A pochi giorni dal cruciale scontro diretto contro il Pescara, il nuovo tecnico della Reggiana Pier Paolo Bisoli ha analizzato il suo primo impatto con l'ambiente emiliano, focalizzandosi sulla ricostruzione psicologica di un gruppo apparso svuotato. «L'impatto è stato buono. Ho trovato ragazzi giù moralmente, quindi ho voluto parlare tanto con loro, anche individualmente, per capire il perché di questa situazione. Ho visto disponibilità e atteggiamento positivo. Abbiamo fatto anche una cena insieme, è stato un bel momento», ha esordito l'allenatore in conferenza stampa.
Il lavoro di Bisoli è iniziato subito con l'imposizione di regole ferree, mirate a ricreare un'identità di squadra e un senso di disciplina che sembravano smarriti nelle ultime settimane. «Ho dato delle regole e delle basi per imboccare tutti la stessa strada. Per esempio, non si entra in campo indossando gli orecchini: chi lo ha fatto è stato multato. Voglio una squadra concreta: in campo dobbiamo essere brutti e sporchi. Gli orari vanno rispettati, si mangia insieme con la divisa della Reggiana e niente telefono durante i massaggi», ha spiegato con fermezza il tecnico.
Dal punto di vista atletico, la preparazione è stata intensa, cercando di simulare il ritmo partita durante ogni singola esercitazione per abituare i calciatori alla sofferenza agonistica che li attende al "Città del Tricolore". «Ieri abbiamo lavorato per quasi due ore e nessuno ha battuto ciglio: questo è un segnale importante. Ho dato carichi da partita, non da ritiro. Abbiamo lavorato come se giocassimo più gare durante la settimana, con esercitazioni a ritmo alto e in spazi stretti. Ho voluto creare la partita dentro l’allenamento», ha proseguito Bisoli.
Il bollettino medico presenta luci e ombre, con il recupero di un elemento fondamentale tra i pali ma la perdita di una pedina importante nel reparto avanzato, una defezione che costringerà il mister a soluzioni d'emergenza. «Girma starà fuori circa tre settimane. Micai invece è stato gestito bene, oggi si allenerà con il gruppo e lunedì sarà della partita. Abbiamo la squalifica di Novakovich. Mi dispiace non avere la freccia Girma nel mio arco, ma magari ne ho trovata un’altra che avevate un po’ perso. Davanti qualcosa dovrò inventare», ha ammesso l'allenatore.
Sulle scelte tattiche, l'orientamento sembra vertere verso un modulo che possa valorizzare le caratteristiche degli interpreti più tecnici, pur mantenendo un occhio di riguardo per l'equilibrio della mediana. «Ci abbiamo lavorato molto perché credo che il 4-2-3-1 sia l’abito giusto. Ho provato anche il 4-3-3, perché abbiamo centrocampisti come Reinhart che secondo me si esprime meglio con un riferimento basso. Giocando a due serve tanta energia e non tutti hanno le stesse caratteristiche. Valuterò di partita in partita», ha puntualizzato il tecnico della Reggiana.
Un capitolo a parte merita la gestione di Portanova, indicato come il possibile trascinatore tecnico di questa volata salvezza, a patto che riesca a canalizzare meglio le proprie energie negli ultimi sedici metri. «Tiene tantissimo alla Reggiana e ha qualità da Serie A. A volte spreca energie per aiutare troppo i compagni. È il nostro capocannoniere e devo portarlo più vicino alla porta: è uno dei pochi che attacca bene l’area. Può fare la differenza», ha sottolineato Bisoli, che in difesa sembra intenzionato a puntare sulla coppia Vicari-Lusuardi.
Il tecnico ha poi rivolto un pensiero al pubblico reggiano, chiedendo alla squadra di meritarsi il sostegno della piazza attraverso un atteggiamento battagliero e privo di timori reverenziali contro un avversario di spessore. «I tifosi stanno rispondendo e questo è importante. Ma dobbiamo trascinarli noi con l’atteggiamento. Non prometto vittorie, ma impegno totale. Il Pescara è uno scontro diretto, si sono rinforzati con giocatori importanti come Insigne, che è un campione a livello europeo. Noi dobbiamo portar loro rispetto, ma non paura», ha ribadito con orgoglio.
In chiusura, Bisoli ha voluto condividere il clima di fiducia che si respira nello spogliatoio, arrivando a promettere un gesto simbolico in caso di raggiungimento dell'obiettivo prefissato. «Nella prima cena di squadra abbiamo anche deciso il fioretto da fare in caso di salvezza: io, se raggiungiamo l’obiettivo, andrò in bicicletta dal centro sportivo fino a Toano. Magari con la bici assistita, ma sono comunque più di tre ore di strada. I ragazzi ci credono e questo per me è fondamentale. L'obiettivo è entrare nei playout come nostra ancora di salvezza», ha concluso il mister.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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