«Sì, come tutte le sconfitte, soprattutto in una finale, sono sempre dolorose, però bisogna ripartire da qui, da Ascoli, per quello che abbiamo fatto nei playoff».
Il presidente dell’Union Brescia, Giuseppe Pasini, analizza con queste parole il momento della squadra dopo la finale persa. Un bilancio che, nonostante la delusione sportiva, rimane estremamente positivo per quanto costruito durante tutto l’arco della stagione.
«Abbiamo fatto dei grandi playoff. Ci davano tra i quattro semifinalisti come i meno favoriti e alla fine siamo arrivati in finale. Ce la siamo giocata negli ultimi 90 minuti a dimostrazione che non posso che fare un plauso al mister, allo staff e ai ragazzi per quello che hanno fatto in questi playoff, ma anche per quello che hanno fatto durante il campionato».
Sul match specifico contro l’Ascoli, Pasini riconosce i meriti degli avversari, pur evidenziando qualche rammarico per l’approccio alla gara.
«Merito all’Ascoli, oggi sul campo se l’è meritata. Noi forse siamo mancati un po’ di incisività lì davanti, però ripeto, le partite vanno anche così».
Il futuro del club è già delineato, con l’obiettivo di fare un salto di qualità importante per il prossimo anno.
«Ripartiremo cercando ovviamente di fare un grande campionato, senza passare dai playoff; chiaramente vogliamo fare un campionato da protagonista. Ci stiamo piazzando anche con dei progetti che stiamo definendo. Vorrei citarne uno che è molto importante, che è quello del centro sportivo, dove abbiamo raggiunto un accordo con Rigamonti Spa e con i terreni agricoli, per cui sarà un centro sportivo importante per Brescia».
Non solo campo, ma anche nuove ambizioni commerciali per il brand.
«Stiamo lavorando, e la speranza è quella di portare anche l’AV sulle nostre mute, sulle nostre maglie da calcio, già da luglio di quest’anno. Per cui questo è il lavoro che stiamo facendo extra campo».
Pasini sposta poi l’attenzione sull’aspetto sociale e sul legame con la tifoseria, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa contro chi ancora contesta la denominazione del club.
«Non posso che fare un plauso a tutti, a chi ha giocato, a chi non ha giocato e a chi ha lavorato dietro le quinte, creando le condizioni per portare allo stadio più di 40.000 persone durante i playoff, per far ritornare l’orgoglio dei bresciani a vivere ancora il calcio. Io credo che, dopo un anno, questo meriti di essere sottolineato come un obiettivo centrato che non era, oltretutto, scontato».
Il presidente si rivolge poi duramente a una parte della critica.
«Questa è la risposta di una città che ha risposto all’Union Brescia. Prendo l’occasione per dirlo ai microfoni della stampa: se la mettano via quelli che in questo Union Brescia insistono a dire che non è il calcio dei bresciani. Mi riferisco ai 1911, con a capo il signor Pedrini, quando parla di speculazione economica. Io dico: chi è che sta facendo la speculazione? Nessuno di noi; qui dentro c’è gente che ci mette denaro, ci mette sacrifici e ci mette tempo».
Il messaggio finale è perentorio riguardo al futuro del nome della società.
«Se non ci credono, la smettano di rompere le scatole sui social, perché comunque sono una piccola minoranza. Se la mettano via una volta per tutte: questa è la risposta a tutte quelle scemenze che stanno dicendo. E un’altra cosa: il nome non si cambia, perché come io mi chiamo Giuseppe perché i miei genitori mi hanno battezzato Giuseppe, all’anagrafe l’Union Brescia è nato Union Brescia. Per cui non si cambia, si chiamerà sempre Union Brescia».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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