Città di Varese, Filippo Lo Pinto: «Dimostrato di non essere inferiore ad una delle prime della classe»

14.05.2021 18:30 di Redazione NotiziarioCalcio.com Twitter:    Vedi letture
Fonte: Matteo Carraro - varesesport
Città di Varese, Filippo Lo Pinto: «Dimostrato di non essere inferiore ad una delle prime della classe»

Filippo Lo Pinto è salito in corsa sul treno Città di Varese e non vuole certo abbandonarlo. Anzi, ha tutta l’intenzione di stabilirsi nella locomotiva per trascinare i bosini verso ben altri traguardi. L’energico imprenditore siciliano, infatti, si è subito innamorato della squadra, e di Varese, mettendo a disposizione sé stesso e le sue risorse per garantire un’invidiabile stabilità al nuovo corso biancorosso inaugurato nel 2019 (dalla Terza Categoria, ricordiamolo) da Stefano Amirante e Stefano Pertile. 

La stagione, purtroppo, ed è sotto gli occhi di tutti, non è andata come i vertici societari speravano: il Città di Varese si trova ora a dover lottare per ben altri obiettivi rispetto a quelli che si era posto la scorsa estate ma la salvezza diretta, che ad un certo punto sembrava addirittura una chimera, è lì a qualche passo. Nelle ultime partite, inoltre, i biancorossi hanno ritrovato solidità, compattezza e fiducia, come dimostra il pareggio ottenuto in rimonta sulla Castellanzese nel derby di domenica scorsa; un pareggio che in un latro momento della stagione difficilmente sarebbe arrivato. Ed è proprio da qui che comincia la nostra chiacchierata con il vicepresidente biancorosso: “L’umore del Città di Varese è buono perché la squadra ha dimostrato di non essere inferiore ad una delle prime della classe e, al contrario, oserei dire che il risultato ci sta stretto: dopo il pareggio di Ebagua c’erano tutti i presupposti per completare la rimonta con il gol del 3-2, e non aver vinto ci lascia un po’ l’amaro in bocca. Peccato per le espulsioni perché ci complicheranno la vita per la prossima sfida”.

Prossima avversaria che risponde al nome di Gozzano; quali sono le sensazioni pre-match contro la capolista?
“La squadra è carica. Sento i ragazzi, a cui sono attaccatissimo, praticamente ogni giorno e so per certo che tutti loro hanno una gran voglia di rivalsa verso chiunque. Nell’ultimo periodo non siamo mai riusciti a schierare due volte di fila la stessa formazione, ma se abbiamo inanellato una serie di risultati utili consecutivi un motivo c’è: chiunque scende in campo lo fa dando il massimo, con la voglia di spaccare il mondo. Dopo la sconfitta contro il Casale ci siamo confrontati come deve fare una famiglia, perché è quello che siamo, e abbiamo trovato l’alchimia giusta per giocarci la salvezza in questo rush finale. Stiamo dimostrando tanto e contro il Gozzano continueremo sulla nostra strada anche per dimostrare che la sconfitta dell’andata non è stata meritata”.

Il Varese quest’anno, tra infortuni, sfortuna, Covid, decisioni arbitrali non sempre condivisibili ed errori individuali, non se l’è certo passata bene; un commento su quest’annata così particolare?
“I giudizi solitamente si danno alla fine, ma a questo punto della stagione io posso già rispondere: sono soddisfatto e orgoglioso per aver contribuito a creare un gruppo così bello e così unito. Sicuramente la squadra è stata costruita in fretta, forse troppo velocemente, e anche un mister esperto e valido come Sassarini, a cui faccio il mio in bocca al lupo, non è riuscito a creare l’amalgama giusta. A tutto questo, e so che ai tifosi non piace sentirlo dire, si è però aggiunta una discreta dose di sfortuna: abbiamo avuto una mole incredibile di infortuni e perdere, tra gli altri, un giocatore come Disabato (nella foto a destra di Ezio Macchi) per sei mesi è stato un duro colpo. Noi non ci siamo fatti scoraggiare e, da ultimi in classifica, abbiamo investito migliaia di euro per risollevarci. Questo per noi è un vanto”. 

A tal proposito, cosa significa aver risposto con investimenti importanti a chi sosteneva che il nuovo corso del Città di Varese ricalcasse appieno le gestioni precedenti?
“Per me è la vittoria definitiva, ed è il motivo per cui sono così felice a questo punto della stagione. Anche se non stiamo lottando per la Serie C come avrei voluto, sono orgoglioso di aver fatto capire ai tifosi del Varese che il progetto c’è ed è più solido che mai. Io sono un uomo passionale e ci ho messo poco ad innamorarmi del Varese, mi piace fare le cose fatte per bene ed è un vanto sottolineare che noi siamo i più puntuali nei pagamenti. Quando sono entrato in questa realtà, anche se molte cose erano già state fatte, ho promesso di portare in alto il Varese: rinnovo questa promessa. A inizio stagione abbiamo avuto difficoltà anche a trovare un campo dove allenarci perché tutti avevano paura di ciò che il nome Varese portava con sé; anche per questo sono ulteriormente orgoglioso di aver levato e lavato il passato: il Città di Varese è vivo”.

Perché Varese?
“Da oltre trent’anni sono amico con Antonio Rosati, per il quale avevo già dato uno sponsor ai tempi del Milano City. Quando mi ha chiesto di venire a Varese non ci ho pensato due volte. Qui si respira il calcio in un modo che mi ricorda da vicino come lo viviamo al Sud perché c’è passione, carica e tanto amore. Varese era la squadra di Anastasi, e per noi siciliani questo vuol dire davvero tanto. Poi, come ho detto prima, io mi appassiono a quello che faccio e di fatto sono diventato il primo tifoso del Città di Varese”.

