Un'inversione di prospettiva che potrebbe rivoluzionare il calcio dilettantistico. È quanto emerso durante la trasmissione "Le Marche nel Pallone" andata in onda il 1° marzo, dove il dibattito sulla normativa relativa all'utilizzo obbligatorio dei giovani calciatori ha assunto contorni inediti grazie agli interventi di Gianluca Dottori, Presidente di AIAC Marche, e Marcello Mancini, Presidente di AIAC ETS Onlus Nazionale.
La discussione ha preso le mosse dall'analisi della situazione attuale nel panorama calcistico marchigiano. "Anche da questo punto di vista il campionato marchigiano sta migliorando", ha affermato Gianluca Dottori. "Ci sono tantissimi under bravi e validi che sicuramente continueranno a giocare anche quando non saranno più fuoriquota. In realtà, io ho un sogno al riguardo: sono pienamente d'accordo con la regola degli under, piuttosto metterei la regola al contrario, ossia metterei fuoriquota over. Viene fissato un limite di età oltre il quale un giocatore è considerato over e, superato un certo numero, non possono esserci altri over nella squadra".
La proposta lanciata dal massimo rappresentante regionale dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio rappresenta un cambio di paradigma significativo rispetto all'attuale sistema normativo. Anziché imporre alle società dilettantistiche l'obbligo di schierare un numero minimo di giovani calciatori, si introdurrebbe un tetto massimo per i giocatori che superano una determinata soglia anagrafica. Un meccanismo che, secondo i sostenitori di questa visione, consentirebbe di raggiungere gli stessi obiettivi formativi dell'attuale regolamentazione, pur ribaltandone completamente l'impostazione.
L'idea ha trovato l'adesione convinta di Marcello Mancini, che ha evidenziato come tale modifica potrebbe generare benefici che vanno oltre gli aspetti meramente tecnici e sportivi. "In questo modo le squadre potrebbero anche risparmiare in termini monetari. Per fare una cosa del genere, però, bisogna forzare i settori giovanili a lavorare meglio e di conseguenza gli allenatori più bravi verrebbero messi nel vivaio", ha spiegato il presidente nazionale dell'associazione.
L'osservazione di Mancini introduce una dimensione economica che non può essere trascurata nell'analisi della questione. Il contenimento dei costi rappresenta infatti una priorità per molte realtà dilettantistiche, spesso impegnate in equilibrismi finanziari complicati. Una regola che limiti il numero di giocatori esperti – tipicamente quelli con compensi più elevati – potrebbe alleggerire i bilanci societari, liberando risorse da destinare ad altre voci di spesa o semplicemente garantendo una maggiore sostenibilità gestionale.
Ma la proposta avanzata nel corso della trasmissione non si limita all'aspetto economico. Il cuore della questione riguarda la valorizzazione dei vivai e la qualità del lavoro svolto nei settori giovanili. Secondo quanto emerso dal dibattito, l'introduzione di un limite agli over spingerebbe le società a investire maggiormente nella crescita dei giovani talenti, creando un circolo virtuoso che premierebbe le realtà più attente alla formazione.
Particolarmente significativo appare il riferimento agli allenatori destinati al settore giovanile. Se le società fossero obbligate a fare maggiore affidamento sui prodotti del proprio vivaio, la qualità del lavoro tecnico svolto con i ragazzi assumerebbe un'importanza strategica ancora più rilevante. Di conseguenza, come suggerito da Mancini, i tecnici di maggiore competenza potrebbero essere indirizzati verso i settori giovanili, innalzando così il livello complessivo della formazione calcistica di base.
La questione normativa si inserisce in un quadro regolamentare che vede la Lega Nazionale Dilettanti stabilire le linee guida generali, lasciando però alle singole articolazioni territoriali spazi di autonomia decisionale. "La LND lascia poi la possibilità ad ogni Regione di decidere in merito", ha aggiunto Marcello Mancini. "Fino a due anni fa, alcune Regioni, come il Veneto e altre 2/3, non prevedevano proprio l'impiego degli under. È chiaro che se una società presta attenzione, giustamente, anche al discorso economico-fiscale e non solo, si mettono in squadra gli under così da ridurre il numero degli over".
Questa autonomia regionale ha generato negli anni scorsi un panorama piuttosto eterogeneo sul territorio nazionale, con alcune aree che avevano scelto di non applicare affatto l'obbligo di schierare giovani calciatori. Una situazione che evidenzia come il tema sia tutt'altro che pacifico e rappresenti un punto di costante confronto tra diverse visioni del calcio dilettantistico.
L'intervento di Mancini mette in luce anche la razionalità economica che spinge molte società ad adeguarsi alle normative sugli under, anche quando queste potrebbero apparire come vincoli alla libertà di scelta tecnica. La possibilità di contenere il numero di giocatori over rappresenta infatti un incentivo concreto per dare spazio ai giovani, trasformando quello che potrebbe essere percepito come un obbligo in un'opportunità di razionalizzazione dei costi.
Il dibattito sollevato nel corso della trasmissione si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro del calcio dilettantistico italiano, chiamato a trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, risultati sportivi e funzione formativa. La proposta di invertire la logica normativa, passando dall'obbligo di under al limite di over, rappresenta un contributo originale a questa discussione, capace di stimolare nuove prospettive d'analisi.
Resta da vedere se e come questa idea possa tradursi in concrete modifiche regolamentari. La questione rimane aperta e continua a suscitare riflessioni tra gli addetti ai lavori, confermandosi come uno degli snodi cruciali per le scelte tecniche e organizzative delle società dilettantistiche. L'auspicio è che il confronto possa proseguire in modo costruttivo, nell'interesse del movimento calcistico nel suo complesso e, soprattutto, dei giovani calciatori che rappresentano il futuro di questo sport.
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