Il calcio italiano continua a essere terra di conquista per gli investitori a stelle e strisce, ma le ambizioni d'oltreoceano finiscono spesso per scontrarsi con i rigidi paletti della nostra burocrazia sportiva. Al centro della scena calcistica ed economica di questi caldissimi primi giorni di giugno c'è Matt Rizzetta. Il fondatore di Underdog Global Partners, attuale presidente del Campobasso e del Napoli Basket, sembra ormai a un passo dal definire l'acquisto della Reggina. Eppure, l'iperattività dell'imprenditore italo-americano solleva interrogativi non di poco conto sulle sue reali strategie a lungo termine.


In riva allo Stretto l'attesa è febbrile. La trattativa tra il gruppo guidato da Rizzetta e l'attuale patron amaranto Antonino Ballarino è entrata in una fase di pre-chiusura, come confermato a più riprese dallo stesso manager newyorkese. La dialettica tra le due parti è speculare: da un lato c'è il silenzio assoluto di Ballarino, che non rilascia dichiarazioni da mesi; dall'altro c'è una comunicazione martellante di Rizzetta che, pur vincolato dai patti di riservatezza, lancia continui messaggi ai tifosi della Reggina tramite i social ("tante motivazioni, nessuna illusione, lavoro in corso ma ancora nulla di ufficiale"). A togliere ogni dubbio sull'esistenza e sullo stato avanzato dell'operazione ci ha pensato un comunicato diramato, curiosamente, proprio dal Campobasso, che ha ufficializzato i contatti in corso per l'acquisizione del club calabrese.

Ma l'orizzonte di Rizzetta non si ferma alla Serie D e all'Appennino molisano. Negli ultimi giorni il mondo del calcio è stato scosso da un'indiscrezione clamorosa: un consorzio statunitense capeggiato proprio da Rizzetta ha presentato una maxi-offerta da ben 2 miliardi di euro ad Aurelio De Laurentiis per rilevare il Napoli. Una cifra monstre che il patron azzurro ha prontamente rispedito al mittente, confermando la sua ferma intenzione di non cedere la società. Pur incassando il rifiuto, la mossa testimonia l'incredibile potenza di fuoco del fondo di Rizzetta e le altissime ambizioni della sua "Underdog", che continua a non voler mollare la presa sul club partenopeo a dispetto del no ricevuto.

Tuttavia, tra i sogni di gloria e la dura realtà si frappone un ostacolo normativo insormontabile. Il nodo cruciale è quello delle multiproprietà, che la Federcalcio ha deciso di abolire totalmente dal calcio italiano a partire dalla stagione 2028-2029 (con il divieto di possedere più club professionistici e dilettantistici).

Rizzetta oggi guida un Campobasso appena iscritto al prossimo campionato di Serie C (e le cui quote di iscrizione sono state prontamente garantite), ma si appresta a prelevare la Reggina in Serie D. Ed è qui che sorgono i dubbi più pesanti. Acquisire la società calabrese oggi significa implicitamente scontrarsi con una bomba a orologeria dal punto di vista regolamentare. Quale sarà il destino di queste piazze da qui a un paio di stagioni?

Nel caso in cui Rizzetta centrasse l'obiettivo di riportare in tempi brevi la Reggina nel calcio professionistico, come si comporterebbe di fronte alla prospettiva di dover vendere obbligatoriamente uno dei due club? Il presidente ha provato a rassicurare l'ambiente rossoblù con post social ("Campobasso stai tranquillissima") e comunicati che ribadiscono un impegno "totale e prioritario" verso il Molise. Ma la matematica e le normative non lasciano scampo: il conto alla rovescia verso il 2028 è iniziato e, prima o poi, qualore l'acquisto della Reggina andasse in porto, una delle due storiche piazze dovrà inevitabilmente essere sacrificata o ceduta a nuovi compratori.

Il modus operandi di Rizzetta assomiglia a una frenetica partita a scacchi su più tavoli: si punta forte su Reggio, si tenta l'assalto a Napoli e si getta acqua sul fuoco a Campobasso. Resta da capire quale sarà la mossa finale prima che la clessidra della FIGC sancisca la fine dei giochi. 

Sezione: Serie D / Data: Mer 03 giugno 2026 alle 07:30
Autore: Anna Laura Giannini
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