Gravina verso la presidenza FIGC. Cambiano le poltrone ma i sederi sono gli stessi

22.10.2018 11:11 di Marco Pompeo Twitter:    Vedi letture
Gravina verso la presidenza FIGC. Cambiano le poltrone ma i sederi sono gli stessi

"Questo calcio non si è mai sentito commissariato". Queste le parole del commissario straordinario della Figc, Roberto Fabbricini, che oggi più che mai riecheggiano (o dovrebbero farlo) nella testa degli osservatori del nostro calcio.

In questi minuti è partita la votazione che incoronerà il sessantacinquenne Gabriele Gravina a presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. E via con baci ed abbracci. Non fatevi però ingannare da quelle scene. È una pace di facciata, il solito accordo di convenienza fra personaggi, come il presidente Cosimo Sibilia, che non si possono vedere e sopportare. Lo scorso 29 gennaio gli stessi figuri erano crollati divisi ed ora festeggeranno uniti in nome dell'unica cosa che conta: fare i propri affari.

Sì, perché Fabbricini aveva ragione: non si sono mai sentiti commissariati. Di fronte a quella cocente disfatta dello scorso gennaio, in cui emersero personalismi e biechi interessi, in un paese civile i vertici si sarebbero azzerati. Ed invece niente. Loro sono ancora qua. Eh già...

Gravina lo si conosce come persona perbene, va detto, ma quanto può esserlo chi si presta a tenere gli equilibri di un potere da vecchio regime? E soprattutto, quali sono gli accordi raggiunti per tenere in piedi la baracca? La lega nazionale dilettanti si sente ancora azionista di maggioranza della Figc solo perchè vanta un numero di squadre sproporzionato al loro interno? Perché il grano, si sà, lo fa la Serie A.

Per quanto tempo ancora i presidenti dei club più importanti d'Italia permetteranno questo scempio? Non è dato sapere. Di certo, la spartizione della torta fa gola a questi burocrati del calcio arroccati sulle loro poltrone e poco importa se il movimento italiano ne soffre enormemente. Basti guardare che dai settori giovanili faticano ad uscire i talenti, non perchè giocano gli stranieri ma perchè gli italiani giocano per forza perché imposti da regole da mentecatti. E si sà che è la competizione ad aumentare il valore di un calciatore. La mediocrità appiattisce. Come non parlare poi delle crisi perenni di società che puntualmente falliscono modificando costantemente la geografia del pallone italiano con scosse sismiche di notevole effetto.

“Facciamoci gli affari nostri” il motto della "nuova" Figc che non vuole rinnovarsi. Si trapianteranno poltrone sotto gli stessi "culi" (perdonate il francesismo). Chi si è battuto contro l'ascesa e la governance di Carlo Tavecchio, e siamo davvero in pochissimi, non potrà che masticare amaro ancora una volta eppure sperare intimamente di sbagliare.

L'occasione del mondiale perso in Russia, insomma, non ha portato consigli. Ci serve un miracolo e pare, a quanto dicono in giro, che Gravina non si sia ancora attrezzato per farli.