La vittoria dell'Ancona contro il Termoli porta tre punti pesanti in classifica, ma nel post-partita il clima in sala stampa è tutt'altro che sereno. Mister Agenore Maurizi si è presentato ai microfoni visibilmente scosso e irritato, non tanto per il risultato finale quanto per la gestione disciplinare della gara e per l'atteggiamento generale che circonda la squadra dorica.
Al centro delle polemiche c'è un'espulsione che il tecnico non esita a definire inventata, lamentando una disparità di trattamento e una mancanza di tutela nei confronti dei suoi calciatori. Secondo Maurizi, le immagini televisive confermerebbero l'assoluta innocenza del proprio giocatore, vittima di una simulazione avversaria: «L'arbitro si è inventato tutto, non ha fatto niente. Si è buttato per terra l'avversario e adesso la società valuterà il ricorso, sperando che venga accolto grazie ai diritti TV».
L'analisi del tecnico si sposta poi su un piano più profondo e ambientale. Maurizi avverte una sorta di mancanza di rispetto nei confronti del blasone dell'Ancona, sostenendo che le squadre avversarie arrivino al Del Conero con una "cattiveria sportiva" che spesso travalica il lecito, complice una protezione che la sua squadra non riceverebbe. Lo sfogo è netto: l'Ancona sarebbe una grande piazza solo sulla carta, mentre sul campo subirebbe passivamente provocazioni e interventi duri senza che venga garantito il fair play necessario. Il mister lamenta interventi da dietro e simulazioni continue che minano la salute dei suoi atleti, ricordando come certi infortuni gravi stiano pesando enormemente sulla gestione della rosa: «Siamo Ancona solo a parole. Vengono qui e fanno come gli pare, andando oltre quello che è lecito dal punto di vista della cattiveria sportiva».
Nonostante il primo posto a 42 punti, l'allenatore non nasconde i limiti caratteriali del suo gruppo. C'è una sorta di "paura di vincere" che emerge puntualmente quando la squadra, pur dominando e creando numerose occasioni da rete, non riesce a chiudere definitivamente i conti. Maurizi ha evidenziato come, dopo il vantaggio e diverse opportunità sprecate davanti al portiere, i suoi ragazzi tendano a smettere di giocare, facendosi sopraffare dall'ansia. Questa mancanza di cinismo è vista come un limite psicologico su cui deve lavorare non solo lo staff tecnico, ma l'intero ambiente circostante. Il tecnico insiste sul fatto che la cattiveria agonistica debba essere superiore per evitare di rimettere in discussione partite già ampiamente controllate: «Ci manca questa cattiveria sportiva, ci impauriamo in determinati minuti della partita. Abbiamo sbagliato cinque o sei gol davanti al portiere e improvvisamente smettiamo di giocare».
Un passaggio significativo dell'intervista riguarda proprio il concetto di "ambiente". Maurizi distingue nettamente tra l'ambiente esterno, ovvero il pubblico nello stadio immenso della Serie D che può apparire dispersivo, e quello interno. Per il mister, la pressione di giocare in una piazza storica come Ancona è un dato di fatto con cui i calciatori devono convivere, ma è la compattezza tra squadra, società e staff a dover fare la differenza. La nostalgia per un'Ancona "elettrica" e protettiva è evidente, un clima che sembra essersi smarrito tra i fallimenti del passato ma che il tecnico vorrebbe ritrovare per far sentire i suoi protetti e meno vulnerabili alle provocazioni esterne. La sfida è quella di creare un'adrenalina positiva che spinga il gruppo a non abbassare mai la guardia, specialmente in vista delle prossime trasferte impegnative.
Infine, il tecnico ha dovuto rispondere anche a domande su alcuni momenti di tensione nervosa avvenuti a bordo campo e negli spogliatoi. Pur non giustificando reazioni scomposte da parte dei suoi collaboratori, Maurizi ha tenuto a sottolineare il clima di continua provocazione subito per tutta la durata del match. Il nervosismo accumulato in una settimana complessa, tra la gestione dell'euforia post-Ostia e gli impegni di Coppa Italia, è emerso con forza. Il futuro preoccupa l'allenatore, non solo per le assenze forzate ma per la tenuta mentale di una squadra che deve imparare a gestire i momenti di stanca senza subire l'iniziativa altrui: «Vorrei godermi una vittoria ogni tanto, invece c'è sempre da pensare ad altri aspetti. Gestire certe situazioni non è semplice, ma dobbiamo essere più cattivi sportivamente parlando».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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