Ci sono traguardi che parlano da soli. Per Simone Guerra, centravanti della Juventus Next Gen, il numero 100 ha assunto sabato 4 aprile un significato che va ben oltre la statistica. In occasione della trasferta contro il Perugia, l'attaccante ha tagliato il traguardo delle cento presenze in bianconero, celebrandolo nel modo che gli riesce meglio: segnando. Il quarantaduesimo gol con la maglia della Juventus è arrivato proprio in quella circostanza, un sigillo personale su una tappa che lo ha ufficialmente inserito nella storia del club.
Guerra era arrivato a Torino nell'estate del 2023, dopo un'esperienza alla FeralpiSalò. Il suo esordio, a Pescara, aveva già detto molto del personaggio: gol alla prima uscita, come se volesse presentarsi con il biglietto da visita più eloquente possibile. Da allora, in due anni e mezzo, il percorso non si è mai interrotto. Oggi, a 36 anni, è il capitano della squadra e uno dei punti di riferimento più solidi dello spogliatoio.
Ripensando a quella prima partita con la Juventus, Guerra non nasconde quanto fosse carica emotivamente. «L'emozione era tanta a Pescara perché era la mia prima partita con la Juventus ed era anche il primo grande cambiamento dopo un'avventura in una realtà nella quale ero stato bene come la FeralpiSalò», ha dichiarato al sito ufficiale della Juventus. «È stato indubbiamente molto emozionante perché entravo a far parte di un club importante e, nello specifico, entravo in contatto con un gruppo di ragazzi giovani con tante qualità, di conseguenza le prime sensazioni sono state da subito positive».
Sul valore delle cento presenze, Guerra è lucido e riflessivo: «Sicuramente si tratta di un numero importante perché vuol dire che in due anni e mezzo ho giocato un certo numero di partite, nonostante l'età. Per me questo traguardo ha un valore prezioso perché mi ha fatto entrare nella storia di una società così importante. Ciò che mi gratifica di più, però, è essere riconosciuto come un elemento fondamentale per la crescita dei ragazzi e un punto di riferimento nello spogliatoio».
Da un anno e mezzo Guerra porta la fascia al braccio. Un ruolo che non sembra averlo cambiato nella sostanza, ma che lo ha indotto a rivedere il proprio approccio relazionale con i compagni più giovani. «In questi anni alla Juventus direi che non sono cambiato molto», afferma. «L'unica cosa che ho cambiato è il modo di approcciarmi ai miei giovani compagni di squadra: inizialmente ero un po' più "sulle mie" perché volevo conoscerli, nonostante le mie sensazioni fossero positive sin da subito. Adesso, però, faccio meno fatica a entrare in sintonia con loro e quindi si crea nell'immediato un grande rapporto».
Una leadership costruita giorno per giorno, sul campo e negli spogliatoi, senza proclami. Il tipo di leadership che, spesso, è la più efficace.
Tra le tante partite disputate, ce n'è una che Guerra porta con sé come ricordo indelebile. «Sicuramente la gara che mi torna in mente se penso a un momento speciale è quella del playoff di ritorno a Caserta», racconta. «Dovevamo fare un'impresa e l'abbiamo fatta, l'abbiamo fatta in modo storico. Abbiamo dominato la partita, abbiamo giocato un match straordinario e abbiamo dimostrato che, nonostante la giovane età, la squadra poteva dare fastidio a tutti».
Sul fronte personale, c'è un gol che considera il più bello dal punto di vista estetico, e un altro che reputa il più significativo. «Il gol più bello? Penso quello contro il Benevento l'anno scorso; c'è stato l'uno-due con Adzic e poi sono riuscito a tirare da fuori area.» Ma la rete che porta il peso emotivo maggiore è un'altra: «Se devo parlare anche di gol importanti, penso che in questa speciale classifica ci debba essere quello segnato a Pescara ai playoff, perché ci ha permesso di chiudere la partita e ci ha dato il passaggio del turno in una gara tosta dove dovevamo vincere assolutamente, quindi la reputo una rete importante per me e per la squadra».
Con l'esperienza di chi ha percorso quasi tutta la carriera tra Serie C e qualche stagione in Serie B, Guerra guarda ai compagni più giovani con una consapevolezza che trasforma in consiglio. «Il consiglio maggiore che mi sento di dare ai miei compagni più giovani è sicuramente quello di sfruttare al massimo tutto quello che hanno a disposizione qui alla Juventus», dice. «Io lo dico sempre ai ragazzi: per me è stato un premio alla carriera entrare in una Società così grande, con tutte queste strutture. Quando hai un'opportunità del genere, dopo aver giocato quasi sempre in Serie C e pochi anni in Serie B, non puoi fartela scappare. Strutture così all'avanguardia non le ho mai viste».
