Civitanovese, Spadoni e il vincolo che può sparire: «Altri guai per i club»

Eccellenza Marche
24.11.2020 18:30 di Massimo Poerio   Vedi letture
Fonte: corriere adriatico
Civitanovese, Spadoni e il vincolo che può sparire: «Altri guai per i club»

Questa settimana po­trebbe cadere un muro storico per i dilettanti: quello del vinco­lo sportivo. È la proposta di leg­ge che sta portando avanti il Mi­nistro allo sport Vincenzo Spadafora per una riforma che com­prende anche l'abrogazione di tale vincolo, rimasto solo per i dilettanti per i giovani dai 16 ai 25 anni, mentre per i professio­nisti era caduto già da tempo.

Il provvedimento rischia di grava­re ancora di più sulle società che, già fortemente penalizzate dal Covid, potrebbero veder an­nullati i premi per aver cresciu­to dei giovani nel caso al 30 giu­gno di ogni anno, alla scadenza del tesseramento, siano liberi di accasarsi altrove. Finora l’osta­colo veniva aggirato all'atto del tesseramento con la sottoscri­zione dello “svincolo per accor­do ” ra calciatore e società, co­nosciuto meglio con l’articolo 198 Noif. Da alcune voci circola­te in questi giorni, dovrebbe es­sere contemplato un premio di formazione, ma al momento si va per ipotesi non essendoci una bozza di testo da consulta­re. Ma già questo basta per allar­mare chi investe nei settori gio­vanili.

«È una cosa di cui si parla da tan­tissimo tempo visto che a livello europeo l’Italia è uno dei paesi che conserva ancora quel vinco­lo sportivo che altrove non c’è» rivela Giulio Spadoni direttore sportivo della Civitanovese, ol­tre che dirigente di lungo corso, il quale conserva dei dubbi sulla «tempistica che non mi pare il massimo perché le società ades­so sono alle prese con problemi seri e se gli vai a parlare di una perdita patrimoniale è normale che non ci stanno».

Spadoni ag­giunge: «Secondo me bisogna trovare una formula equilibrata perché da una parte potrebbe essere giusto che non ci siano vincoli fino a 25 anni in quanto soprattutto nelle categorie mi­nori un calciatore potrebbe ave­re motivazioni di lavoro, oppure per spostarsi, per continuare a praticare calcio. Da un altro lato va però tutelato il lavoro dei set­tori giovanili perché è chiaro che chi investe soldi - la Civita­novese è una di queste ma non l’unica - se dovesse capitare di avere un giocatore di valore, co­sa che non capita tutti i giorni, è anche giusto che debba avere un tornaconto dopo averci mes­so risorse, tempo, allenatori e quant’altro. Anche perché i re­golamenti ci sono, le cifre sono già stabilite con i premi prepara­zione, ci sono con i parametri nel caso da contratto da profes­sionista. Venisse meno questo in molti potrebbero rinunciare ad investire sui giovani».