La notizia di ieri con la morte a 60 anni nella sua Buenos Aires di Diego Armando Maradona, ha sconvolto gli amanti del calcio e non solo. Considerando tutte le pagine indelebili scritte dal Pibe de Oro, è tuttavia innegabile quanto l’Argentina e la città di Napoli abbiano subìto un colpo ancor più doloroso rispetto a quello che ha lasciato sgomenti miliardi di appassionati di questo sport. Per omaggiare nel nostro piccolo la memoria di Diego, abbiamo chiesto ai ragazzi nel gruppo della prima squadra originari di Napoli, di darci un loro ricordo di quanto Diego ha lasciato in loro e più in generale nella città partenopea. In rigoroso ordine alfabetico, queste le impressioni di Francesco Lodi, Vincenzo Sarno ed Angelo Tartaglia. Iniziamo col centrocampista: “Sfortunatamente non ho avuto il piacere di conoscerlo, quando lui arrivò a Napoli il 5 luglio 1984, io di fatto ero appena nato. Quando il Napoli vinse lo Scudetto avevo appena tre anni, le sue gesta le ho viste in videocassetta e in dvd ma in ogni caso sono cresciuto con lui. Ricordo che a carnevale mi vestivano sempre con la sua maglia numero dieci e la parrucca, per noi è stato un Dio del calcio. Per me – prosegue Lodi – è stato il miglior giocatore mai esistito al mondo. Sono cresciuto con le sue immagini, vedendo i suoi gol su punizione col desiderio impossibile di eguagliarlo. Per me la notizia di ieri è un grandissimo dispiacere, una tristezza enorme. Non mi sarei mai aspettato dopo i recenti 60 anni e l’operazione pochi giorni prima che arrivasse una notizia così. Per noi napoletani se ne va un pezzo di storia di Napoli, ha rappresentato e ci ha fatto vivere momenti bellissimi, indimenticabili”.
E’ il momento di Vincenzo Sarno, altro ragazzo cresciuto con il mito di Diego nella quotidianità di Napoli: “I nostri genitori, tutti i genitori napoletani, trasmettono ad ogni bambino l’amore per Diego, siamo cresciuti tutti con le sue giocate, quello che faceva col pallone, quello che ha significato per la nostra città. Per noi è qualcosa in più, un idolo che va al di sopra di tutto, paragonabile a un secondo Dio, una leggenda, qualcosa che a parole è pressoché impossibile spiegare. Da ieri a oggi il mio telefono è letteralmente impazzito, dai gruppi così come da singole persone, è come se fosse mancato un parente. Qualsiasi bambino napoletano nasce con Maradona, i primi tifosi sono i nostri genitori, ci hanno trasmesso tutte le immagini, i dvd, mio padre mi faceva vedere per ore le sue gesta. E’ un colpo durissimo per la mia città, Diego fa parte della vita quotidiana, dell’intercalare del parlare il napoletano. Ieri pomeriggio eravamo ancora in campo e sappiamo purtroppo com’è andata, appena salito sul pullman ho trovato centinaia di messaggi ed è come se avessi perso uno di famiglia. Già c’era tanta rabbia per l’aver perso la nostra partita, leggere immediatamente dopo questa notizia è stata una vera mazzata, un senso di vuoto che non si può spiegare. Lo stadio San Paolo intitolato a Diego? Per me una cosa che andava fatta già ben prima della sua morte e vado oltre, per quello che ha fatto lui con quella maglia numero dieci, ritirerei la dieci in generale. E’ come se su un campo di calcio avessero portato via il pallone”.
Questo il ricordo del difensore Angelo Tartaglia: “Porto nel cuore quello che portano tutte le persone di Napoli, per noi Maradona ha rappresentato tanto, in campo ma credo soprattutto fuori. Diego è stato colui il quale ha rappresentato la rinascita di un popolo. Sappiamo come a Napoli sono fatte le persone, sappiamo che ci sono tante difficoltà, per noi è stato una figura importantissima, per i tifosi, per la città, per i napoletani e credo anche per chi tifava altre squadre. Il suo carattere ribelle, la sua genialità, è stata fonte di ispirazione per i napoletani e credo per tutti i ragazzi che vogliono giocare a calcio e anche per quelle persone che non giocavano a pallone, che provenivano magari da un ceto più basso e che pian piano nella vita hanno voluto risalire, come ha fatto lui. Diego per noi non è stato solo il calcio, ma ha rappresentato qualcosa di molto importante soprattutto fuori, per tutti noi. Il fatto che in una miriade di luoghi della città ci siano murales, altarini in suo onore, è solo una conferma di quanto ho appena detto. Il San Paolo intitolato a Diego? Per me una cosa che andava fatta al di là della sua morte. Quello è stato il tempio di Maradona. I giocatori del Napoli e le squadre che vanno a giocare al San Paolo, sanno che quello è lo stadio nel quale Diego ha fatto vedere le cose più belle nel gioco del calcio, intitolare a lui l’impianto è una cosa giustissima da fare”.
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