Il senso del privilegio, però, non deve essere solo una percezione passiva. Per Guerra, si traduce in un dovere concreto: «Per molti di loro, invece, è un punto di partenza, di conseguenza devono sfruttare al massimo questa opportunità, mettendosi a disposizione di tutti, cercando di prendere consigli da tutti, dai più grandi, da tutti gli allenatori che hanno incontrato nel loro percorso, dai preparatori, da tutte le persone che lavorano in questo Club perché al di fuori è difficile trovare realtà di questo livello. Se loro sfruttano al meglio questi vantaggi, compiono già un passo in più rispetto ad altri ragazzi della loro età».
Centrale nel racconto di Guerra è anche la figura del tecnico Massimo Brambilla, con cui il rapporto è descritto come fondato sulla fiducia reciproca. «Il mio rapporto con il Mister è sicuramente ottimo. È un rapporto di fiducia, di stima, parliamo spesso, ci confrontiamo, seppur sempre con le giuste dovute distanze che i nostri rispettivi ruoli impongono, però è una persona con cui si può dialogare tranquillamente».
La qualità che Guerra apprezza di più nell'allenatore è la gestione emotiva delle situazioni: «La sua dote principale è senza dubbio la calma con cui gestisce le situazioni, il modo con cui si interfaccia con i giovani. Spesso, infatti, con i miei compagni scherziamo su quest'ultimo aspetto dicendo che dovrebbe essere un po' più duro e devo dire che quest'anno, a differenza delle altre stagioni, il Mister si è fatto sentire in determinati momenti. Ho notato che con certi ragazzi è servito, però, come ho detto prima, la sua dote principale rimane la serenità con la quale riesce a gestire qualsiasi tipo di situazione».
Sul rendimento complessivo della squadra in questo campionato, il giudizio di Guerra è sostanzialmente positivo, pur con qualche ombra. «Sicuramente abbiamo fatto un buon campionato fino a questo momento, abbiamo avuto meno difficoltà rispetto alle scorse annate forse perché, come squadra, abbiamo iniziato a lavorare bene sin da subito e non abbiamo cambiato tantissimo.» Tuttavia, ammette: «Un po' di rammarico, però, c'è perché in qualche partita non siamo riusciti a portare a casa l'intera posta in palio un po' per mancanza di esperienza, un po', forse, perché ci siamo adagiati.»
La squadra si trova comunque in zona playoff, con un recupero in programma mercoledì 8 aprile contro la Ternana — partita attesa con rispetto ma anche con la consapevolezza dei propri mezzi. «Sarà una partita tosta perché è una squadra composta da giocatori esperti», avverte Guerra. «A inizio campionato era stata costruita per altri obiettivi, ha avuto delle difficoltà e ha cambiato l'allenatore di recente, quindi adesso cercherà di risollevarsi in queste ultime partite. Noi dovremo cercare di fare la nostra partita, come sempre, consapevoli delle nostre qualità, del nostro gioco e del fatto che, se giochiamo tranquilli, possiamo gestire bene qualsiasi tipo di sfida».
A 36 anni, Simone Guerra non ha intenzione di fermarsi. La sua prospettiva sul futuro è semplice e diretta: «Mi piacerebbe andare avanti perché mi sento bene, mi sento ancora voglioso di giocare. Il mio augurio, in primis, è di poter stare bene, cercando di giocare il più a lungo possibile, almeno fino a quando il fisico me lo permetterà».
C'è anche un desiderio più intimo, legato all'essenza del progetto in cui è immerso: «Mi piacerebbe trovare qualche altro ragazzo con cui giocare che possa arrivare a esprimersi ai massimi livelli, come è stato — per citarne alcuni — con Yildiz, con Savona e con Mbangula. Ragazzi con i quali ho condiviso lo spogliatoio in Next Gen e che ora giocano nei più importanti campionati europei».
Poi, con l'autoironia di chi non prende se stesso troppo sul serio: «È bello lavorare con i giovani, anche perché sto notando che mantiene giovane anche me nonostante l'età».
Cento presenze, quarantadue gol e una carriera che ancora non ha voglia di concludersi. Per Simone Guerra, il traguardo raggiunto a Perugia è un punto fermo, non un punto finale.
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