Paolo Salvatore Lombardo, per tutti semplicemente "Turuzzo", è la storia che si fa leggenda per il Siracusa Calcio. Nessuno come lui ha saputo incarnare lo spirito del "Leone" azzurro, legando il proprio nome a una maglia diventata una seconda pelle, prima sul rettangolo di gioco e poi in panchina.
La sua vicenda si apre come la trama di un libro: nato quasi per caso a Brindisi nel 1943, a bordo di una nave, Lombardo ha sempre avuto le radici e il cuore ancorati intimamente a Siracusa. Da calciatore prima, e da allenatore poi, ha firmato le pagine più gloriose e vincenti del club, diventando il simbolo massimo di un calcio romantico e passionale che a Siracusa non morirà mai.
Paolo Lombardo ha fatto parte delle rose di Rizzoli e Modena in Serie A, senza tuttavia esordire, per poi diventare un pilastro della Serie B, categoria in cui ha collezionato oltre 200 presenze e 23 reti con il Trani, Livorno, Reggina e Brindisi, prima di chiudere la carriera a Siracusa.
Appese le scarpe al chiodo nella seconda metà degli anni '70, intraprende subito la carriera da allenatore, dimostrando grandi doti tecnico-tattiche e una spiccata capacità nel valorizzare i giovani. Diventa così il tecnico siracusano per eccellenza, guidando la squadra azzurra a più riprese, vincendo campionati e salvando la società nei momenti più difficili.
Nel corso degli anni allena numerose compagini importanti, tra cui Monopoli, Acireale, Vigor Lamezia, Spal, Bisceglie, Potenza, Atletico Catania, Cavese e Teramo. Negli anni '90 diventa un convinto fautore della "zona".
Paolo Lombardo nasce calcisticamente nel 1958 nelle giovanili dell'Archimede, per poi legare inseparabilmente il suo nome alla storia del Siracusa Calcio sia sul campo che in panchina.
Lombardo muove i primi passi da centrocampista a Siracusa, ma viene subito notato dagli osservatori del Milan, che lo acquistano nel 1959 e resta fino al 1962.
Cresce nelle giovanili del Milan condividendo lo spogliatoio con talenti del calibro di Gianni Rivera. Durante questo triennio vive anche una parentesi in prestito al Siracusa, dove viene allenato da Čestmír Vycpálek.
A Ferrara, sulla panchina della Spal, viene esonerato clamorosamente mentre si trova al primo posto in classifica e subito dopo una vittoria fuori casa, proprio per aver proposto la “zona”: questo sistema di gioco che in Serie C2 fu giudicato troppo all'avanguardia per la categoria dell'epoca.
Il rapporto tra il d.s. Giusto Lodi e Paolo Lombardo affonda le sue radici nella stagione 1976-77, quando Lombardo allenava il club aretuseo e Lodi era il d.s. L'aneddoto cardine della loro unione sportiva risale al mercato dell'estate 1990. Giusto Lodi, appena nominato direttore sportivo della SPAL, puntò direttamente sull'amico Lombardo. Si fidò ciecamente della sua visione tattica e convinto che la "zona" avrebbe dato nuova linfa ed entusiasmo all’ambiente sportivo e societario. Curioso e paradossale fu l’episodio dell’esonero di Paolo Lombardo che fa parte della storia della Spal della stagione 1990-1991 in Serie C2 avvenuta dopo la vittoria esterna a Treviso (0-1). L’esonero del tecnico siracusano fu deciso nel consiglio d’amministrazione il venerdì dal presidente Giovanni Donigaglia. Nonostante il destino dell'allenatore fosse già segnato e la decisione presa, Lombardo andò regolarmente in panchina per la trasferta. La squadra vinse fuori casa, ma il risultato positivo non bastò a ribaltare una scelta societaria ormai formalizzata e irrevocabile, rendendo effettivo il cambio in panchina subito dopo il match. Il presidente riportò così sulla panchina ferrarese Gian Battista Fabbri, affiancandogli Luigi Pasetti come direttore sportivo che in quel periodo lavorava nel settore giovanile spallino. La SPAL dopo cinque vittorie consecutive fu promossa in Serie C1.
Paolo Lombardo, una vita da protagonista assoluto, celebrata di recente, a gennaio 2026, quando ha spento 83 candeline circondato dal calore e dall’affetto della sua gente.
Anche oggi la sua grinta non si è spenta. Lungi dal rimanere una semplice icona del passato, 'Turuzzo' ha dimostrato ancora una volta il suo amore viscerale per il club, lanciando un appello pubblico per costituire un comitato di azionariato popolare volto a salvare il Siracusa Calcio.
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