Abodi sul caso Acerbi-Juan Jesus: «Spero che chi ha giudicato abbia avuto tutte le informazioni»

28.03.2024 11:00 di Michele Caffarelli   vedi letture
Abodi sul caso Acerbi-Juan Jesus: «Spero che chi ha giudicato abbia avuto tutte le informazioni»

Il ministro per lo Sport e per i Giovani, Andrea Abodi, è intervenuto sul caso che ha visto coinvolti Francesco Acerbi e Juan Jesus durante la partita Inter-Napoli.

"Per come siamo usciti da questa vicenda mi auguro che chi abbia giudicato abbia avuto tutte le informazioni per giudicare e che Acerbi sia in pace con la sua coscienza", ha dichiarato Abodi a margine della firma del protocollo tra Sport e Salute e la Conferenza delle Regioni e Province autonome.

Sulla sentenza del giudice sportivo, Abodi ha precisato: "La sentenza è il frutto delle valutazioni di ciò che è stato riportato. In altre sentenze il dispositivo tecnico non ha avuto bisogno della prova certa per condannare. Non è un caso che in questo io abbia detto che mi auguro che le informazioni messe a disposizione siano state sufficienti per un giudizio".

Riguardo la decisione del Napoli di non aderire più alle iniziative collettive contro il razzismo, il ministro ha commentato: "Comprendo l'amarezza, partendo dal rispetto nei confronti di Juan Jesus, ma ritengo che occorra fare uno sforzo e rimanere tutti insieme per contrastare un fenomeno che non si può combattere se si è disarticolati".

Infine, Abodi ha espresso preoccupazione per la disunione del calcio italiano: "Certamente preoccupa la disarticolazione. Molto spesso si parla di sistema calcistico ma è evidente che un sistema abbia bisogno di armonia, anche nella differenza degli interessi e nella differenza delle posizioni. Quello che manca è la capacità di far emergere l'interesse comune. Un sistema così fallisce. E questo non è soltanto un dato legato ai fallimenti finanziari, ma anche al fallimento della credibilità, della reputazione. Spesso ci si nasconde dietro il fatto che la passione popolare sia inesauribile. Questo non deve essere una copertura rispetto ai problemi, ma un elemento di responsabilizzazione. Nonostante una crisi di questa natura che coinvolge oggettivamente anche il settore arbitrale, la gente va ancora allo stadio: bisogna rispettare questa passione. E questa attenzione non la noto oggettivamente. Altrimenti ci metteremo tutti a disposizione gli uni degli altri per presentarci nella maniera adeguata".