Il crack finanziario che ha travolto il Mantova Football Club srl continua a essere al centro di un acceso dibattito giudiziario presso il Tribunale cittadino. Durante l'ultima udienza, le testimonianze dell'ex direttore sportivo Elio Signorelli e di un ex dipendente amministrativo hanno gettato nuova luce sulla gestione della società risalente al 2017. Al centro dell'inchiesta per bancarotta figurano cinque esponenti della cosiddetta cordata romana, tra cui l’allora patron Marco Claudio De Sanctis.
Secondo quanto riferito in aula da Signorelli, il quadro trovato al suo arrivo nel gennaio 2017 era a dir poco drammatico, con la squadra fanalino di coda e una situazione interna definita catastrofica. Se dal punto di vista sportivo si riuscì a compiere un vero miracolo centrando la salvezza sul campo, il destino societario era invece già segnato da un buco di circa 2,8 milioni di euro. L'ex Ds ha chiarito come ogni decisione operativa e finanziaria passasse esclusivamente dalle mani del presidente.
Le deposizioni hanno confermato che De Sanctis era l'unico a tenere le redini della borsa, occupandosi personalmente delle trattative per i calciatori e della gestione dei contratti. Anche Paolo Pasolini, impiegato del club tra il 2015 e il 2017, ha ribadito come non avesse alcun incarico amministrativo decisionale, poiché ogni passaggio economico era centralizzato nella figura del patron. È emerso inoltre il ricorso ad agenzie di scouting esterne e accordi per compensi extracontrattuali con alcuni atleti.
La linea difensiva degli imputati punta però il dito verso il passato, cercando di spostare le responsabilità del dissesto sulla precedente gestione bresciana. Secondo questa ricostruzione, i bilanci ereditati non avrebbero rispecchiato la reale entità delle perdite, rendendo vani i successivi tentativi di ripianamento. Sotto la lente d'ingrandimento è finita anche la capitalizzazione dei costi del settore giovanile, che sarebbe stata effettuata senza i requisiti necessari, aggravando ulteriormente il deficit contabile.
La vicenda si arricchisce di dettagli riguardanti anche lavori eseguiti presso lo stadio Martelli da ditte esterne, che avrebbero ottenuto incarichi in subappalto tramite i soci della cordata romana. Queste testimonianze servono a ricostruire la rete di relazioni e flussi monetari che hanno preceduto il fallimento ufficiale, dichiarato nel febbraio del 2018. La complessità delle accuse reciproche tra le diverse proprietà che si sono succedute rende il processo particolarmente intricato.
Il percorso giudiziario è ancora lungo e vedrà nuove tappe fondamentali nei prossimi mesi. Il calendario prevede infatti una nuova sessione il 25 maggio per ascoltare altri testimoni indicati dalla difesa, mentre a novembre sarà il turno dei consulenti tecnici che dovranno analizzare i libri contabili. Solo allora si potrà avere un quadro definitivo sulle colpe del naufragio di una delle realtà calcistiche più seguite della regione, che oggi cerca ancora giustizia per quel fallimento miliardario.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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