"Riportare il Gladiator in D sarebbe stato già di suo un grande motivo di felicità. Ottenere questo traguardo nel fortino del Taranto ha reso questa soddisfazione doppia". Simone De Marco ha ancora negli occhi quei momenti indimenticabili vissuti allo stadio Italia di Massafra. Pur nella consapevolezza delle proprie forze e dei propri valori tecnici, alla vigilia della seconda finalissima play-off sembrava quasi una impresa riuscire a strappare ai rossoblù, a casa loro, la promozione in D. È finita con 2500 tifosi jonici rimasti increduli e immobilizzati sugli spalti, la cui compostezza è stata purtroppo macchiata da meno di dieci imbecilli, e 100 venuti da Santa Maria Capua Vetere che hanno festeggiato con i loro eroi come se non ci fosse un domani. De Marco quel pomeriggio potrà raccontarlo ai nipoti, malgrado il legame coi sammaritani si sia ufficialmente chiuso e il presente lo abbia riportato all'ovile dell'Equipe Campania (gruppo Quarto), la sua casa di sempre. "Erano 12 anni che non vincevo un campionato. L'ultima volta era accaduto con la Casertana, al mio primo anno in rossoblù, quando salimmo nella Lega Pro unica. Potete immaginare quanto mi stia godendo questo trionfo, anche a distanza di un mese - racconta -. Col Gladiator il rapporto è finito perché la società ha ritenuto di dover fare delle scelte precise tanto che al momento il solo Liguori è rimasto della vecchia guardia. Ora cerco una nuova avventura. Non nascondo che qualcosa si è mosso, tocca a me adesso fare la scelta migliore". 

"Sapevamo di essere forti ed esperti, ciò che ci siamo costruiti non è stato frutto del caso - continua il centrocampista napoletano -. Infatti abbiamo saputo soffrire nei momenti difficili, uscendone sempre bene, e abbiamo gestito con maturità quelli positivi. La partita col Taranto ha fotografato in un certo senso queste nostre caratteristiche perché siamo riusciti ad andare oltre ogni complicazione. E il Taranto ad un certo punto ci aveva messo seriamente in difficoltà. Un'altra nostra qualità è stata quella di saper sfruttare le palle inattive come è accaduto sul gol del 2-1. Anche questo non è stato figlio del caso, perché in campionato avevamo fatto molti gol così concretizzando delle esercitazioni specifiche eseguite in allenamento. Personalmente sono stato molto fortunato a dividere il reparto con elementi molto forti come Atteo, Gatto o lo stesso De Gregorio che, pur essendo un giovane, è riuscito a ritagliarsi il suo spazio grazie alle proprie qualità". 

"L'Equipe Campania per me è una seconda casa e non smetterò mai di dirlo - chiude l'atleta classe '94 -. Il manto erboso dello "Giarrusso" è eccellente e aiuta un certo tipo di lavoro favorendo il raggiungimento della forma migliore per ogni calciatore. Militando in Eccellenza, ho seguito chiaramente la battaglia dell'Aic, portata avanti da Antonio Trovato, contro il reinserimento dei tre under obbligatori. È una normativa che ci penalizza ma in definitiva c'è anche un discorso di qualità da analizzare. Bisogna convenire sul fatto che il campionato di Eccellenza aveva alzato molto il proprio tasso tecnico negli ultimi anni, col passaggio da tre a due under obbligatori tra i titolari. Ora si rischia di tornare indietro. Eppure è nei play-off nazionali, dove pure le partite dovrebbero essere tese e non bellissime, che si apprezza una maggiore qualità generale non essendoci vincoli di alcun tipo. L'innalzamento a tre under penalizzerà non solo gli over, ma rappresenterà la solita illusione per centinaia di ragazzi che poi andranno fuori dal giro. Per i calciatori della categoria, continuare a lottare sarà un dovere". 

Sezione: Esclusiva NC / Data: Gio 23 luglio 2026 alle 13:20
Autore: Stefano Sica
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