Montespaccato, Monnanni a NC: «Serie D una vetrina. Sarebbe bello centrare i play-off. Illegalità nel calcio? Si potrebbe...»

15.09.2020 16:00 di Marco Pompeo Twitter:    Vedi letture
Montespaccato, Monnanni a NC: «Serie D una vetrina. Sarebbe bello centrare i play-off. Illegalità nel calcio? Si potrebbe...»

La storia del Montespaccato Savoia è nota ormai ai più, ma per chi non la conoscesse è giusto ripassare quella che viene considerata una favola ma che in realtà ci augureremmo tutti fosse la normalità in un paese civile.

Attiva dal 1968, la prima squadra della borgata di Roma ovest solo due anni fa era in mano alla famiglia di Franco Gambacurta, boss della mala romana considerato dalla magistratura tra i meno celebri ma più potenti. Dietro all'amore per il calcio dei Gambacurta in realtà c'era solo l'interesse di riciclare i soldi sporchi (purtroppo una delle piaghe del movimento dilettantistico italiano), proventi dell'attività malavitosa, e mantenere popolarità all'interno del quartiere. Poi l'intervento dello Stato, con i primi arresti ed il sequestro della società di calcio e del campo sportivo.

Qui scatta la molla: la Regione Lazio vuole trasformare in esempio positivo ciò che prima era esempio negativo. Così, le istituzioni regionali si rivolgono all'IPAB Asilo Savoia (le Ipab sono azienda che gestiscono il patrimonio immobiliare dell'Ente e ne impiegano i proventi in progetti a carattere sociale e di beneficenza).

Nasce così il progetto “Talento&Tenacia” che consiste nel dare una chance attraverso lo sport a ragazzi (circa 500 quelli che rimasero orfani del settore giovanile del Montespaccato) che vivono in un contesto socio-economico difficile.

Di lì, non senza intoppi iniziali come la diffidenza degli stessi abitanti del quartiere che temevano ancora il potere dei Gambacurta (clan poi spazzato letteralmente via da una seconda ondata di arresti nel 2019), parte la rinasciata. E tutto funziona. Arriva subito la vittoria del campionato di Promozione e poi, nell'annata del Covid-19, quella a tavolino dell'Eccellenza. Il Montespaccato Savoia è ora in Serie D.

Per parlare di calcio, ma non solo, abbiamo interpellato quello che da tutti è considerato il patron del Montespaccato Savoia (ricordiamo che la società ha un amministratore giudiziario), il presidente dell'IPAB Asilo Savoia, Massimiliano Monnanni.

Il Montespaccato Savoia è l'emblema della legalità nel calcio in questo momento. Diverse stagioni fa un progetto, per certi versi analogo, era portato avanti dal Quarto, club di Eccellenza campana sottratto al clan Polverino. La cosiddetta "squadra anticamorra" che purtroppo fallì nel 2015. Il vostro progetto, insomma, va incontro a tante problematiche...
"Le difficoltà ci sono sempre. A noi ci aiuta, e ci ha aiutato, la sinergia con le istituzioni pubbliche che è stata vincente. Quando si affronta una situazione di sequestro giudiziario, che in questo caso riguarda una società sportiva, che coinvolge nel nostro caso quasi 500 famiglie, è evidente che è molto importante la sinergia pubblica. Noi abbiamo potuto contare sulla messa in rete del Tribunale, della Regione e del Municipio e della nostra istituzione che è una istituzione pubblica ma che ha la fortuna di avere dei fondi che gli derivano dalla gestione oculata del proprio patrimonio e che possono essere utilizzati per una serie di attività di tipo sociale tra cui quella che facciamo a Montespaccato. Quindi, è molto importante la coesione e la sinergia di tutte le istituzioni del territorio. Questa è una precondizione, se manca questo la società sportiva rischia di sentirsi un po' abbandonata e  le persone che vivono in quel quartiere, che per anni hanno assistito a situazioni di illegalità, giustamente diventano diffidenti perché hanno bisogno di essere rassicurate in quelle che sono le affermazioni pubbliche di ripristino della legalità. Quindi, non basta solo l'intervento della magistratura e delle forze dell'ordine. Dopo c'è la necessità di ricostruire un tessuto di relazioni e di ricreare un clima di fiducia che serve alle famiglie per riprendere coraggio e le fanno diventare un elemento attivo di ricostruzione».

