Il Siracusa è uscito dalla Coppa Italia ai calci di rigore. Analizzando la gara nei novanta minuti, però, il giudizio resta poco lusinghiero. Sembra di ricalcare il cammino dello scorso anno: il ritiro è stato svolto in città a temperature proibitive e la squadra è stata allestita con forte ritardo. La società non ha messo in primo piano l’assetto tecnico e tattico in funzione degli obiettivi di fine stagione, che appaiono ancora incerti.

A differenza della passata stagione, inoltre, si parte con una penalizzazione di sette punti da annullare nel più breve tempo possibile. Mister Gaspare Cacciola si è buttato in questa avventura con tanta passione e altrettanta buona volontà, cercando di dare alla squadra un'impronta tattica ben precisa.

Ed è qui che si entra nella valutazione tecnica e tattica del gruppo. Contro il Modica si è vista una squadra di ragazzi volenterosi che ha cercato di dare il massimo sotto l’aspetto agonistico. Certo, con una preparazione a rilento non si poteva pretendere molto alla prima uscita ufficiale, anche se mister Cacciola prova ad accelerare i tempi nel trasmettere le sue idee ai giocatori. Tuttavia, tolti due o tre elementi adatti alla Serie D, è necessario che il direttore sportivo Emanuele Catania trovi la quadratura del cerchio. Servono innesti di categoria per affrontare un campionato pieno di insidie come la Quarta Serie.

La mancanza del presidente, l’assenza di una presentazione ufficiale e il silenzio sugli obiettivi stagionali creano un vuoto che alimenta l’ansia tra i tifosi, considerati i precedenti dello scorso anno. Nel calcio di oggi, la trasparenza e la presenza fisica della proprietà sono fondamentali per dare serenità all’ambiente. L’obiettivo ufficioso sembra essere il mantenimento della categoria unitamente a un ridimensionamento economico. Una società assente non può portare avanti un programma a distanza: deve decidere cosa fare, ovvero assumersi la responsabilità di continuare con programmi seri e lungimiranti oppure cedere la mano ad altri imprenditori, senza restare vincolata all’umore di una sola persona.

Una parte della tifoseria ha scelto di disertare lo stadio in segno di protesta contro la proprietà; un’altra parte ha deciso invece di tornare al «Nicola De Simone», pur attribuendo alla società le colpe della retrocessione dalla Serie C alla Serie D. Questi ultimi scelgono di scindere la maglia dalla gestione perché, per loro, «i presidenti passano, la maglia azzurra resta». Per questi sostenitori, lasciare la squadra da sola significherebbe condannarla sul campo.

La speranza di un domani migliore si scontra così con una dura realtà: quando la tifoseria è divisa, la squadra avverte la tensione e lo stadio perde quella compattezza che a Siracusa ha sempre rappresentato il dodicesimo uomo in campo.

Sezione: Serie D / Data: Gio 27 agosto 2026 alle 08:00
Autore: Pippo Franzò
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