Una storia che intreccia il dramma della guerra e il riscatto sportivo, quella di Bohdan Popov, giovane attaccante dell'Empoli, che ha scelto di aprirsi raccontando il proprio vissuto a Cronache di spogliatoio. Un racconto che parte da lontano, da un Paese sconvolto dal conflitto, e approda in Toscana, dove il calciatore ha trovato una nuova casa e, soprattutto, la possibilità di guardare al futuro con fiducia.

Popov aveva appena quindici anni quando, all'esplodere della guerra in Ucraina, fu costretto a lasciare il proprio Paese. La sua fuga lo condusse dapprima in Polonia, primo rifugio dopo l'abbandono forzato della terra natale, e successivamente in Italia, nella provincia di Massa, dove poté contare sull'ospitalità di una conoscente di famiglia. È in quel territorio che il giovane ha cominciato a ricostruire, passo dopo passo, la propria esistenza, individuando nel calcio l'ancora a cui aggrapparsi in un momento di totale incertezza.

Il cammino calcistico italiano di Popov non è stato tuttavia lineare fin da subito. L'attaccante ha avuto un'esperienza con lo Spezia, ma complicazioni di natura burocratica legate al tesseramento ne hanno impedito il perfezionamento. Determinante, a quel punto, è stato l'intervento di un procuratore che ha intercettato le sue qualità, aprendogli la strada verso l'Empoli. Un approdo, quello in maglia azzurra, avvenuto quando il giovane ucraino conosceva solo in minima parte la lingua italiana: il club toscano ha scelto di investire sulla sua crescita, sia sul piano scolastico sia su quello personale, accompagnandolo in un percorso di integrazione totale.

Uno dei passaggi più toccanti raccontati da Popov riguarda proprio il legame instauratosi con la dirigenza empolese fin dai primi giorni. Il calciatore ha spiegato: "All’epoca del mio arrivo all’Empoli, non vedevo la mia famiglia da un anno: il presidente gli ha pagato una vacanza in Italia per farmeli riabbracciare. Quando è scoppiata la guerra, sono scappato in Polonia: i miei genitori avevano un’amica in Italia, che mi ha accolto in questo paese. Ho giocato a La Spezia, ma per problemi burocratici e di tesseramento non mi hanno potuto prendere. Poi mi ha notato un procuratore. Sono arrivato a Empoli che parlavo pochissimo italiano: mi hanno fatto studiare, mi hanno seguito nella crescita. La mia famiglia è tutta in Ucraina: non la vedo da tempo. Ma, come ho detto, appena arrivato, il presidente ha pagato loro un viaggio perché era da un anno che non li vedevo. Nella scorsa stagione, all’esordio in prima squadra a 18 anni ho fatto doppietta. I miei genitori lo dicono sempre: ‘Per come sei, segni per forza’. Mi sento ogni anno più forte, voglio dare qualcosa indietro all’Empoli. E poi vorrei giocare in Serie A o in Premier League".

Le parole dell'attaccante restituiscono con chiarezza il peso emotivo di una vicenda personale segnata dalla lontananza forzata dai propri cari, ma anche la determinazione con cui Popov ha saputo trasformare le difficoltà in stimolo. L'esordio in prima squadra, arrivato lo scorso anno quando il calciatore aveva soltanto diciotto anni, si è tradotto in una doppietta, episodio che lo stesso giocatore ricorda con orgoglio, richiamando anche l'affetto ironico dei genitori, convinti della sua naturale propensione al gol. Guardando avanti, Popov non nasconde ambizioni importanti, indicando la Serie A e la Premier League inglese come possibili traguardi futuri della propria carriera.

Al di là del rettangolo di gioco, però, l'attaccante ha voluto sottolineare come esista un desiderio che sovrasta ogni obiettivo sportivo. Come ha dichiarato lo stesso Popov: "Ma il mio sogno personale è un altro: che la guerra finisca. La mia famiglia vive in una zona pericolosa, ogni giorno li chiamo per sapere se va tutto bene. Un giorno vorrei tornare, adesso non posso. Quando gioco in Nazionale, andiamo in altri Paesi. Il sogno è poterlo fare in Ucraina".

Parole che raccontano una quotidianità fatta di apprensione costante, con telefonate giornaliere ai familiari rimasti in una zona esposta ai pericoli del conflitto, e che restituiscono la dimensione più autentica di un ragazzo che, pur avendo trovato in Italia e nel calcio empolese una nuova dimensione di vita, non smette di guardare al proprio Paese d'origine. Anche l'esperienza in Nazionale ucraina, che lo ha portato a disputare incontri in diverse nazioni straniere, si carica di un significato particolare: il desiderio più profondo di Popov resta quello di poter un giorno scendere in campo con la maglia della propria Nazionale direttamente in Ucraina, segno tangibile di una pace ancora da raggiungere.

La storia di Bohdan Popov si configura così come una testimonianza che va oltre la semplice cronaca sportiva, capace di intrecciare il percorso di crescita di un giovane talento con le ferite ancora aperte di un conflitto che continua a condizionare la vita di migliaia di famiglie.

Sezione: Serie B / Data: Ven 11 settembre 2026 alle 09:45
Autore: Chiara Motta
vedi letture