La Scafatese è Campione d'Italia di Serie D. Al termine di una finale Scudetto a senso unico, dominata in lungo e in largo e chiusa con un tennistico 6-0 ai danni del Vado, la formazione campana ha coronato una stagione che definire trionfale sarebbe un eufemismo. Un capolavoro tattico e mentale orchestrato dal condottiero gialloblù, Giovanni Ferraro, che a margine della cerimonia di premiazione si è concesso ai microfoni per analizzare un'annata indimenticabile.
Visibilmente emozionato, ma con la consueta lucidità di chi sa gestire la pressione delle grandi piazze, l'allenatore ha voluto subito condividere i meriti di questo traguardo: «È una grande emozione arrivare fin qui dopo la fine del campionato e vivere una finale del genere. È un traguardo davvero emozionante per Scafati, per la città, per il presidente e per tutto questo gruppo straordinario di ragazzi. Si tratta di un'emozione unica, e vedere la squadra arrivare a quest'ultimo appuntamento con queste motivazioni mi inorgoglisce. Sono fiero di allenare questo gruppo».
La finale contro il Vado si è messa subito in discesa, complice un avvio feroce dei campani e una doppia espulsione che ha lasciato i liguri in nove uomini già alla mezz'ora del primo tempo. Ferraro, però, non ha dubbi sull'inerzia del match, già segnata prima dei cartellini rossi: «Siamo partiti davvero forte. Anche quando eravamo in parità numerica abbiamo creato tre o quattro palle gol nitide, avevamo saldamente il pallino del gioco in mano. Certo, le loro espulsioni hanno forse tolto un po' di entusiasmo alla gara, ma penso che oggi si debbano solo fare i complimenti alla Scafatese. Complimenti al pubblico, al presidente, al direttore e ai ragazzi, perché arrivare a giocarsi e vincere la finale che incorona la migliore d'Italia è un traguardo straordinario».
Una menzione speciale, da parte del tecnico, è andata al pubblico scafatese, accorso in massa nonostante la distanza e il giorno lavorativo, e alla dirigenza che ha costruito questa corazzata: «Bisogna davvero applaudire i nostri tifosi. Oggi è sabato, un giorno in cui molta gente lavora, eppure ci hanno seguiti in tantissimi. Erano presenti anche il sindaco e il presidente. Scafati è una piazza importante e la proprietà lo è altrettanto: il presidente vuole raggiungere grossi obiettivi e, fin dal primo momento in cui ha messo piede in città, ha dimostrato con i fatti la sua idea di portare la Scafatese il più in alto possibile».
I numeri della stagione dei campani fanno spavento. Un campionato vinto con sei giornate di anticipo e un distacco siderale dalle inseguitrici. Un dominio che Ferraro attribuisce non alle mancanze altrui, ma all'etica del lavoro della sua rosa: «Più che i demeriti degli avversari, questo Scudetto è tutto merito della Scafatese. Abbiamo chiuso con 27 punti di vantaggio sulla seconda, collezionando 13 o 14 vittorie solo nel girone di ritorno. Il segreto? La settimana di lavoro. Il merito è di una rosa profonda e di tanti giocatori che, pur essendo stati magari impiegati meno, durante la settimana spingevano sull'acceleratore, portando la squadra a mantenere un ritmo sempre al massimo».
Infine, una riflessione personale per un allenatore che sembra aver trovato la formula magica per vincere, ma che mantiene i piedi per terra: «Alle vittorie non ci si abitua mai. Più che vincere, la cosa fondamentale è scegliere la squadra giusta, al momento giusto, un posto dove poter esprimere le proprie idee calcistiche. Farlo con una società importante come Scafati è stato determinante. Il presidente è una persona straordinaria, così come lo sono il direttore e tutti i calciatori. Noi allenatori e collaboratori siamo solo degli strumenti: il nostro compito è aiutare i giocatori a rendere al meglio, per poi poter vivere tutti insieme queste immense emozioni».
La Scafatese festeggia. Il tricolore dei dilettanti è cucito sul petto, e porta la firma inequivocabile di mister Giovanni Ferraro.
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