Poi, ho ma le situazioni e le opportunità che si sono manifestate in questi mesi, non erano congrue alle mie aspettative, non economiche o di categoria, ma dal punto di vista sportivo-progettuale. Diciamo che ho profittato del periodo pandemico, dove tutto è più complicato e rischioso, per fermarmi e poter ripartire ora che la strada verso il conseguimento di una graduale normalità sembra essere in discesa».

Quindi si è aggiornato e preparato per la prossima avventura...
«Beh, come tutti, anch'io trascorro ore ad aggiornarmi e studiare, squadre, singoli atleti, movimenti tattici, caratteristiche tecniche, ecc, ecc.
Seguo costantemente i campionati di serie C e serie D, con i miei collaboratori, cerchiamo di seguire tutti i dodici gironi su citati, poi ci confrontiamo sui dati che elaboriamo e su ciò che vediamo».

Lei ha un'esperienza decennale in Serei C, conosce tutti e tre i gironi avendoli affrontati. La Ternana è già volata in B, ora chi la seguirà secondo lei?
«Nel girone A Alessandria e Como possono fare il salto entrambe, naturalmente una ai play off. Credo che qualora dovesse fare i play off l'Alessandria, possa avere più possibilità di andare avanti rispetto al Como, visto lo stato di forma. Mentre nel girone B vedo il Padova ad un passo dal traguardo».


Ed invece la situazione in D come la vede in riferimento alla lotta promozione?
«Molti gironi offrono spunti interessanti e non definiti, mancano ancora tante gare da calendario, oltre alle troppe partite da recuperare, e fare pronostici diventa complicato. Credo che alla fine queste squadre potrebbero spuntarla, azzardo in ordine di girone: Gozzano, Seregno, Trento, Aglianese o Fiorenzuola, Trastevere o Montevarchi, Campobasso, Monterosi, Taranto ed Acr Messina. Sono campionati lunghi e resi ancora più difficili dal covid, che ha influito e sta influendo sull'andamento dei medesimi. Ci saranno piazze storiche, e grandi città, che potranno ritornare fra i professionisti (Trento, Campobasso, Taranto, Messina) ma anche squadre di piccoli centri che faranno l'esordio fra i pro, fra cui una società che da anni investe, programma e lavora bene, come il Monterosi, che staziona da cinque-sei campionati sempre nelle prime posizioni di classifica e che quest'anno è ritornata nel girone G».

Quando la rivedremo in panchina?
«Impossibile da pronosticare, nel mondo del calcio c'è sempre meno equilibrio di giudizio, passiamo da idolo delle folle se vinciamo tre partite di seguito ad asini dopo due pareggi e una sconfitta. A certi livelli, quando si sta fermi  anche un solo campionato, si paga dazio, diventa difficile rientrare in circolo. Rientrare in serie C la vedo poco fattibile, mancano tre gare al termine, mentre in serie D mancano ancora tre mesi, fra riposi per i recuperi, e coda play out e play off, si giocherà almeno per tutto giugno, quindi non è detto che non ci possa essere la possibilità di subentrare anche in questa stagione. Tra l'altro, non dimentichiamo che hanno ripreso a giocare anche i campionati di Eccellenza regionale».

Quindi non disdegnerebbe una ripartenza dalla massima categoria dilettantistica regionale?
«Come già detto, non è una questione di categoria, ma di progettualità sportiva, certo nei campionati regionali poche società scelgono allenatori professionisti, ma qualche volta accade. A mio avviso non esiste l'allenatore che "deve o può" allenare solo in categorie top. Anch'io ho conseguito il Master, teoricamente potrei allenare fino alla massima serie, ma non sono abilitato per allenare solo in serie A, e come tanti altri colleghi mi sento allenatore dalla terza categoria alla serie A. Quando si allena, è importante il progetto, e l'entusiasmo con cui approcciamo al medesimo, e questo deve esserci a prescindere dalla categoria. Poi è logico che un allenatore possa avere ambizioni».

Non si può certo dire che non sia carico...
«Felice di suscitare sensazioni positive. Ci risentiamo presto, spero a contratto firmato. Sarebbe inutile parlare senza aver nulla di concreto da dire».