Potenza festeggia ancora la storica conquista della Coppa Italia di Serie C, ma per il tecnico Pietro De Giorgio non c'è tempo per cullarsi sugli allori. In vista della trasferta contro il Casarano, l'allenatore rossoblù ha fatto il punto della situazione in una conferenza stampa carica di emozioni e realismo, sottolineando come la vittoria del trofeo debba essere un punto di partenza e non di arrivo.
«Siamo ancora molto contenti di quanto fatto a Latina, la Coppa Italia è storica e ci tenevamo tanto a riportarla a Potenza. C'è grande gioia, ma anche un po' di stanchezza perché una finale a livello mentale toglie tanto. Ora ripartiamo da Casarano, in un campo difficile e caldo contro una squadra di qualità. Vogliamo finire il campionato al meglio, queste partite ci serviranno per fare dei lavori fisici e arrivare ai play-off al massimo della condizione».
«Valuteremo bene la formazione perché Kirwan ha giocato in piena emergenza per un pestone preso con la Salernitana, ha stretto i denti per esserci a Latina e ora ha bisogno di riposo. Ci sono altri due o tre giocatori con contusioni e voglio capire la gravità dei problemi. Sicuramente qualcuno cambierò perché ho visto l'approccio giusto in chi ha voglia di giocare. Il mio obiettivo è arrivare alla fase finale con 24 giocatori in ottima forma per avere più scelta, specialmente nei subentri».
«L'obiettivo è finire bene, mancano quattro partite complicate dove inizieremo a inserire nuove situazioni tattiche che ultimamente avevamo trascurato per mancanza di tempo. Lavoreremo a blocchi, a reparti e sulla condizione fisica. Dispiacerebbe non finire tra le prime dieci perché ci siamo stati tutto l'anno; mantenere il nono o decimo posto sarebbe un ulteriore traguardo per completare la stagione. Inutile negare che chi ha giocato in coppa non abbia ancora recuperato del tutto lo sforzo nervoso».
«I ragazzi nei festeggiamenti non si sono fatti mancare nulla, hanno cantato per cinque ore durante il ritorno e credo sia normale visto quanto ci tenevano. Dopo Terni il nostro pensiero è stato fisso solo sulla coppa, un'attesa che ci ha consumati. Domani mi aspetto una ventata di energia da chi ha giocato meno; il turnover in questo momento lo vedo come un modo per rigenerare energie. Vedere l'entusiasmo in città colpisce, è la rivincita di un popolo che vive per il Potenza con una passione indescrivibile».
«Sapevamo di dover regalare una gioia, è diventata una responsabilità enorme. Subentrano due fattori dopo una vittoria: la consapevolezza che giocare per vincere è bellissimo ma molto sacrificante, e la crescita mentale del gruppo. Tranne Kirwan, nessuno di noi aveva mai vinto questo trofeo. C'è stato uno scarico d'adrenalina incredibile, ma vedere 2500 persone a Latina di mercoledì è qualcosa che non capita tutti i giorni. Per vincere bisogna essere pronti a sacrifici quotidiani e lavorare sulla stanchezza».
«Stiamo costruendo un percorso partito l'anno scorso con una squadra giovanissima a cui ho voluto dare un'idea propositiva. Se avessimo perso la finale ci sarebbe rimasta in mano solo polvere, nonostante un cammino straordinario. Dobbiamo abituarci noi, la società e i calciatori a fare questo tipo di campionati di vertice. Ho un gruppo di ragazzi eccezionali: De Marco non ha giocato ma ha cantato per tutto il viaggio, Schimenti tremava per la tensione in panchina. Sono segnali di un gruppo vero e di grandi persone».
«Le prossime settimane ci permetteranno di tornare alla settimana tipo, cosa che ci è mancata. Da gennaio a oggi abbiamo affrontato cinque turni infrasettimanali in più del normale, una situazione nuova per tutti che ha reso difficile il recupero. Ora potremo lavorare a pieno regime senza il peso del risultato immediato, con quella leggerezza ed entusiasmo che derivano dall'aver archiviato definitivamente la parola playout. Vogliamo essere la mina vagante dei play-off».
«Con questa coppa abbiamo dato un'immagine ancora più forte del brand Potenza a livello nazionale. Fuori si parla molto bene della nostra proposta di gioco e della società. Il fallimento della Nazionale? È un discorso più ampio, stiamo togliendo ai bambini il sogno del Mondiale e non dobbiamo scaricare le colpe solo sui settori giovanili. Serve più pazienza da parte di tutti, addetti ai lavori e tifosi, perché se non vince una sola squadra su diciotto non deve essere per forza un fallimento. Bisogna giocare a viso aperto e prendersi le proprie responsabilità».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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