Il diesse De Santis: "La Cava? Dispiaciuto, l'avevo preso io. Mercato? Dopo il portiere solo in uscita"

 di Marco Pompeo Twitter:   articolo letto 1912 volte
Il diesse De Santis: "La Cava? Dispiaciuto, l'avevo preso io. Mercato? Dopo il portiere solo in uscita"

Dopo le parole di un amareggiato Sergio La Cava, la redazione di NotiziarioCalcio.com ha ascoltato il direttore sportivo del Barletta, Vincenzo De Santis che ci spiega le ragioni di un divorzio arrivato all’alba dell’inizio del campionato di Eccellenza pugliese.

Allora direttore, avrà letto le dichiarazioni di La Cava. Cosa pensa?
“Ognuno giustamente reclama la propria ragione. Le scelte però vanno accettate quando vengono fatte, nel bene e nel male. Ovviamente a noi dispiace. Soprattutto a me dispiace perché a Barletta di La Cava non si parlava neanche se non per il sottoscritto, inoltre io ho un rapporto col mister che va al di là del calcio. L’ho voluto e l’ho preso io avendo avuto già un’esperienza con lui. Gli ho dato la possibilità di allenare in una grande piazza ed un’ottima squadra. Chiaro che poi ci sono state delle incomprensioni, dei modi di vedere diversi, vuoi anche per un dato di età anagrafica differente. Il calcio si evolve, va avanti e probabilmente il mister è rimasto un po’ indietro su quelle che sono le logiche calcistiche attuali. Solo per quello, la persona è rispettabilissima. Purtroppo non si possono fare scelte di cuore nel calcio ma si deve ragionare per obiettivi e secondo me questa cosa prima o poi sarebbe accaduta e noi abbiamo voluto porre rimedio prima. Come si suol dire prevenire è meglio che curare anche perché come società avremmo potuto perdere del tempo. L’ago della bilancia è stato il discorso sull’utilizzo degli under. Forse ha ragione La Cava quando dice che non sono pronti ma se lo fossero stati non avrebbero giocato in Eccellenza. Con i giovani bisogna avere pazienza, indottrinarli, dargli fiducia, bisogna dirgli cosa devono fare altrimenti non migliorano da soli”.

In un certo senso lei allora si assume anche la responsabilità di una scelta sbagliata?
“Certo, fa parte del mio ruolo di direttore sportivo. Mi assumo totalmente la responsabilità di quanto fatto all’inizio ed ora. Ovviamente sono scelte condivise, ma è una scelta, ribadisco, di cui mi assumo la responsabilità. Nel mondo del calcio ci sono delle scelte da fare, poi possiamo anche sbagliare e si può verificare il contrario di quanto ci si aspetti ma il nostro pensiero è questo. Condivisibile o meno è una scelta che abbiamo deciso di fare”.

Ha detto di aver scelto inizialmente La Cava perché ci aveva già lavorato. Viene da domandare cosa sia cambiato…
“Quello che mi aveva colpito era la sua persona. Sotto il profilo umano è una persona rispettabilissima, sotto il profilo tecnico ha le sue idee che sono anche apprezzabili ma che non si sposano con il modus operandi di questa società. Chiaro che l’ho trovato cambiato, lui era un grande motivatore. Una persona che trascinava gli ambienti. L’ho trovato un po’ più tranquillo, un po’ più dimesso. Troppe volte ha chiesto ai giocatori cosa ne pensassero, chi ha le idee chiare ce le ha punto e basta. Non devono essere i giocatori a dire cosa pensano o non pensano. Un allenatore deve tenere il polso dello spogliatoio. In questo momento ha adottato una linea che secondo me non andava bene. Anche perché i giocatori, bravi per quanto possano essere, sono tutti particolari e vanno presi con le pinze”.

Facciamo un passo avanti, direzione campionato. Cosa si aspetta dalla squadra?
“Mi aspetto che faccia il Barletta, non può fare altrimenti. Siamo una squadra importante, ovviamente non giochiamo da soli, ci sono anche gli avversari, ci sono squadre attrezzatissime. È un campionato duro. Mi aspetto il massimo impegno in ogni partita, su ogni contrasto ed ogni giocata. Dobbiamo fare il Barletta ma non dimenticando che siamo in Eccellenza”.

Pensa che il cambio in panchina possa incidere, almeno nell’immediato, sui risultati?
“I risultati sin qui ottenuti non sono stati disastrosi. Abbiamo perso una gara col Corato ed una col Manfredonia giovedì scorso. Non è che abbiamo fatto chissà quali danni. È che questa squadra poteva fare e deve fare molto di più. Però, ripeto, il campionato di Eccellenza, come tanti altri, impone l’utilizzo degli under obbligatoriamente. Se noi facciamo le amichevoli e non utilizziamo gli under, oppure quando lo facciamo li utilizziamo nei ruoli sbagliati. Ancora, quando per vincere un’amichevole restiamo con un solo under in campo questo non va bene. Non va bene perché poi si arriva con una confusione totale in testa. I ragazzi stesso hanno perso la fiducia. Mentalmente questi ragazzini vanno aiutati, sostenuti. Ritengo anche siano under importanti per la categoria perché qualcuno ha giocato in Serie D, qualcun altro ha una trentina di presenze in Eccellenza e sono tutti ragazzi bravi per il campionato in cui giochiamo. Se il mister si aspettava di trovare under che avessero già giocato quaranta partite in Serie D o Lega Pro, questo è un altro paio di maniche”.  

Visto il periodo s’impone una chiosa sul calciomercato. Lei negli ultimi giorni ha parlato dell’arrivo di un portiere. Sarà l'ultimo rinforzo dal calciomercato o sono previsti ulteriori sforzi?
“Credo di no. L’ultimo reparto che dobbiamo sistemare e che ci ha dato poche garanzie rispetto alle attese è quello dei portieri. Sarà migliorato solo quello. Per il resto siamo anche in troppi. Oggi abbiamo dato un ’97 in prestito al Molfetta e probabilmente faremo qualche altra operazione in uscita”.