Massimo Oddo ha scelto le pagine della Gazzetta dello Sport per tracciare un bilancio della sua ultima esperienza sulla panchina del Milan Futuro, formazione retrocessa in Serie D al termine della passata stagione. In una lunga intervista, il tecnico ha ripercorso i mesi trascorsi alla guida della squadra giovanile rossonera, toccando i temi della categoria dilettantistica, del rapporto con la dirigenza e delle prospettive professionali che lo attendono.
La squadra, dopo la caduta in Serie C, ha concluso il campionato di Serie D al quarto posto nel proprio girone, senza mai inserirsi realmente nella corsa alla promozione, complice anche l'età particolarmente bassa della rosa a disposizione dell'allenatore.
Interrogato sull'annata da poco archiviata, Oddo ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto con il gruppo di giovani affidatogli: "Sono contento di quello che ho fatto. Contento di aver migliorato i ragazzi, ho visto un percorso positivo. Diversi di loro partiranno con la prima squadra quest'anno. Dall'esterno si percepiva che dovessimo vincere il campionato di D, ma non era assolutamente così. Non mi è mai stato chiesto questo e comunque era un obiettivo quasi inarrivabile: noi abbiamo giocato con un'età media di 18-19 anni, parliamo di una categoria complessa. E poi c'erano giocatori che andavano e venivano tra prima squadra e Primavera, ti devi adattare alle esigenze di tutti. Il nostro unico obiettivo era migliorare i giovani, e dovevi farlo con quelli che avevi in quel momento. In pratica, non erano mai gli stessi, quindi la difficoltà più grande è creare un gruppo. Però non lo definirei un limite, è qualcosa che fa parte di quel progetto".
Il tecnico è tornato anche sulle circostanze del suo arrivo, avvenuto quando la squadra militava ancora in Serie C, e sul compito che gli era stato affidato in quella fase: "Quando sono arrivato, l'unico obiettivo era salvare la squadra. Probabilmente sono stato chiamato un po' troppo tardi: in proiezione, da quando sono subentrato io, in termini di media punti eravamo in piena zona playoff. Premesso questo, non avrei voluto fare la Serie D, è stato il Milan a convincermi perché ritenevano che fossi la persona adatta a guidare questi ragazzi. Sono rimasto volentieri, con l'intento di farli crescere e portarli in C. Questo non si è verificato e io non mi sentivo di fare un altro anno di D, che non fa per me. Ho lasciato un anno di contratto, senza chiedere un euro, perché per me la cosa più importante è essere motivati sul lavoro. È stata una scelta assolutamente mia. In C sarebbe stato diverso perché mi sarei portato in una categoria superiore ragazzi che avevo già cresciuto e dei quali conoscevo i miglioramenti. Ragazzi che, tra l'altro, molto probabilmente in D non rimarranno".
Non sono mancati i riferimenti alle figure apicali della società rossonera. Oddo ha chiarito quale sia stato il livello di coinvolgimento di Zlatan Ibrahimovic nella gestione della seconda squadra, individuando in Jovan Kirovski il vero responsabile del progetto: "Ibra? L'ho visto pochissimo al campo, ma lui non ha un ruolo nel Milan. È parte della proprietà, no? So che è molto interessato alla seconda squadra, si guardava tutte le partite, anche se non dal vivo. Dava dei principi, magari su alcuni aspetti tattici, ma concretamente non metteva becco in nulla. Il responsabile vero è Kirovski".
Uno dei passaggi più articolati dell'intervista riguarda l'analisi che l'allenatore fa della massima serie dilettantistica italiana, mettendo in luce soprattutto il problema delle infrastrutture e confrontando il sistema italiano con quello adottato dai grandi club europei nella gestione dei propri vivai: "La D è una categoria molto formativa. Il limite grande semmai sono i campi. La maggior parte delle partite giocate su campi buoni, le abbiamo vinte. E viceversa. Il motivo è chiaro: sui campi belli, dove potevi giocare a due tocchi, veniva fuori la nostra superiorità. Su campi brutti, al quarto tocco ti saltavano addosso e pagavi pesantemente in termini fisici. Il tema però per me va oltre Milan, Inter o Juve. È più ampio. Anche Barcellona e Bayern hanno la seconda squadra in quarta serie, ma con una differenza sostanziale: la loro filosofia di calcio parte da quando hanno 8 anni e la portano avanti con un'idea tattica fissa e progressiva per fornire ai ragazzi una filosofia unica, a prescindere dall'età e dalla categoria. E poi c'è un'altra grande differenza: là i più bravi esordiscono in quarta serie a 14-15 anni, e a 18 in prima squadra. Da noi si festeggia se un 18enne debutta in D. È tardi. La follia è che si possa stare in Primavera fino a 20 anni, conosco ragazzi con oltre cento presenze in Primavera, perché magari bisogna vincere il campionato o giocare la Youth League: che senso ha? Come fai a migliorare? Per come la vedo io, il discorso è molto semplice: ho un ragazzo bravo? Lo faccio salire di categoria, lo mando sotto età, gli aumento il coefficiente di difficoltà. Così migliora, così lo porti avanti".
A chiudere l'intervista, uno sguardo rivolto alle prossime tappe della carriera. Oddo non ha nascosto il desiderio di tornare ad allenare stabilmente ai piani alti del calcio italiano, ripercorrendo anche le fasi più difficili del suo percorso professionale: "Mi sento assolutamente allenatore, quindi voglio tornare ad allenare ad alti livelli, facendolo con continuità. Cosa che ultimamente è successa poco a causa di svariate vicissitudini. Io sono partito subito fortissimo, ho vinto la B e ho allenato in A, la maggior parte della mia carriera è stata in B. Diciamo che vorrei sistemarmi tra A e B. Poi c'è stato un ridimensionamento, dovuto a scelte e momenti sbagliati. Vorrei sposare un progetto che mi permetta di lavorare dall'inizio perché negli ultimi anni sono sempre subentrato, ed erano situazioni quasi disastrose. E quando è così dipendi da troppi fattori che non sono solo quelli del campo. Vorrei una squadra da costruire dall'inizio: quando subentri c'è solo l'ossessione del risultato".
Con queste parole, l'ex tecnico del Milan Futuro chiude un capitolo professionale intenso, lasciando intendere come la sua prossima destinazione potrebbe collocarsi nuovamente tra la Serie A e la Serie B, categorie in cui ha costruito la parte più significativa della propria carriera in panchina.
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