Al termine del primo Trofeo Catello Mari disputato contro la Juve Stabia, l'allenatore della Cavese Cristiano Masitto ha commentato con grande accuratezza la prestazione fornita dai suoi uomini sul terreno di gioco, concentrandosi sulle indicazioni emerse nel corso dei novanta minuti.

Il tecnico metelliano si è detto concorde con l'analisi della gara e del volume di gioco espresso dai suoi: «I ragazzi meritavano il gol perché lo hanno cercato con insistenza sia nel primo che nel secondo tempo».

L'atteggiamento propositivo rappresenta un punto fermo del nuovo corso tattico: «È importante creare occasioni ed è importante arrivarci bene, soprattutto con tanti uomini. Abbiamo avuto diverse possibilità e questo mi rende molto soddisfatto».

Pur non nascondendo l'amarezza per il risultato finale, la risposta della squadra di fronte a un avversario di categoria superiore è stata positiva: «Ovviamente non sono contento del risultato, ma lo sono per come abbiamo interpretato la partita contro una squadra forte e di categoria superiore. Abbiamo giocato con personalità e ho ricevuto ottime indicazioni da tutti, sia da chi è partito dall’inizio sia da chi è subentrato. Questo ci fa ben sperare».

Passando ad analizzare le rotazioni e gli innesti arrivati dal calciomercato, come l'approdo del nuovo attaccante Alberti, la guida tecnica ha espresso profonda fiducia nella profondità della rosa: «Come dicevo già la settimana scorsa, ero molto contento del gruppo che avevo. La società e il direttore mi hanno regalato Alberti, un attaccante che ci serviva tanto, e oggi credo che la rosa sia completa».

Le caratteristiche del gruppo rispecchiano le idee di gioco dell'allenatore: «È una squadra, come piace a me, camaleontica, capace di fare più cose durante la partita e di dare spazio alle mie idee di calcio moderno. Stiamo inserendo qualche novità rispetto allo scorso anno, ma vedo che i ragazzi recepiscono tutto in maniera spontanea perché hanno qualità».

I giudizi sui singoli e sulla compattezza dello spogliatoio restano estremamente elevati in vista dell'inizio della stagione: «Sono molto contento dell’arrivo di Alberti, della prestazione di Fusco e, più in generale, di tutti i ragazzi. Ci sarà bisogno di tutti, perché il campionato sarà lungo e impegnativo. Credo davvero di avere una rosa al top».

La flessibilità dell'organico permetterà allo staff di variare spesso le strategie di gara: «Abbiamo una rosa completa, con tanti giocatori che possono ricoprire lo stesso ruolo ma con caratteristiche diverse. Questo sarà un grande vantaggio per me e per lo staff, perché ci permetterà di preparare ogni partita in modo differente».

Le risposte arrivate dal campo confermano la bontà delle esercitazioni svolte in settimana: «Oggi mi è piaciuto il feedback che abbiamo avuto. Ho visto in campo quello che proviamo durante gli allenamenti ed è proprio ciò che vogliamo».

Il mister ha poi spiegato quali sono le basi su cui costruire l'identità del nuovo corso blufoncé: «Abbiamo l’obbligo di lavorare bene. Ho trovato una squadra che aveva già fatto un ottimo lavoro nella scorsa stagione e con giocatori di grande gamba come Sava, Diarrassouba, Awua, Macchi e Loreto».

L'obiettivo principale resta quello di implementare aggressività e ritmo: «Il mio obiettivo è valorizzare quanto di buono avevano già costruito, aggiungendo però una forza e un’intensità diverse. Oggi ho visto una squadra molto aggressiva, capace di andare a prendere gli avversari alti e di farlo senza paura».

Il modulo di base potrà subire variazioni continue in base all'avversario: «Lavoriamo su questi principi, ma possiamo prepararne anche altri, perché mi piace adattare la squadra e preparare ogni partita in maniera diversa».

In merito alla prestazione dei singoli, il tecnico ha evidenziato con schiettezza gli aspetti che richiedono ancora un salto di qualità negli ultimi metri: «L’atteggiamento mi è piaciuto sempre, sia nel primo che nel secondo tempo. Mi è piaciuto meno il poco coraggio mostrato da qualche giocatore al limite dell’area».

A mancare è stata la determinazione nel momento decisivo della giocata: «Non parlo delle occasioni create, perché ci siamo arrivati anche con una buona manovra, ma di tutte quelle situazioni in cui la palla era nei piedi dei calciatori che devono fare la differenza».

La richiesta ai propri elementi offensivi resta chiara e diretta: «Voglio che abbiano la personalità di entrare in area, cercare il rigore, spostarsi quei venti centimetri per andare al tiro. Mi piace poco quando un attaccante o un esterno temporeggia, cambia idea e torna indietro».

L'ottimismo del mister nasce dalla consapevolezza del potenziale realizzativo della squadra: «Credo di avere giocatori che hanno il gol nelle corde. Non è un caso se siamo arrivati tante volte davanti alla porta. Sono convinto che, quando si sbloccherà il primo, poi tutto verrà di conseguenza».

Spazio poi all'emozione per l'esordio sulla panchina del Simonetta Lamberti davanti alla propria tifoseria: «Ero curioso di vedere la squadra. Durante la settimana sono molto dinamico, anche fastidioso negli allenamenti, mentre la domenica mi piace godermi quello che abbiamo preparato».

L'impatto con il pubblico cavese ha lasciato il segno nel cuore dell'allenatore: «Il pubblico è stato meraviglioso, è stata una bellissima emozione. I nostri ragazzi, spinti da questo calore, hanno dato qualcosa in più e mi hanno fatto vedere fin dove possono arrivare».

Il sostegno degli spalti rappresenta una spinta decisiva per superare i propri limiti sul terreno di gioco: «Avere uno stadio così ti porta ad aumentare i ritmi e a raggiungere limiti che altrimenti sarebbe difficile toccare. Ero davvero curioso di vedere cosa potessimo fare».

La mentalità della squadra deve rimanere costante a prescindere dal nome dell'avversario affrontato: «Oggi poteva esserci anche una squadra di Serie A: il mio modo di vedere il calcio non cambia, sia contro la Juventus che contro il Napoli. Quello che ho visto oggi è probabilmente ancora superiore a ciò che i ragazzi possono esprimere e voglio rivederlo sempre».

Sul peso specifico della piazza nel cammino stagionale, il tecnico si è espresso con estrema chiarezza: «Dobbiamo mettere in campo caratteristiche come sudore, rabbia, corsa, grinta, fame e tenacia. Ma queste non devono essere le qualità di una squadra che punta a salvarsi».

L'atteggiamento feroce deve essere la prerogativa di chi punta a traguardi ambiziosi: «Sono le caratteristiche delle squadre che vincono i campionati, anche in Serie A. La fame appartiene a chi vuole vincere. Ecco perché dal punto di vista mentale dobbiamo fare uno step in più. Io sono qui tutti i giorni per ricordarlo ai ragazzi».

Per spiegare il concetto di abnegazione, il mister ha rispolverato esempi illustri del calcio italiano: «Ai miei tempi giocatori come Vialli, Ravanelli e Del Piero facevano chilometri anche in fase difensiva. Quella era la fame! Voglio che questa mentalità appartenga anche alla nostra squadra».

L'obiettivo finale resta quello di sintonizzare la mentalità della squadra con quella dell'intera città: «Deve rispecchiare il carattere della città e della curva, ma con un obiettivo diverso: alzare sempre l’asticella».

Sezione: Serie C / Data: Ven 07 agosto 2026 alle 22:15
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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