Samake a NC: «Tante bugie sul mio conto. Ho preso 9 mila euro in due anni e mezzo...»

22.06.2022 11:33 di Redazione NotiziarioCalcio.com Twitter:    vedi letture
Samake a NC: «Tante bugie sul mio conto. Ho preso 9 mila euro in due anni e mezzo...»

Dopo l'intervista al suo ex procuratore (CLICCA QUI) ed all'intermediario che l'ha portato ad Arezzo (CLICCA QUI), è arrivato il momento di dare la parola a Boubacar Samake, attaccante classe 1999, al centro di qualche polemica negli ultimi giorni.

Ai microfoni di notiziariocalcio.com, il 23enne africano ha dato la sua versione dei fatti: «Sono state dette tante bugie sul mio conto, non mi aspettavo queste cattiverie. So che Stefano Squitieri ha detto quelle parole per farmi del male, ma ora voglio dire le cose come stanno. Quando sono arrivato in Italia non sapevo nulla; loro mi hanno detto che mi volevano aiutare per farmi fare carriera, io ho firmato per due anni con l'agenzia di Stefano e Valentino, ma non è stato di certo rose e fiori. Io mi sono totalmente affidato a loro, le ritenevo delle persone buone che volevano il mio bene, non parlavo mai e ho fatto tutto quello che volevano loro».

Samake parte dai primi tempi: «Quando abbiamo vinto il campionato a San Tommaso, non mi hanno dato nulla fino a dicembre, solo i 400 euro di inizio anno; io mi sono sentito con mister Messina ed ho deciso di seguirlo a Cervinara. Dicono che ho fatto malissimo in sere D, eppure il mister non voleva farmi andar via. Mi hanno portato ad Ariano Irpino, volevano darmi 700 euro, mi hanno detto che c'erano determinate condizioni, poi sono andato lì e le cose erano diverse. In seguito sono finito a Roccella, pur consci delle difficoltà, a 400 euro al mese, che poi in totale ho preso questa cifra soltanto per un mese; per me andava tutto bene, io volevo soltanto giocare. Dopo le primissime gare c'erano altre squadre che mi offrivano più soldi, tra cui il Paternò, ma dopo che ne parlavo con loro (i due agenti, ndr) decidevano di non spostarmi. Dopo aver fatto bene a Roccella volevano mandarmi ad Angri, ma perché sarei dovuto andare in Eccellenza due mesi per 1000 euro quando stavo facendo bene in serie D? Mi hanno detto che stavano facendo un progetto con loro (l'Angri, ndr), ma ho preferito restare a Roccella: loro mi hanno risposto che ci dovevo pensare bene poiché c'erano problemi economici in Calabria, ma allora perché mi avevano mandato lì?».

Sulla questione residente: «La comunità mi ha mandato via perché avevo deciso di giocare a calcio, ma ne ero consapevole. Ne ho parlato con Stefano e Valentino, avevo un amico nelle stesse condizioni a Milano; io ho chiesto loro di trovarmi una sistemazione che avrei pagato io e Stefano mi rispose che, dopo la fine dell'avventura a Roccella, avrei dovuto trovare una squadra che mi dava anche una casa. Quando ho siglato il 5° gol al Roccella, Stefano mi ha chiamato dicendomi "Complimenti, ora fai parte della famiglia, vieni a vivere con noi". Loro non mi hanno adottato, sono stato lì per un mese per cercare una nuova casa; quando stavo da loro mi hanno chiamato tante squadre, tanti procuratori, ma io ho sempre girato il loro contatto».

Samake, inoltre, racconta che altri suoi colleghi calciatori avrebbero avuto dei problemi con gli stessi agenti: «A Roccella ero con un amico, Sidibe, gli ho consigliato loro come procuratori: vi dico solo che non mi risponde più al telefono e non risponde neanche più a loro. Non è stato l'unico caso, ho consigliato loro anche ad altri amici; c'è chi ha preso soltanto 100 euro, mentre Stefano e Valentino hanno preso i soldi della procura, ed è "scappato" in Francia».

Poi si passa a periodi più recenti, dall'estate 2021: «Mi volevano tante squadra, c'era la Gelbison, io volevo andarci, mentre loro mi hanno mandato ad Aversa; dopo i gol al Roccella avevo tante richieste ma chiedevo sempre di passare da loro. Hanno parlato loro col direttore dell'Aversa, io avevo detto ai miei agenti che per meno di 1500 euro non firmavo e loro hanno chiuso a 1000 euro con vitto e alloggio: per me non era corretto, ma ho accettato a malincuore. Ho chiesto un anticipo, ma non me l'hanno dato: non ho mai preso un anticipo quando stavo con loro, pensavano esclusivamente ai loro soldi di procura».

