Con l'avvicinarsi dei Mondiali 2026, il calcio si prepara a una significativa novità procedurale. L'International Football Association Board (IFAB) ha deciso di porre un freno a una pratica sempre più diffusa nel calcio professionistico: il cosiddetto "timeout tattico del portiere", ovvero l'utilizzo strumentale delle interruzioni per cure mediche all'estremo difensore come occasione per riunioni tecniche tra allenatori e giocatori.
La questione affonda le radici in un'asimmetria regolamentare ben nota agli addetti ai lavori. A differenza di qualsiasi altro calciatore in campo, il portiere gode del privilegio di ricevere assistenza medica direttamente sul terreno di gioco, senza essere obbligato ad abbandonare momentaneamente la partita. Una deroga pensata per tutelare il ruolo più delicato della squadra, ma che nel tempo si è trasformata in un potenziale strumento tattico. Diverse squadre hanno infatti sfruttato questi momenti di sospensione per consentire ai propri calciatori di avvicinarsi alle panchine e ricevere istruzioni dall'allenatore, trasformando di fatto un evento accidentale in una pausa tecnica non prevista dal regolamento.
Tra gli episodi più emblematici e discussi che hanno alimentato il dibattito, spicca quello che coinvolse il portiere della Nazionale italiana Gigio Donnarumma, accusato dall'allenatore Daniel Farke di aver simulato un problema fisico con l'intento di interrompere il gioco in un momento favorevole alla propria squadra.
A farsi portavoce della posizione ufficiale della FIFA è stato Pierluigi Collina, massima autorità arbitrale dell'organizzazione. Il dirigente ha tracciato una distinzione netta tra ciò che è lecito e ciò che non lo è: «Il portiere ha il diritto di infortunarsi, ma i giocatori non hanno il diritto di lasciare il campo di gioco per prendersi una sorta di time-out con i rispettivi allenatori». Collina ha inoltre sottolineato come appaia anomalo, oltre che contrario allo spirito del gioco, lo scenario che si viene a creare durante queste interruzioni, con il terreno di gioco occupato unicamente dall'arbitro, dal fisioterapista e dal portiere infortunato, mentre il resto dei calciatori si raccoglie a bordo campo.
La risposta operativa dell'IFAB si concretizzerà in una procedura specifica che entrerà in vigore durante il torneo iridato del 2026. In caso di intervento medico per l'estremo difensore, i calciatori presenti in campo avranno due sole opzioni consentite: mantenere le proprie posizioni oppure riunirsi all'interno del cerchio di centrocampo. In nessun caso sarà loro permesso raggiungere l'area tecnica o avvicinarsi alle panchine. Sarà compito degli arbitri vigilare sul rispetto di questa procedura e farla applicare con rigore nel corso del torneo.
Vale la pena precisare che, allo stato attuale, l'IFAB non ha ancora formalizzato questa disposizione attraverso una modifica ufficiale del regolamento del gioco. Si tratta, dunque, di una direttiva operativa affidata alla discrezionalità e all'autorità dei direttori di gara, almeno per la durata della competizione mondiale. Un approccio graduale che potrebbe tuttavia aprire la strada a un futuro intervento normativo più strutturato, qualora la misura si rivelasse efficace nel contrastare gli abusi riscontrati.
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