Rompe il silenzio Fabio Baraldi, presidente dell'Angri 1927, che attraverso un video messaggio ha voluto ricostruire nel dettaglio la cronologia degli eventi legati alla querelle sull'utilizzo dello stadio Novi, al centro nelle ultime settimane di un acceso dibattito nella comunità angrese.
Il numero uno del club campano ha preso la parola per fugare ogni dubbio sul proprio operato, precisando di non voler entrare nel merito di questioni che non gli competono e di rispondere unicamente delle proprie scelte e responsabilità nei confronti della società.
Secondo quanto riferito da Baraldi, il passaggio di proprietà del club è avvenuto nei primi giorni di aprile. Fin da subito, riferisce il presidente, i rapporti con i gestori dell'impianto sportivo sarebbero stati improntati alla disponibilità e alla collaborazione.
Circa un mese più tardi, una volta raggiunto l'obiettivo salvezza, le due parti si sarebbero incontrate nuovamente per stabilire le condizioni economiche relative all'utilizzo della struttura per gli allenamenti della prima squadra. In quella occasione la cifra richiesta si sarebbe attestata attorno ai 20mila euro annui.
Trascorso un ulteriore mese, si sarebbe tenuto un nuovo incontro, a cui avrebbero preso parte, oltre allo stesso Baraldi, il tecnico Manna e il signor Battipaglia. In quella sede, secondo la ricostruzione del presidente, lo scenario economico sarebbe mutato sensibilmente: la cifra richiesta per l'utilizzo dello stadio Novi da parte della sola prima squadra sarebbe salita a 40mila euro annui, ai quali si sarebbero dovuti aggiungere gli oneri per lavatrici, magazzino e pulizie, interamente a carico del club. L'importo, viene precisato, non avrebbe riguardato la formazione Under 19.
Da qui sarebbe nato un confronto tra le parti, al termine del quale, secondo quanto raccontato da Baraldi, sarebbe stato raccomandato alla società di non rendere pubbliche le ragioni della disputa, per timore da parte dei gestori di nuove critiche da parte della cittadinanza. "Come dar loro torto?", si è chiesto il presidente nel suo intervento, sottolineando come fino ad oggi la vicenda non fosse mai stata resa pubblica.
A seguito di tale confronto, la società avrebbe deciso di trasferire gli allenamenti presso la struttura di Sant'Egidio.
Il nodo del nulla osta e il caso Pomigliano
Il racconto prosegue con un ulteriore passaggio di un mese, quando, in vista dell'iscrizione al campionato, si sarebbe reso necessario ottenere dai gestori il nulla osta per l'utilizzo dello stadio Novi in occasione delle partite casalinghe. Contattati nuovamente, i gestori avrebbero comunicato la necessità di compilare un modulo contenente la matricola della società, condizione indispensabile per il rilascio del documento. Il presidente ha dichiarato di aver ottemperato a tale richiesta.
Il giorno successivo sarebbe stata diffusa la notizia relativa al titolo sportivo del Pomigliano, vicenda che nel giro di pochi giorni si sarebbe trasformata in un caso mediatico, spingendo lo stesso Baraldi a intervenire pubblicamente cinque giorni dopo per chiarire la posizione della società.
Nel suo intervento, Baraldi ha lasciato spazio anche a considerazioni più personali sulla gestione della vicenda, dichiarando: «Lascio ai posteri l'ardua sentenza».
Il presidente ha poi messo in discussione la lettura secondo cui le precedenti gestioni non fossero nelle condizioni economiche di sostenere l'affitto dell'impianto, osservando come sia «troppo semplice attribuire sempre le responsabilità a chi ha ricoperto in passato la guida della società, senza mai interrogarsi sui propri atteggiamenti e comportamenti e senza riconoscere eventuali responsabilità».
A questo proposito ha aggiunto: «Il mio esame di coscienza l'ho fatto. Attendo che anche altri abbiano la volontà e il coraggio di fare altrettanto».
Baraldi ha inoltre rivendicato il proprio impegno nei confronti del club, affermando di non aver «mai ricevuto nulla da nessuno», fatta eccezione per il sostegno di poche persone che ha voluto ringraziare pubblicamente. Il presidente ha reso noto di essere ancora in attesa di una risposta, da parte dei gestori dell'impianto, a una mail inviata il 19 giugno alle ore 12:27.
Nel corso del suo intervento, il presidente ha voluto chiarire di non avere alcuna intenzione di sostituire l'attuale gestione dello stadio, ribadendo però la volontà di pretendere il rispetto degli obblighi e delle responsabilità che derivano dall'affidamento di un bene pubblico a un soggetto privato. Un impianto che, ha sottolineato, rappresenta un patrimonio dell'intera comunità, all'interno del quale, ha affermato, «l'unico vero spettacolo sportivo lo portiamo in scena noi».
Il presidente ha inoltre precisato che nessuno può sostituirsi a lui nelle decisioni riguardanti il club, rivendicando la correttezza del proprio operato e negando di aver mai esercitato pressioni o minacce nei confronti di consiglieri comunali, amministratori o rappresentanti istituzionali, a differenza – ha osservato – di quanto sarebbe accaduto pubblicamente alcune settimane fa.
Su questo fronte, Baraldi ha adottato toni fermi, annunciando che qualsiasi atto intimidatorio o comportamento volto a condizionare l'attività societaria sarà segnalato alle autorità competenti, e che in presenza di situazioni percepite come pericolose la società non esiterà ad agire anche in via preventiva, attraverso gli strumenti previsti dalla legge, per tutelare dirigenti e collaboratori.
Il presidente ha chiuso il suo intervento con un appello alla distensione, dichiarando: «Non cerchiamo scontri e non abbiamo interesse ad alimentare polemiche. Chiediamo rispetto. Lo stesso rispetto che abbiamo sempre garantito agli altri e che continueremo a garantire a chiunque operi con trasparenza, correttezza e nell'interesse della comunità».
Baraldi ha infine ribadito la propria intenzione di continuare a difendere l'U.S. Angri 1927, definendo il club una realtà che rappresenta «quasi cento anni di storia, passione e appartenenza», e assicurando di voler proseguire il proprio impegno assumendosi in prima persona le relative responsabilità.
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