Si è spento all'età di 75 anni un tecnico che ha fatto la storia tra i dilettanti e i professionisti della regione Toscana. La sua visione genuina e passionale del pallone ha ispirato intere generazioni, inclusi allenatori come Spalletti e Alvini.
Ci sono nomi, nel calcio di provincia, che non hanno bisogno di presentazioni. Bastava dire "il mister di Vinci" e su tutti i campi della Toscana, dai polverosi terreni di periferia fino agli stadi semiprofessionistici, tutti sapevano di chi si stesse parlando. Oggi, 23 maggio 2026, il pallone toscano si ferma per piangere la scomparsa di Brunero Bianconi, morto all'età di 75 anni.
Un vero e proprio "generale" della panchina, un condottiero di quelli che oggi sono sempre più rari. Sanguigno, schietto, autentico: Bianconi era l'incarnazione di un calcio in cui una stagione si costruiva nello spogliatoio, guardandosi negli occhi, e si difendeva la domenica con il coltello tra i denti. Nato a Vinci il 23 gennaio 1951, aveva legato a doppio filo la sua vita a questo sport, trasformandolo in una vocazione capace di attraversare decenni e lasciare un segno in innumerevoli squadre.
La mappa della sua carriera è un vero e proprio viaggio attraverso la geografia calcistica della Toscana. Da Ponsacco a Cecina, passando per Poggibonsi, Fucecchio, Cascina, Cerretese, Cappiano e Montelupo. Indimenticabili restano le sue parentesi alla guida della Larcianese, che nei primi anni Duemila condusse a uno storico quinto posto in Serie D (record nel 2003), e della Pistoiese, dove nel febbraio 2010 subentrò in corsa a Oliviero Di Stefano in Eccellenza, portando la squadra arancione a centrare la qualificazione ai playoff nazionali. Ma più dei singoli risultati, di Bianconi rimarrà il modo in cui riusciva a plasmare i gruppi, dando sempre loro un'identità precisa e un'anima combattiva.
Mister Bianconi era un maestro non solo di tattica, ma di vita. Pretendeva disciplina, sacrificio e amore per la maglia, ma restituiva fiducia, protezione e grande umanità a ogni singolo giocatore che aveva la fortuna di incrociarlo. Un'impronta talmente profonda, la sua, da aver influenzato in modo evidente persino le filosofie sportive di tecnici che in seguito si sono affermati ai massimi livelli nazionali, come Luciano Spalletti e Massimiliano Alvini.
La notizia della sua scomparsa nella notte ha rapidamente fatto il giro della regione, scatenando un'ondata ininterrotta di messaggi di cordoglio. Società come la Pistoiese lo hanno ricordato con immensa commozione, definendolo "un autentico punto di riferimento per il calcio regionale". E lo stesso ha fatto la sua amata Vinci, orgogliosa di un uomo che aveva legato il cuore ai colori della sua città, prima sul campo e poi dalla panchina.
Con la morte di Brunero Bianconi se ne va una figura di riferimento per un'intera regione. Ci lascia un pezzo di quel calcio ruspante e romantico, in cui la tattica contava, ma mai quanto il carattere e il rispetto per il gioco. Il calcio toscano perde uno dei suoi storici condottieri, ma la sua lezione – su come stare in campo e nella vita – continuerà a correre sulle gambe dei tanti ragazzi che ha cresciuto.
Buon viaggio, mister.
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