Prima stagione a tempo pieno nella famiglia Equipe Campania (gruppo partenopeo di stanza a Quarto) per Giovanni Marzano, giovane allenatore acerrano che lo scorso anno si è diviso tra S. Antonio Abate (Eccellenza) e Cimitile (Promozione). Al suo attivo c'è soprattutto un lunga partnership con mister Raffaele Esposito come collaboratore tecnico di fiducia prima al Casalnuovo e poi alla Paganese. "Il progetto Equipe mi ha sempre affascinato anche perché lo scorso anno lo avevo solo sfiorato - esordisce Marzano -. Mi ha sempre intrigato poter entrare in contatto con calciatori dalle caratteristiche, oltre che tecniche, anche personali diverse tra di loro. L'Equipe Campania ti consente di lavorare quando non hai squadra, facendoti crescere nelle competenze e alimentando la necessità del confronto. Nello stesso tempo ti dà la possibilità di far vedere le tue idee. Siamo una vera squadra, anzi più di una squadra, come recita il nostro motto. I ragazzi sono disponibili, questa permanenza la interpretano in maniera totalizzante. È un gruppo che sa stare insieme, che condivide momenti di ilarità e di lavoro duro, ma sempre con grande complicità e intelligenza". 

𝐀 𝐒. 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐀𝐛𝐚𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐛𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞.

"Il futuro è dei giovani, fermo restando che i più esperti sono necessari per trainarli. Ma è giusto ringiovanire. Io non ho un curriculum lunghissimo, ma posso dire di aver fatto esperienze che mi hanno formato. Ho cominciato con Vincenzo Di Buono ad Acerra e di questo non posso che ringraziarlo. Con Esposito c'è stato quel salto importante che cercavo nel mio percorso. Nel progetto S. Antonio Abate mi ero gettato con tanto entusiasmo, peccato che sia sostanzialmente finito dopo tre mesi. Io comunque ho trovato lì ragazzi disponibili ad ascoltare i miei concetti e le mie idee. Anche per questo, nonostante tutto, siamo riusciti a proporre un buon calcio. È chiaro che il valore delle altre squadre era nettamente superiore e alla fine prevaleva. Ma ricordo le partite con Real Forio, Boys Caivanese, Frattese, Grazzanise o Albanova. Ce la siamo sempre giocata con tutti. Noi da giovanissimi quali eravamo, gli altri forti di calciatori strapagati e di alternative di livello. Alla fine l'esperienza degli altri faceva la differenza, ma io sono sempre rimasto soddisfatto della applicazione e della proposta di gioco dei miei ragazzi. Ringrazio il presidente Rosanova per la possibilità che mi ha dato, ci ha messo tutto se stesso per il club ma è rimasto da solo a guidare una nave in mare aperto". 

𝐏𝐨𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐢𝐥 𝐂𝐢𝐦𝐢𝐭𝐢𝐥𝐞.

"Lì potevo fare qualcosa in più e lo ammetto. Ho trovato tuttavia un ambiente un po' spaccato, con uno spogliatoio dove c'erano delle crepe evidenti. La squadra era più esperta e costruita per fare un campionato diverso. Ma tenere in pugno la situazione era difficile perché c'erano troppi rapporti da risanare nel gruppo. Siamo stati altalenanti fin quando non ho deciso di dimettermi per diversità di vedute con la società. Tuttavia ho lasciato la squadra a ridosso della zona play-off, quindi rispettando l'obiettivo che mi era stato affidato". 

𝐀 𝐏𝐚𝐠𝐚𝐧𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐭𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐮𝐧 𝐩𝐨' 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐑𝐚𝐟𝐟𝐚𝐞𝐥𝐞 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐦𝐞𝐬𝐢 𝐟𝐚. 

"Pagani è una piazza importante con un tifo da categorie superiori. In più c'è una particolarità che li distingue: lì il tifoso ti chiede principalmente di lottare e sudare la maglia, prima ancora di vincere. Quando vedono l'impegno e l'attaccamento alla maglia, avranno sempre un applauso o un incitamento per te al di là del risultato. I tifosi ci sono stati sempre vicini. Purtroppo noi abbiamo mantenuto un valore tecnico standard per tutto il campionato, le altre invece si erano rinforzate e tanto. E questo a lungo andare lo abbiamo pagato. Siamo stati anche sfortunati nel perdere Faella per un infortunio alla clavicola: per noi lui era un punto di riferimento essenziale dentro e fuori dal campo. Un vero trascinatore". 

𝐑𝐞𝐠𝐢𝐧𝐚𝐥𝐝𝐨, 𝐌𝐚𝐧𝐮𝐞𝐥 𝐂𝐚𝐧𝐧𝐚𝐯𝐚𝐫𝐨, 𝐒𝐚𝐫𝐧𝐨, 𝐅𝐚𝐞𝐥𝐥𝐚, 𝐁𝐮𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐞𝐝 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢: 𝐡𝐚𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐧𝐨𝐦𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢𝐠𝐢𝐨.

"Io ho legato un po' con tutti, ma la persona che davvero mi ha impressionato per le qualità umane che aveva, è stato Reginaldo. Ci sono degli aneddoti che mi hanno fatto apprezzare l'umiltà dell'uomo prima ancora della classe del calciatore forte di centinaia di presenze in serie A. Potrei dire che tanti giocatori dilettanti dovrebbero prendere esempio da lui, dalla sua serietà e semplicità. Reginaldo era il primo ad arrivare agli allenamenti e l'ultimo ad andarsene. Se doveva sferzare qualche giovane lo faceva senza problemi, per farlo crescere. Questo in virtù di una leadership innata. Insomma, un campione vero". 

𝐈𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨?

"Ho ricevuto diverse chiamate ma nessuna di queste si è concretizzata. Può capitare, ma aspettiamo con calma". 

Sezione: Esclusiva NC / Data: Mer 19 agosto 2026 alle 07:05
Autore: Stefano Sica
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