Sono in venti a chiedere il fallimento del vecchio Palermo

05.09.2019 14:00 di Giovanni Pisano   Vedi letture
Sono in venti a chiedere il fallimento del vecchio Palermo

L’edizione odierna de “La Repubblica” si sofferma sulla vicenda relativa al fallimento del vecchio Palermo. Ecco quanto riportato: “Sono arrivate a venti le istanze di fallimento del vecchio Palermo presentate al collegio della quarta sezione fallimentare del tribunale di Palermo presieduto da Gabriella Giammona. Tutte istanze presentate dai giocatori rosanero a cui non sono stati pagati gli ultimi tre stipendi della passata stagione. Un epilogo, quello della vecchia società, che quasi certamente avrà un pesante strascico penale per gli amministratori che negli ultimi cinque anni si sono avvicendati nella gestione del club rosanero. Il sostituto procuratore Andrea Fusco e l’aggiunto Salvatore De Luca aspettano il pronunciamento del tribunale fallimentare sul concordato o sull’apertura del fallimento per valutare se ci sono gli estremi per indagare gli amministratori dell’Us Città di Palermo per bancarotta fraudolenta. Ieri nell’udienza prefallimentare il presidente Giammona ha riunito tutte le venti istanze in un’unica procedura. Sulla richiesta di concordato preventivo presentata il 22 agosto dall’avvocato Antonio Atria, che rappresenta in giudizio il gruppo Arkus, ultimo proprietario dell’Us Città di Palermo, il collegio si è riservato e deciderà nei prossimi giorni. In realtà su questo punto la decisione sulla richiesta di concordato preventivo sarebbe dovuta arrivare oggi, ma da quanto si apprende i legali rappresentanti della vecchia società non avevano comunicato la richiesta alla Camera di commercio di Palermo, un passaggio da completare prima della richiesta al tribunale fallimentare. In ogni caso che si arrivi al concordato preventivo o all’apertura del fallimento, per la procura poco cambia. Per alcuni degli amministratori, non solo dunque per Maurizio Zamparini già a processo per falso in bilancio e false comunicazioni agli organi di vigilanza, è molto concreto il rischio che vengano iscritti nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta. Nel mirino degli investigatori della guardia di finanza ci sono tutte le operazioni finanziarie degli ultimi cinque anni e chi le ha autorizzate. Nel caso la procura decida di procedere con gli avvisi di garanzia, per Maurizio Zamparini il rischio è doppio perché il reato di bancarotta ha tempi di prescrizione molto più lunghi e ingloberebbe alcuni reati inizialmente contestati a Zamparini ma poi non riportati nella richiesta di rinvio a giudizio perché a rischio prescrizione. Nel mirino della procura ci sono le fittizie operazioni sul marchio, venduto fittiziamente a società estere riconducibili a Zamparini, ma soprattutto il sistematico svuotamento dei conti correnti del club per evitare che venissero aggrediti dai creditori. Milioni di euro che per la procura sono stati spostati all’estero e utilizzati anche in altre società del gruppo Zamparini. Il sistema utilizzato secondo le fiamme gialle era molto semplice ed efficace: bastava mettere a bilancio la cifra da prelevare dalle casse del club alla voce debiti verso soci finanziatori. Debiti fittizi che poi venivano rimborsati consentendo a Zamparini di spostare dal Palermo milioni di euro. In questo senso le indagini della guardia di finanza che sfociarono nella maxi perquisizione allo stadio “ Barbera” nel luglio 2017, avevano ipotizzato sei capi d’accusa: appropriazione indebita, riciclaggio, impiego di fondi di provenienza illecita, autoriciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e falso in bilancio aggravato dalla transnazionalità”.