Combine Picerno-Bitonto. Un esempio di illegalità all'interno del calcio. Come se ne esce?
«L'illegalità o le pratiche conducono a situazioni al limite tra legalità ed illegalità investono tutti i settori della vita economica e quindi, ovviamente, investe anche il settore sportivo dove possono esserci anche ingenti interessi economici. Lo abbiamo visto negli anni con il fenomeno del calcio-scommesse. Esistono però delle pratiche positive. Noi ad esempio facciamo parte del coordinamento internazionale di società ed associazioni ed identità che promuovono la legalità a tutti i livelli nello sport e nel calcio. Penso che bisogna partire da adempimenti semplici. A livello anche dilettantistico per esempio, quando ci si iscrive ad un campionato basterebbe che la federazione chiedesse di allegare anche copia di un bilancio o di un rendiconto, a seconda della natura giuridica ovviamente, e che questi fossero pubblicati sul sito della federazione o dei vari comitati regionali, in modo che ogni tesserato, ogni società, possa vedere entrate ed uscite di una società sportiva e magari confrontarle con le operazioni di ingaggio e le spese che queste società sostengono. La trasparenza, insomma, è un aspetto importante a qualunque livello dei club dilettantistici. Poi c'è l'altro tema delle sponsorizzazioni, ma questa è un tema legato alla vigilanza che spetta alle autorità competenti».

Torniamo al rettangolo verde. Dopo le precedenti belle stagioni, qual è l'obiettivo del Montespaccato Savoia quest'anno?
«Noi siamo andati in Serie D in maniera inaspettata perché il campionato non si era concluso. Non avevamo questo obiettivo, almeno all'inizio. Poi, certo, quando ci siamo trovati primi in classifica, è ovvio che la squadra ed il mister lo hanno messo in conto. All'inizio non era assolutamente un nostro obiettivo. Per quest'anno speriamo di dare ancor più visibilità al nostro progetto perché per noi la Serie D è una vetrina per far parlare di quello che c'è dietro alla stessa. Non solo quello che succede in campo ma soprattutto quello che succede fuori dal campo. Ieri per esempio noi abbiamo fatto una bellissima iniziativa al campo con i bambini della scuola calcio ed il centro sociale anziani per raccontare come era una volta il quartiere di Montespaccato e trasmettere questa identità ai bambini della scuola calcio. Con l'occasione abbiamo messo a disposizione del centro sociale anziani il nostro macchinario per i test seriologici effettuando gratuitamente i test ai soci del csa per consentire loro di riaprire prima del previsto visto che i centri sociali per anziani sono chiusi ormai da cinque mesi. Quindi immaginiamo persone anziane e sole che non hanno un luogo per poter passare qualche ora in allegria. Questa è una cosa per esempio che se ne parla perché magari viene fuori a latere di una partita. Noi utilizziamo molto i risultati sportivi per veicolare queste notizie che sono meno notiziabili diciamo. Ecco l'obiettivo che noi ci proponiamo sportivamente è quello di una metà classifica, sarebbe bello entrare nei play-off».

Riapertura stadi, riallacciamoci all'importanza della socialità nel mondo del calcio. Qual è la situazione in casa Montespaccato in merito alle presenze al campo sportivo?
«Per noi avere un pubblico è un elemento fondamentale perché è indice che il quartiere è tornato a seguire questa società. L'anno scorso abbiamo avuto anche fino a mille spettatori in una partita di cartello. Ci siamo fatti i conti, con l'attuale protocollo anti-covid noi potremmo accogliere al massimo centocinquanta persone. Per ovviare a questa problematiche, abbiamo fatto una convenzione grazie alla quale chi non potrà assistere allo stadio alle partite potrà farlo dalla televisione con un sistema di telecamere in diretta e dei codici per accedere a questa sorta di circuito chiuso. Si tratta comunque di un paliativo, la socialità dello sport si vive soprattutto in campo. Speriamo si risolva presto questo problema sanitario e che si possa tornare a vedere mille, mille e cinquecento persone al campo».

Annullare la Coppa Italia di Serie D è stata una scelta giusta?
«Non so i motivi esatti che hanno portato a questa scelta ma credo sia stato un atto di prudenza. Considerando la situazione, la corposità di diversi gironi, forse è una scelta saggia. Dovesse peggiorare l'attuale emergenza sanitaria, dovessero saltare delle partite ci saranno maggiori possibilità di finestre temporali per recuperarle. L'imporante è che vada avanti il campionato, soprattutto lo dico per i ragazzi che si stanno allenando ormai dal 27 luglio».

Gironi di Serie D, la vostra preferenza?
«Abbiamo una nostra preferenza e l'abbiamo anche esplicitata al dipartimento interregionale. Noi siamo al nord di Roma ed abbiamo richiesto di partecipare al raggruppamento umbro-toscano. Questa è stata la nostra richiesta ma non so se sarà accolta. Lo vedremo presto credo. Si tratta di una scelta legata sia alla logistica che ai costi, le trasferte in Sardegna sono impegnative per quanto riguarda le spese. Poi, credo che noi, dopo le due di Viterbo, credo siamo la squadra più a nord».

Domanda banale in chiusura. Il calciomercato del Montespaccato è chiuso?
«Noi abbiamo già una rosa ampia di ventisette ragazzi, compresi alcuni giovani che arrivano dal nostro settore giovanile, che è stata scelta dal nostro mister. Potrebbe esserci forse l'innesto di qualche 2002 ma diciamo che la rosa è questa e tale resterà».