Grosseto, Simone Ceri: «Superlega europea? Meglio “Il calcio a modo nostro”»

20.04.2021 16:45 di Redazione NotiziarioCalcio.com Twitter:    Vedi letture
Grosseto, Simone Ceri: «Superlega europea? Meglio “Il calcio a modo nostro”»

Il vicepresidente biancorosso, Simone Ceri, scrive alla città. Una lettera aperta che vuole essere un ringraziamento ma anche un messaggio chiaro su cosa sia “Il calcio a modo nostro”: quella filosofia di vita, non solo sportiva, che si contrappone in maniera decisa, con i fatti e non con le parole, al calcio della neonata Superlega. Queste le sue parole.

“Stamani sono stato sopraffatto da un’irrefrenabile voglia di scrivere. Forse perché mi sono reso conto che un maiale grufava nel mio frigorifero sotto i miei occhi senza che io me ne accorgessi o, più probabilmente, perché mi sono svegliato assai presto con una canzoncina ultras che mi rimbombava in testa: “No al calcio moderno, no alla pay-tv…”. La notizia del giorno è la bomba della Superlega europea! Una cosa tragica, ma non ditemi che non ve lo aspettavate! Il calcio di oggi è ormai gestito dalle televisioni che scelgono tutto; il calcio di oggi non è altro che la soap opera delle 14. E dunque cosa sorprende della Superlega? Siete davvero sorpresi del fatto che i club che mandano avanti il grande circo abbiano deciso di mangiare un po’ di più, o meglio, io dico giustamente, lasciare meno spazio e denari all’Uefa ed alla Fifa? Davvero i tifosi delle grandi squadre non si sono resi conto di essere diventati dei clienti?

Adesso sembrano tutti sorprese, perfino la politica italiana, quella che senza un ministro dello sport si è schierata al fianco delle istituzioni nazionali ed europee del calcio. “Il calcio deve essere salvato”, dicono “perché il calcio è della gente”. Ma pensa: il calcio va salvato e il Governo ha tolto il ministro dello Sport e non ha ancora deciso i ristori per le perdite dovute alla pandemia? Io credo invece che l’unica cosa che interessa a chi non è tifoso sono i soldi. E allora vado in controtendenza: ben venga la Superlega, così forse il resto del calcio torna a una dimensione umana, reale e più povera. Magari si spengessero i riflettori e si riaccendessero torce e fumogeni. Magari si smettesse di strapagare direttori generali, direttori sportivi, procuratori e calciatori e si puntasse sui valori e sull’attaccamento alla maglia privilegiando prodotti fatti in casa: gli unici che rispetteranno i colori e che faranno gli interessi della società e non i propri.

A 8 anni vidi la mia prima partita al comunale di Firenze, Fiorentina-Cesena, e rimasi folgorato da tutta quella gente, dai cori e dai colori. Oggi non mi succederebbe.

Se mi fermo a ragionare dico che davvero il nostro Grosseto è una realtà molto differente. Ha a cuore i propri tifosi e i tifosi hanno a cuore la loro creatura. Con pochi soldi e con tanti altri valori che, guarda un po’, hanno reso molto di più di tante figurine strapagate. A Grosseto le risorse per fare calcio sono frutto di idee e duro lavoro. Qui non si trovano centinaia di migliaia di euro in contanti a nostra insaputa dentro le bustine della spesa. Qui il tifoso è il padrone, non il cliente. Il Grosseto è dei tifosi e la vita del Grosseto conta sulla generosità dei propri sponsor e dei tifosi disposti ad abbonarsi o a fare pubblicità anche a porte chiuse. A noi sembra normale, perché il nostro calcio è povero e rabbioso, brutto e sporco ma tanto, tanto orgoglioso delle proprie origini. Se la salvezza è un miracolo, questo Grosseto è figlio di tutti quelli che lo hanno sostenuto. Ora che tutti si rendono conto che il vile denaro inquina, rovina e distrugge, crea disuguaglianza e toglie meritocrazia, noi siamo fieri della nostra miseria. Noi sbandieriamo le nostre poche possibilità economiche con infinito orgoglio. Ma la dignità della città e dei tifosi è salva, qualunque sia la dimensione e la categoria in cui militerà il Grifone, perché “il calcio a modo nostro” ha un valore inestimabile.

Grazie Grosseto!

Simone Ceri