L'Eccellenza campana non è un campionato per ragazzini. È una trincea. È un torneo fatto di piazze caldissime, pressioni che in Serie A se le sognano, campi in terra battuta (quando va male) e "marpioni" pronti a farti saltare le caviglie se tieni la palla un secondo di troppo. Sopravvivere qui, a meno di vent'anni, significa avere gli attributi. Dominare, invece, significa essere dei predestinati.

Se oggi la Puteolana guarda tutti dall'alto verso il basso nel Girone A, gran parte del merito transita dai piedi di un ragazzo nato nel 2007. Si chiama Matteo De Vivo. E la sua storia è il manifesto perfetto di tutto ciò che di bello – e di terribilmente sbagliato – c'è nel sistema scouting del calcio italiano.

Oggi i taccuini dei direttori sportivi di Serie C si stanno riempiendo col suo nome. "Scoperta clamorosa", sussurrano gli addetti ai lavori guardandolo dettare i tempi e segnare (già due le reti tra coppa e campionato) con la maglia granata di Pozzuoli. Ma la vera domanda, quella scomoda, è un'altra: dove diamine erano i club professionistici negli ultimi tre anni?

Perché De Vivo non è sbocciato all'improvviso in un piovoso giovedì di ottobre. La sua è una gavetta cruda e reale, lontana dai campi in erba sintetica perfetta delle accademie di Serie A. Cresciuto nel vivaio del Monterusciello, ha dovuto affrontare il battesimo del fuoco giovanissimo al Montecalcio. Una stagione, la 2024/2025, che avrebbe stroncato psicologicamente molti coetanei: un infortunio severo, mesi lontano dal campo, il rischio di finire nel dimenticatoio prima ancora di cominciare.

Invece di perdersi, Matteo si è forgiato. È ripartito dalla Boys Caivanese, e lì ha suonato la sinfonia della rinascita: tre gol, prestazioni da veterano, il trascinamento della squadra ai playoff e la chiamata – sacrosanta – nella Rappresentativa Nazionale Dilettanti Under 19 (ben quattro convocazioni).

Eppure, nonostante questo curriculum costruito sulle macerie di un infortunio, i "grandi" del calcio lo hanno snobbato ancora, permettendo alla Puteolana di assicurarsi quello che oggi non è semplicemente un "under" da schierare per obbligo di regolamento, ma la vera e propria chiave di volta tattica della capolista.

Oggi, finalmente, le sirene della Lega Pro hanno iniziato a suonare. Ma la parabola di questo diciannovenne ci insegna qualcosa di profondo: mentre il calcio dei piani alti si lamenta di non avere talenti e va a pescare sconosciuti all'estero, la provincia italiana continua a forgiare uomini veri nel fango dell'Eccellenza.

De Vivo è pronto per il salto di categoria, su questo non ci piove. Ma il suo percorso resta una splendida lezione di resilienza: se il talento è puro, prima o poi brilla. Anche se chi dovrebbe guardare, spesso, si accorge di te in colpevole ritardo.

Sezione: Calciomercato / Data: Ven 16 ottobre 2026 alle 10:00
Autore: Maria Lopez
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