Capuano: «L’Avellino fermato sul più bello. Il calcio tornerà ma diverso»

21.03.2020 22:00 di Maria Lopez   Vedi letture
Fonte: corriere dello sport
Capuano: «L’Avellino fermato sul più bello. Il calcio tornerà ma diverso»

Ci sono immagini indelebili che non se ne vanno più: «Resteranno per sempre incollate alla mia memoria, due facce della stessa medaglia: da una parte quei deficienti che fanno la corsetta in modo goffo, sfidando controlli e divieti; dall’altra i camion che trasportano le bare di persone morte senza la carezza di un familiare». Eziolino Capuano ha 55 anni, catalogata dall’allenatore una «età di mezzo» rispetto ai destinatari del virus.

«Non temo la morte, naturale conclusione della vita terrena, la mia paura è per i tanti ragazzi che ho allenato e che ritengo pari ai miei figli, ai quali la vita deve dare ancora tanto. E’ per loro che mi volta lo stomaco quando vedo gente che corre invece di restare a casa, egocentrici che manderei in galera, altro che sanzione».

L’allenatore dell’Avellino ha una convinzione forte: «Chi corre espelle particelle di saliva e di sudore che restano diversi minuti nell’aria, un veleno che potrebbe aggrapparsi a chi passa, magari per fare una commissione importante».

Dieci giorni chiuso nella sua casa di Pescopagano, comune lucano montano di 1800 abitanti. «Leggo e parlo a telefono, qui non c'è gente in tempi normali, figurarsi adesso. C'è pure il lavoro ma è la cosa più semplice: con lo staff tecnico prepariamo video con esercitazioni che i giocatori svolgono per fare qualcosa. In questa fase della stagione gli atleti hanno ormai esaurito l’80% delle energie, vanno in scioltezza. Sarà un problema ricominciare, non so quando. Indispensabile una fase di almeno 15 giorni di lavoro, altrimenti non si conteranno gli infortuni».

Il prima e il dopo questo momento di stop forzato attraverso due riflessioni di un uomo che ne ha visto tante, in vita sua. Capuano ama sdrammatizzare: «Eravamo preparati pure a questo: abbiamo vissuto nel limbo per mesi, senza avere contezza del futuro e incerti sul presente dell'Avellino con tre cambi di società in due mesi, momenti drammatici a livello mentale e professionale. Ora che tutto era finalmente risolto, grazie all’avvento di una proprietà forte, le incertezze arrivano da questo virus contro il quale dovremo combattere chissà per quanto tempo ancora».

Ci sarà un dopo, che Capuano immagina così: «Il calcio cambierà, specialmente in Lega Pro, dove le società si reggono sulle capacità finanziarie di imprenditori ora in grave difficoltà. Prima di pensare al calcio, dovranno preoccuparsi delle aziende, delle loro famiglie e quelle dei loro dipendenti. Non è un discorso di tagliare lo stipendio ai calciatori, quello riguarda la A e la B.

Cosa vogliamo decurtare a chi prende 30mila euro lordi? Ora che siamo costretti in casa, riflettiamo su queste cose». Un dovere farlo, anche se il desiderio sarebbe un altro. «Mi piacerebbe parlare dell’ottimo trend del mio Avellino, quella bella striscia di risultati, la posizione di classifica che solo un matto avrebbe ipotizzato a inizio stagione, la valorizzazione di alcuni elementi. Parlare adesso di calcio giocato, onestamente, è come raccontare una favoletta per tenere impegnati i bambini in casa». La realtà impone altre preoccupazioni e Capuano lo sa.