GeMaL è il main sponsor: che emozione provoca vedere quella scritta sulla maglia biancorossa?
“Vedere il nome di una delle mie aziende sulla maglia del Varese mi inorgoglisce ogni volta che la guardo. Credo sia un’emozione unica, mi riempie il cuore di gioia e proprio per questo motivo ho regalato la maglia biancorossa a chiunque: sono davvero orgoglioso di far parte di questa società perché il Varese è il Varese e noi in Serie D siamo solo di passaggio”. 

Quanto dovranno aspettare i tifosi per rivedere il Varese nel professionismo?
“Per la prossima stagione ci sono già tanti discorsi a buon punto e per quanto riguarda l’aspetto organizzativo e strutturale direi che stiamo andando benissimo. A livello personale ho investito davvero tanto sotto ogni punto di vista, e la fideiussione per il progetto delle Bustecche rappresenta un passo importante verso il miglioramento della realtà Città di Varese: sarà lo starting point del nostro settore giovanile che sarà per noi di primaria importanza. Costruire un vivaio solido, e ci sono già contatti con allenatori e preparatori anche per organizzare vari camp, è la base per raggiungere la Serie C; a livello di Prima Squadra, poi, investiremo per migliorare un gruppo che, comunque, ritengo già essere molto solido”.

Quanto solido?
“Mister Rossi è già sicuro di essere alla guida di questa squadra anche per la prossima stagione e credo che molti giocatori si stiano guadagnando la riconferma; Califano è un bravissimo ragazzo, che ci mette davvero tanta passione, e a fine stagione ci siederemo ad un tavolo per discutere il futuro. Qualche sbaglio, come abbiamo detto prima, è stato commesso ma non esiste un capro espiatorio: siamo tutti colpevoli e tutti santi. Ripeto che stiamo già lavorando in ottica futura, ma per il momento è nostro dovere concentraci sul guadagnare la salvezza”.

Quando partiranno i lavori alle Bustecche?
“Per quanto riguarda le Bustecche è questione di giorni, e per la prossima stagione saremo pronti al 100%, mentre allo stadio siamo già partiti: la Casa del Custode è pronta per diventare la sede ufficiale della società. Inoltre lavoreremo anche per arrivare ad aprire i distinti, nella speranza che questa maledetta pandemia finisca presto e riporti i tifosi allo stadio. Già dal primo giugno potremo portare qualche tifoso in tribuna e da questo punto di vista saremo avvantaggiati rispetto ad altre squadre perché potranno entrare circa 400 persone, a patto che le normative confermeranno la possibilità di ospitare il 25% della capienza”. 

Parlando di tifosi bisogna riconoscere che l’amore nei confronti di questa squadra è sbocciato pian piano, ma è letteralmente esploso in queste ultime uscite: che emozione è stata incontrarli fuori dallo stadio dopo il derby vinto contro il Legnano?
“Avevo le lacrime agli occhi perché io sono un sentimentale e vedere questo attaccamento non può che farmi commuovere. Quando siamo tornati da Aosta io dovevo andare a Milano ma, non appena ho saputo che i tifosi stavano aspettando i ragazzi fuori dallo stadio, ho preso la macchina e sono corso qui a Varese. Il tifo che c’è qui a Varese non può essere paragonato a nessun altro posto nel Nord Italia e i tifosi, con l’Ossola riaperto, saranno la nostra marcia in più”.

Non solo calcio, ma anche Hockey; dico bene?
“Ho vissuto 22 anni in Repubblica Ceca e là l’hockey è sport nazionale. Mi sono appassionato e grazie ai Mastini ho riscoperto questa passione; peccato per l’eliminazione contro Merano, ma i ragazzi devono essere orgogliosi della stagione che hanno vissuto. Sicuramente l’anno prossimo ci sarà un terreno fertile su cui lavorare e spero che le realtà sportive varesine possano raggiungere insieme un livello sempre più alto”.

Sarebbe a dire?
“Il mio sogno, anche se so di rasentare l’utopia, è quello di portare unità sportiva a Varese perché l’unione fa la forza e una città del genere ha tutte le potenzialità per farlo. Varese ha i numeri, una bella platea, società importanti e merita il massimo in ogni sport, dal calcio al basket passando per l’hockey e il football americano”.

Tornando al calcio, cosa ti aspetti da queste ultime partite?
“Dai miei figli mi aspetto tanto. Non sto esagerando: ho sempre ribadito che il Città di Varese è una famiglia e io considero ogni giocatore come se fosse mio figlio, al punto che tanti di loro mi chiamano addirittura papà. Io li vedo carichi e vogliosi perché le tante critiche ricevute ci hanno fortificato e unito; sono davvero fiducioso per il rush finale”. 

Per concludere, c’è un messaggio da mandare direttamente ai tifosi?
“Ai tifosi chiedo di essere compatti con noi e di fare gruppo perché i ragazzi hanno bisogno di loro. Sia dal vivo sia sul web, perché i giocatori leggono i social, c’è bisogno di una tifoseria unita che aiuti i calciatori a dare il massimo. Ma questi sono discorsi relativi perché siamo a Varese! Il calcio qui si vive e di certo non serve che io dica come viverlo! C’è però una cosa che voglio dire ai tifosi: vi aspettiamo allo stadio!”.