In un'ampia intervista concessa ai media, il direttore sportivo della Casertana Alessandro Degli Esposti ha ripercorso le tappe fondamentali della propria carriera professionale e personale, soffermandosi sulla sua formazione culturale e sul viscerale legame che lo unisce alla piazza rossoblù.

«Aver completato gli studi universitari in sociologia rappresenta per me un motivo di immenso orgoglio, un percorso di vita portato avanti con grande spirito di sacrificio. Questa formazione mi è stata di enorme aiuto e continua a sostenermi nel lavoro di tutti i giorni, agevolandomi nella comprensione delle dinamiche interne ai gruppi di lavoro».

«Provengo da una realtà familiare nella quale la pratica sportiva non rivestiva un ruolo rilevante, visto che mio padre era impiegato in fabbrica e mia madre lavorava come infermiera, ma dentro di me la passione per il pallone è sempre stata fortissima. Ho fatto la trafila nei campionati dilettantistici della mia zona, partendo come mediano davanti alla difesa e arretrando poi a centrale per pigrizia, prima che due pesanti infortuni alle ginocchia spazzassero via i miei sogni da calciatore».

«Ho sempre avuto la convinzione che la formazione teorica potesse ampliare i miei orizzonti e fornirmi strumenti utili nell'interpretazione degli eventi. Nel tempo ho conseguito diversi abilitazioni, passando dalla qualifica di allenatore Uefa B a quelle di osservatore, collaboratore di gestione e direttore sportivo, arricchendo il bagaglio con master dedicati alla psicologia dello sport e alla gestione delle risorse umane».

«L'esordio nelle vesti di dirigente è avvenuto in maniera piuttosto singolare proprio nella mia città natia. Dopo aver subito il secondo grave incidente articolare con la lesione del legamento, il presidente, scontento del mio rendimento sul terreno di gioco, mi garantì il compenso proponendomi di ricoprire un incarico differente, magari proprio come direttore sportivo. Da quel momento è partita la mia nuova strada».

«Tra i ricordi più cari che mi porto dentro c'è quello legato ad Alessandro Toretti, un ragazzo che giocava al mio fianco in Eccellenza. Quando lo presentai al mio presidente si presentò camminando con le stampelle per via di un problema al menisco; gli spiegai che acquistandolo per appena un milione di lire avremmo fatto un affare d'oro, perché senza quel problema fisico ne sarebbe valsi almeno quaranta. Alla fine è riuscito a costruirsi un percorso di tutto rispetto».

«L'ambiente casertano mi regala uno stato di benessere unico e mi trasmette una carica estremamente positiva. Ritenere piacevole il luogo in cui si risiede è un presupposto essenziale per rendere al massimo nel proprio lavoro. Essere il direttore sportivo della Casertana costituisce un vanto smisurato ma pure una responsabilità gigante, motivo per cui avverto il dovere morale di ricompensare la stima ricevuta con il massimo sforzo operativo».

«La proprietà nella figura del presidente D'Agostino ha investito tantissimo in termini di risorse economiche, tempo e dedizione per questi colori. Le ambizioni che nutre finiscono per accrescere la mia senso di responsabilità, ma anche l'orgoglio di poter operare al suo fianco».

«Riguardo ad alcuni episodi di tensione visti nello scorso campionato che mi sono costati sanzioni e inibizioni, ho espresso una promessa formale per affinare il mio profilo professionale: l'anno prossimo o rinuncerò a sedere in panchina oppure mi imporrò di mantenere un comportamento impeccabile».

Sezione: Serie C / Data: Lun 27 luglio 2026 alle 21:00
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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