Che brutto risveglio per i Dilettanti. Ora i club meritano la loro sorte

11.01.2021 13:08 di Marco Pompeo Twitter:    Vedi letture
Che brutto risveglio per i Dilettanti. Ora i club meritano la loro sorte

Che brutto risveglio per i Dilettanti. Sabato scorso, in Lombardia, è accaduto qualcosa che non va e non può essere sottovalutato. Il calcio italiano, e nello specifico quello dilettantistico, ci ha inferto, purtroppo, una botta tremenda.

Una botta così forte e violenta che c'è voluto più di un giorno per metabolizzarla. Il settantasettenne Carlo Tavecchio è ripiombato nell'esistenza del mondo calcistico. Ripartendo da dove aveva cominciato la prima volta: dal Comitato Regionale Lombardia della Figc-Lnd (e per fortuna in futuro non potrà sedere in consiglio federale avendo già esaurito i tre mandati previsti dall'attuale legge Lotti).

In tanti avevano pensato alla sua candidatura come uno scherzo di pessimo gusto. Ed invece era tutto vero. Il dirigente che nessuno si sarebbe augurato di rivedere protagonista è tornato protagonista per una manciata di voti con cui ha superato il candidato Alberto Pasquali (380 a 366). Quattordici piccoli voti che hanno definitivamente dipinto l'esatto stato del nostro calcio: un malato terminale.

Malato come le sue logiche politiche. Già perché questa elezione estremamente difficile nei numeri, quando solitamente siamo abituati alle proclamazioni bulgare (vedi la recente candidatura di Cosimo Sibilia indicato nuovamente come presidente LND), è solo politica. Ad appoggiare il vecchio nemico di mille battaglie Tavecchio è stato infatti niente meno che Gabriele Gravina.

L'intento dell'attuale numero uno della Figc, e fresco ricandidato alla poltrona più ambita della federazione, era quello di creare un danno a Cosimo Sibilia che da tempo mira a succedere al nemico Gravina.

Ed allora ecco che il nemico (Carlo Tavecchio) del mio nemico (Cosimo Sibilia) diventa mio amico. E sì perché l'elezione del ragioniere potrebbe costare un 4% di quel 34% che è il peso di voti che porta in dote la Lega Nazionale Dilettanti nelle elezioni del presidente Figc. Potrebbe sembrare poco, in realtà quel minimo scarto potrebbe essere decisivo ai fini dell'elezione (o ri-elezione se preferite) di Gabriele Gravina.

Vi siete distratti e state pensando che si parli del "Trono di Spade"? No, qui non ci sono né Lannister, né Targaryen e neppure Stark. Magari fosse un'opera di fantasia, questa è realtà.

Realtà come è reale che i presidenti dei club dilettantistici riescano a farsi coinvolgere zero dalla politica del calcio, dimostrando una estrema facilità nell'assecondare, o se preferite compiacere, il presunti potente di turno che, chissà, magari un giorno potrebbe ricambiare con un qualche favore.

C'è persino chi ha caldeggiato l'elezione di Tavecchio proprio per infastidire Sibilia. Ora, che Tavecchio e Sibilia non si stimino è un dato di fatto che va ben oltre il "tradimento" che portò alle dimissioni del ragionere alla tanto agognata poltrona di presidente della Figc. Però, come si può anche solo pensare di appoggiare Tavecchio per tale scopo? Chi l'ha fatto sa che fu proprio Tavecchio (che all'epoca usò la stessa teoria di Gravina sul nemico del mio nemico...) a posizionare prima Sibilia a capo del Comitato Regionale Campania e poi ad insediarlo a Piazzale Flaminio? Magari documentarsi meglio, non solo con una ricerca su google, sarebbe servito.

Così come servirebbe, al di là dei dati che ogni tanto il ragioniere ama sciorinare, chi è stato davvero Tavecchio come dirigente federale. E chi lo sa non può che avvilirsi del suo ritorno.

E se penso ai pochi ma coraggiosi colleghi che hanno provato a raccontare la verità, se penso alle nostre battaglie per il bene del calcio e quindi di società e calciatori... beh, non resta che lo sconforto. Citando inappropriatamente, non me ne voglia da lassù, il magistrato Antonino Caponnetto, con questo ultimo accadimento: È tutto finito.

I club ora meritano la loro sorte, qualunque essa sia.