Una fotografia scattata domenica scorsa nell'hospitality dello stadio Baracca di Mestre ha riacceso un dibattito mai completamente sopito nel mondo della Serie D. L'immagine, diffusa attraverso i canali social, immortalava Stefano Serena, presidente del Mestre, e Vincenzo Zanutta, patron del Cjarlins Muzane, durante l'intervallo dell'incontro che vedeva le due squadre, entrambe terze forze del girone, fronteggiarsi sul campo. Ma più che il risultato della partita, è stata l'occasione per riportare al centro dell'attenzione una questione strutturale che affligge la quarta serie nazionale: l'attuale formula dei playoff.
Il sodalizio mestrino ha colto l'opportunità per rendere esplicita la propria posizione attraverso un comunicato pubblicato sui social: «Un sistema che va adeguato sotto vari aspetti - così il post - non ultimo quello relativo alla formula che attualmente prevede un'unica possibilità di promozione. E che conseguentemente vede il rischio di una perdita di interesse, legato alla competizione e agli obiettivi, già a metà campionato».
La questione è chiara e riguarda l'anomalia della Serie D rispetto alle altre categorie del calcio italiano: soltanto la squadra vincitrice del campionato ottiene la promozione diretta in Serie C, mentre i playoff, pur essendo disputati, non garantiscono alcun accesso alla categoria superiore. Una formula che, in annate dominate da una sola compagine, rischia di svuotare di significato l'intera competizione per tutte le altre formazioni coinvolte.
«Rischiamo di essere le comparse di un teatro privo di obiettivi - dichiara senza tanti giri di parole il presidente Serena - che rischia di trasformarsi in un compiacimento fine a sé stesso che non ha molta logica. Ecco, la logica invece dovrebbe essere sempre quella di premiare il risultato rendendo stimolante un campionato che è già di per sé molto impegnativo sotto tutti i punti di vista, organizzativi ed economici. E quindi, sarebbe giusto, come in tutte le altre categorie, premiare la squadra che vince i playoff rendendo più interessante tutto il campionato. Dare un senso, dare un obiettivo ai playoff stimolerebbe le squadre a combattere fino all'ultima giornata, con un effetto volano in termini di spettacolo, di investimenti infrastrutturali e di stimoli sportivi, un effetto di cui beneficerebbe tutto il movimento».
Le parole del numero uno del Mestre pongono l'accento su un aspetto fondamentale: quando una squadra - come quest'anno sembra essere il Treviso - domina il campionato con un vantaggio considerevole, tutte le altre società rischiano di perdere motivazione e prospettive già a metà stagione, con conseguenze negative non solo sul piano sportivo ma anche su quello economico e organizzativo.
La critica alla formula attuale non proviene soltanto da Serena e Zanutta. Anche Ivano Boscolo Bielo, presidente dell'Union Clodiense, figura definita anch'essa "Presidente Benemerito" per l'impegno pluriennale profuso nella squadra lagunare, condivide pienamente questa analisi: «Verissimo: la serie D è l'unica categoria dove promossa è solo la squadra che vince il campionato e i Play-Off hanno poco valore - esordisce Bielo - quando succede come quest'anno si rischia veramente di smorzare gli entusiasmi mentre, se si riuscisse a dare valore anche al secondo posto, molte società lotterebbero con finalità più accentuate: la situazione attuale non incentiva».
Per Boscolo Bielo la questione tocca anche aspetti psicologici e di gestione delle risorse umane: «Noi crediamo sempre che si giochi per dare tutto ma un minimo di possibilità per il salto di categoria sarebbe importante perché giocare concentratissimi sempre non è semplice».
Il presidente granata allarga poi lo sguardo su una riflessione più generale circa la sostenibilità del modello attuale della Serie D e il futuro del movimento: «Non voglio ovviamente autoelogiare il nostro operato però ci sono effettivamente presidenti che oramai da vent'anni tengono in mano le redini di ambienti molto importanti - analizza Boscolo Bielo - a me, e spesso anche a loro, succede di constatare che non ci sono i sostituti e non si è veramente nelle situazioni di vedere alternative per far continuare ad andare bene le cose. Questa categoria economicamente non ti fa rientrare da quelli che sono gli sforzi che tutti facciamo con entusiasmo anche se a volte sono preoccupato su cosa potrà succedere per il futuro: siamo diretti verso una situazione che migliorerà?».
Le parole di Boscolo Bielo tracciano il ritratto di una categoria sostenuta principalmente dalla passione di presidenti che investono risorse personali senza prospettive di rientro economico, mossi unicamente dall'amore per le squadre delle proprie città. Una passione che affonda le radici nell'infanzia, quando questi dirigenti seguivano da tifosi le stesse maglie che oggi amministrano con senso di responsabilità.
La richiesta che emerge con forza da questi tre presidenti è dunque univoca: riformare il sistema dei playoff della Serie D, allineandolo alle altre categorie del calcio italiano e prevedendo la promozione in Serie C anche per la squadra vincitrice della fase post-campionato. Una modifica che, secondo i diretti interessati, rivitalizzerebbe l'intera competizione, manterrebbe alta la tensione agonistica fino all'ultima giornata e garantirebbe quella sostenibilità economica e motivazionale indispensabile per la sopravvivenza stessa della categoria.
La palla passa ora agli organi federali competenti, chiamati a valutare se accogliere le istanze provenienti da chi, quotidianamente, investe passione e risorse per tenere in vita il calcio dei territori.
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