Dieci anni da procuratore, Casilli: "Vi racconto gioie e due grandi delusioni..."

30.05.2020 16:30 di Redazione NotiziarioCalcio.com Twitter:    Vedi letture
Dieci anni da procuratore, Casilli: "Vi racconto gioie e due grandi delusioni..."

L'Agente Maurizio Casilli da dieci anni è uno tra i procuratori più attivi nel panorama calcistico italiano. Il nostro portale, da sempre attento alle dinamiche della serie D, lo cita spesso poiché agente di tantissimi campionato di questa categoria (citiamo, tra gli altri, Ricciardo, Gallon, Crucitti).

Casilli ha sfogliato con notiziariocalcio.com l'album dei ricordi e ci ha rilasciato dichiarazione meritevoli di nota: "Tra i ricordi più piacevoli c'è sicuramente quello legato ad Antonio Di Gaudio. Da una scuola calcio di Palermo, portammo il ragazzo in serie D e da lì è poi partita la sua splendida carriera. Mi piace molto prendere ragazzi in Eccellenza e portarli avanti. Ho accompagnato per intero la carriera di tanti calciatori siciliani; qui c'è una terra ricca di talenti. Questo calcio punta sempre meno sulle scommesse, e non si permette di dare una chance a ragazzi nelle categorie regionali. Io cerco i nuovi Madonia, i nuovi Clemente, i nuovi Di Gaudio. Anche Convitto è una bella pagina: partito dal basso, ora lo vogliono tutti".

"Come non citare, poi" - continua Casilli - "un ragazzo come Madonia, lo ringrazio pubblicamente perché, nel momento in cui mi apprestavo a fare il procuratore, mi ha dato fiducia. Questo grande uomo dovrebbe essere d'esempio per tanti giovani. Ha segnato a San Siro contro l'Inter in Coppa Italia in un Inter-Trapani, la cosa mi mette ancora i brividi".

Ma, in tutti questi anni, ci sarà stata anche qualche delusione. E Casilli ammette: "Non meritavo di ricevere due trattamenti assolutamente negativi. Mi riferisco a Miceli della Sambenedettese e Catteneo del Piacenza, brutto pensare di averli persi. Miceli presi disoccupato a dicembre, nei meandri della serie D, e l'ho portato a giocare ad Olbia, Viterbo, fino a firmare un contratto biennale con la Sambenedettese. Sono stato ferito, lì avevo fatto un grandissimo lavoro. Catteneo l'ho preso da Pordenone, abbiamo fatto un triennale a Brescia; essere stato tradito e "abbandonato" è una ferita che resta in una carriera. I risultati dicono che, senza di me, non si sono migliorati, e questo mi dispiace".