San Tommaso, Savarise a NC: "Su ripresa dei campionati non decidono solo i club"

04.04.2020 17:45 di Stefano Sica   Vedi letture
San Tommaso, Savarise a NC: "Su ripresa dei campionati non decidono solo i club"

Ex golden boy della Primavera del Napoli, con cui ha attraversato l'epopea magica culminata giusto sette anni fa nella finale di Coppa Italia persa con la Juventus, Francesco Savarise è ripartito in estate dal Lavello, club in lotta per il primato nel campionato di Eccellenza lucana. A dicembre il passaggio al San Tommaso, con cui è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante prima della sosta forzata causa emergenza Coronavirus. Del resto, chi ne conosce da vicino le qualità tecniche, sa anche della sua attitudine a ricoprire più ruoli in campo essendo nato calcisticamente come terzino destro fino ad essere impiegato come centrale e in mezzo al campo. Peculiarità che lo rendono ogni estate tra i partecipanti più apprezzati al raduno dell'AIC Equipe Campania. "Ho accettato l'offerta del San Tommaso con entusiasmo, convinto dal progetto e dalla possibilità di riavvicinarmi a casa - confida il giocatore di S. Anastasia ai nostri microfoni -. Diciamo che negli ultimi tempi i nostri risultati sono stati buoni, con nove punti in otto gare, tra cui i prestigiosi pareggi ottenuti con Palermo e Giugliano. L'obiettivo salvezza era alla nostra portata. Da un punto di vista personale, qualche momento difficile inizialmente l'ho vissuto. Poi ho sempre giocato e penso di aver fatto bene".  

Come calciatori, il vostro fronte sembra compatto: tornare a giocare se ci saranno le condizioni di sicurezza necessarie. 

"Noi non avremmo problemi a terminare la stagione anche a luglio. Mi sembra giusto che i verdetti sportivi arrivino dal campo e non in modo artefatto. Poi è chiaro che, dopo un periodo di lunga inattività, cambia anche lo stato psicofisico di squadre che forse non riuscirebbero più a garantire quell'andamento che magari li caratterizzava prima della sosta. Ma giocare mi sembrerebbe la scelta più assennata per una questione di regolarità dei tornei. Che certe società spingano per uno stop definitivo, speculando sull'emergenza Covid-19, lo trovo sbagliato e scorretto. Qui non c'è solo il tentativo maldestro di non riconoscere a noi calciatori le ultime tre mensilità, ma anche quello di insabbiare tutti gli oneri arretrati. Noi siamo lavoratori a tutti gli effetti, ci alleniamo dal martedì al sabato svolgendo anche ritiri, se necessario, e sobbarcandoci trasferte chilometriche che ci costringono a volte a rientrare a casa anche il lunedì mattina. Non credo ci sia molta differenza tra noi e i calciatori professionisti. E sarebbe anche il caso di rivedere certe normative".

Ad esempio?

"Iniziamo a far rispettare qualche scadenza anche ai club di D. A prevedere qualche penalità in caso di inadempimenti. A fare in modo che i calciatori vengano tutelati di più. C'è qualche differenza col mondo professionistico che va accorciata. Fortuna che la nostra Associazione, l'AIC, è sempre presente e sensibile. Per noi fanno tanto e la stessa idea del fondo di solidarietà è un modo per aiutare chi è davvero in difficoltà. In questo senso, mi sento di ringraziare il Referente per l'Italia Meridionale, Antonio Trovato, tra l'altro tra gli artefici dei raduni annuali dell'Equipe Campania". 

In C, per decisione della maggioranza dei club, si va verso lo stop definitivo dei campionati. Ma un accordo coi calciatori è possibile ricorrendo a cassa integrazione e fondo di garanzia.

"Una risorsa, quella della cassa integrazione, a cui tuttavia non possiamo accedere. Rinunciare a qualcosa ci sta, a tutto assolutamente no anche perché non siamo coperti in altri modi. In D, mancando strumenti di garanzia, serve un accordo generale ex novo, per tutti, partendo intanto dal rispetto degli impegni fino a febbraio. Da parte dei calciatori c'è tutta la volontà di arrivare ad un'intesa soddisfacente per noi e per i club". 

Senza contare che un indirizzo risolutivo sul post emergenza, con la relativa ripresa delle attività produttive nel Paese, spetta principalmente al governo politico nazionale.   

"Certo, per quanto mi rendo conto che non è facile gestire una emergenza simile. Tuttavia siamo stati il primo Paese ad adottare misure così rigorose, gli altri ci hanno seguiti a ruota. Poi si potrà discutere sulla tempestività, ma direi che il governo sta agendo bene. Ecco, l'augurio è che l'Italia possa ripartire al più presto in tutte le sue attività trainanti. E tra queste c'è ovviamente il calcio. Solo da determinate direttive potrà scaturire una decisione in tal senso da parte del sistema calcio. Partendo ovviamente da quello che ci auguriamo con tutto il cuore: la certezza che la salute di tutti non venga messa nuovamente a repentaglio".