Si passa, poi, al racconto dell'esperienza ad Aversa: «Stefano nell'intervista a voi rilasciata ha detto che il padre alle 5.30 mi accompagnava tutti i giorni a prendere il treno, ma io solo due volte mi sono allenato la mattina, tra l'altro partivo alle 7, non alle 5.30. Qualche volte al ritorno mi è venuto a prendere Stefano, ma tante altre volte prendevo il taxi, tanto che avevo praticamente speso così i miei soldi. A un certo punto, però, il presidente mi ha portato in albergo, ero l'unico che aveva quelle condizioni ma, proprio in quel momento, gli agenti mi hanno chiesto di tornare a casa. Ad Aversa mi hanno detto che mi stavano chiamando (gli agenti, ndr) perché non avevano preso i soldi della procura. A quel punto ho spiegato a Stefano che lì mi trovavo bene, mi volevano tutti, non volevo andar via. Alla fine, però, ho dovuto cedere, perché senza la sua residenza non potevo firmare il contratto; mi hanno poi proposto di andare al Rotonda, poi una squadra d'Eccellenza importante, ma io non volevo scendere di categoria, avevo tante richieste dalla serie D».

L'esperienza a Licata: «Mi è stato proposto, poi, di andare al Licata; per me l'importante era avere un anticipo, perché non avevo più soldi. Il giorno in cui siamo andati a Licata, il presidente disse che mi avrebbero pagato il 30 del mese, ma io avevo bisogno subito dei soldi, mia sorella era gravemente malata. L'anticipo non c'era, quindi 400 euro me li ha anticipati Stefano dai soldi della procura, poi glieli ho restituiti quando mi è arrivato il primo stipendio; mentre il presidente mi anticipò 200 euro, che poi mi ha tolto dal primo stipendio. Tra l'altro, anche in quel caso non ho mai avuto un premio: quando sono stato espulso col Paternò, il presidente mi ha tolto 300 euro dallo stipendio, tanto che io mi arrabbiai e gli dissi che volevo andar via; a quel punto fu lui a propormi un premio per ogni gol che avrei fatto, cosa che mai era stata proposta prima dai miei agenti. A Licata gli agenti mi chiamavano solo quando segnavo, non mi hanno mai chiamato in altre situazioni né tantomeno mi rispondevano, mi richiamavano dopo dieci giorni dalla mia telefonata. A Licata ho preso una casa, ho sempre pagato l'affitto fino ad oggi, Stefano però non voleva che cambiassi residenza».

Sul rapporto con la famiglia di Squitieri: «Ho grande rispetto per la mamma, il padre e il fratello perché mi hanno trattato benissimo, ma Stefano e Valentino no, non si sono comportati bene e a dicembre queste cose gliele ho spiegate. Nonostante ciò, continuavano a non chiamarmi; lo ha fatto 2 settimane prima della fine del campionato. Quando è finita la stagione, gli ho detto che non volevo tornare a casa sua, gli ho spiegato che avevo cambiato casa e residenza; il giorno dopo ha mostrato un interesse che durante l'anno non c'era stato, chiedendomi se mi stessero pagando, se mi servisse qualcosa. Lui sapeva che, finché ero residente da lui, non potevo muovermi, ma ora le cose erano cambiate e lui aveva cambiato atteggiamento. Per il rispetto che avevo della sua famiglia, io volevo continuare con loro, ma dovevano cambiare atteggiamento; mi hanno detto che in questa nuova stagione m'avrebbero fatto guadagnare 2000-2500 euro, secondo loro non avrei trovato nessuno che mi avrebbe pagato 3000 euro al mese. In quel momento ho capito che non potevo continuare così: ho fatto 19 gol nell'ultima stagione, volevo ambire a qualcosa di meglio e già da solo avevo trovato qualcosa. Ho fatto due anni e 5 mesi con loro, ho preso in totale 9000 euro, mai avuto nessun premio, mi mancano ancora dei soldi del Licata; ho avuto la possibilità di andare in club importanti, come la Gelbison, ma hanno rifiutato per interessi loro. Prima di andare ad Arezzo chiamavo spesso Stefano, gli ho spiegato che avevo richieste da loro, Chievo Sona e Nocerina, con tutti i dettagli; gli avevo anche detto che il mercoledì sarei andato ad Arezzo, ma lui voleva che andassi da lui. Gli ho detto che volevo continuare ad avere un rapporto d'amicizia con lui, anche per quello che aveva fatto la sua famiglia con me, ma lavorativamente parlando sentivo l'esigenza di tenere le cose separate».