Montecchio, Artich dice addio: "Se avessi avuto più pazienza alla Reggiana... Che ricordi col Catania"

Eccellenza Emilia Romagna
03.05.2019 06:30 di Ermanno Marino   Vedi letture
Montecchio, Artich dice addio: "Se avessi avuto più pazienza alla Reggiana... Che ricordi col Catania"

Friulano di origine e campeginese d’adozione, Andrea Artich ha saputo diventare un vero emblema dello sport reggiano: ora, il percorso del navigato portiere sta per giungere al capolinea.

Domenica, il suo Montecchio chiuderà l’annata sul campo della Fidentina: sarà anche l’ultima occasione in cui si potrà vedere Artich all’opera. «In questi giorni sto accusando una fastidiosa indisposizione, e quindi non partirò titolare - commenta il diretto interessato -. Tuttavia, scenderò in campo nei minuti finali: ci tengo, anche perché al “Ballotta” di Fidenza ho scritto alcune tra le mie pagine più belle ». Una carriera, quella di Artich, che all'inizio si è articolata in ambito professionistico: nato ad Aviano (Pordenone) nel 1979, tra il ’98 e il 2003 ha vestito le casacche di Reggiana, Catania e Brescello. A seguire, il passaggio tra i dilettanti: prima al Viadana, poi 8 stagioni nelle file della Meletolese. Terminato il lungo periodo in gialloblù, il titolato estremo difensore ha quindi difeso la porta di Lentigione, Fidenza, Axys, Terme Monticelli e infine Montecchio.

Quali sono state le maggiori soddisfazioni della sua traiettoria calcistica?
«Innanzitutto l’esperienza in B con la Reggiana, molto gratificante e formativa: peraltro in granata ho anche respirato l'aria del massimo campionato, collezionando alcune panchine in serie A. Poi non dimenticherò mai il mio esordio da titolare nel Catania, in C1: si trattava addirittura del derby col Palermo, che terminò 0-0. Grandi ricordi pure a Meletole, dove abbiamo conquistato un’ascesa in serie D davvero storica per la piccola frazione castelnovese: tutto ciò senza dimenticare il Montecchio, con cui ho disputato la Promozione dall'agosto 2017 in avanti».

Ha qualche rimpianto per non essere rimasto più a lungo tra i professionisti?
«Nel 2002 ho lasciato la Reggiana in anticipo, a causa di alcune divergenze di vedute con la dirigenza di allora. Se in quell’occasione avessi avuto più pazienza, forse avrei accumulato una maggiore permanenza nell’ambito dei campionati di B e C».

Perché ha deciso di smettere?
«Il fisico reggerebbe ancora, ma ho voluto evitare il rischio di rimediare eventuali figuracce legate all'età che avanza: meglio ritirarsi in gloria».

Domenica scorsa il Montecchio le ha organizzato una grande festa: se l'aspettava?
«È stata una totale sorpresa: tutto si è svolto al “Notari”, subito dopo la nostra vittoria contro il Castellana Fontana. Ringrazio moltissimo il club giallorosso e anche mia moglie Irene, che ha lavorato molto dietro le quinte. Un ulteriore grazie a Mauro Allodi, che mi ha allenato nelle ultime quattro stagioni prima a Monticelli e poi a Montecchio».

Qual è il futuro di Andrea Artich nel mondo del calcio?
«Intanto seguirò mio figlio Tommaso, che ha 15 anni ed è portiere dei Giovanissimi del Viadana: pur essendo così giovane, sta già promettendo bene. Poi in futuro non mi dispiacerebbe lavorare all'interno di una squadra come preparatore dei portieri».