In casa biancorossa è stato il momento di tracciare le prime somme e introdurre gli ultimi innesti della sessione estiva. Durante l'incontro con i giornalisti, il responsabile dell'area tecnica del Perugia, Alessandro Gaucci, si è soffermato a lungo sulle dinamiche di squadra al fianco dei nuovi arrivati Guillaume Renault, Pelle van Amersfoort, Edoardo Vergani e Sayha Seha.
L'avvio dell'intervento del dirigente è stato dedicato al capitano Linas Megelaitis e agli indisponibili dell'organico. «Aprofitto per fare gli auguri al nostro capitano Megelaitis, che tra l’altro oggi compie gli anni. Ci ho parlato ieri e ci tengo a comunicare che la prossima settimana gli verrà rinnovato il contratto. È uno degli uomini più veri che abbia conosciuto in 35 anni di calcio. Vorrei che restasse capitano del Perugia ancora per tanti anni: non riesco a capire come un giocatore del suo livello continui a militare in queste categorie. Non vedo l’ora che torni con noi: lo farà più forte di prima».
Il quadro clinico e la risposta caratteriale del gruppo sono stati ribaditi subito dopo dallo stesso dirigente. «Sapete che anche Cavallini ha avuto un infortunio serio, non abbiamo ancora una valutazione definitiva, ma siamo più fiduciosi sul fatto che il recupero possa essere rapido. In mezzo a tante notizie negative voglio però sottolineare il gesto di Borsoi: dopo l’allenamento, mentre eravamo con il mister, è venuto da noi per comunicarci che avrebbe rinunciato alla convocazione in Nazionale per restare a disposizione della prima squadra. Questo gesto dice molto sull’attaccamento dei nostri giocatori alla maglia. Era stato convocato per qualificazioni importanti, sappiamo quanto potesse tenerci, e proprio per questo credo che sia ancora più da elogiare».
Sollecitato sulle strategie difensive e su eventuali correttivi di riparazione, l'operatore di mercato dell'Umbria ha espresso idee molto precise sulla gestione numerica e sulle uscite. «Se torneremo sul mercato per un difensore? Avevamo impostato la squadra in un certo modo. In tutte le società dove ho lavorato ho sempre cercato di dare la possibilità di giocare con soluzioni diverse, ma senza avere più di due giocatori per ruolo, perché quando qualcuno non gioca con continuità possono nascere problemi. Purtroppo non abbiamo la sfera di cristallo per prevedere infortuni così complessi. Per Cisco avevamo pensato di intervenire prendendo un esterno. In difesa eravamo in sette, con Rondolini che secondo me ha un futuro importante: avevo pensato di mandarlo a giocare per evitare che restasse fermo un anno, perché non voglio frenare la crescita di un possibile talento. In una realtà importante come il Bologna può crescere e magari tornare da noi pronto per essere protagonista».
L'analisi dell'assetto arretrato è proseguita evidenziando le risposte già presenti nello scacchiere tattico. «Poi sono arrivati gli infortuni di Mega e Cavallini. A sinistra siamo coperti con Borsoi e Papazov, a destra siamo messi bene, abbiamo anche Angeli che sta recuperando e siamo cinque per tre posti. All’occorrenza Quirini può fare anche il braccetto. Per questo oggi è difficile prendere in considerazione l’ipotesi di intervenire sul mercato: non voglio aggiungere giocatori tanto per farlo e il mercato attuale non offre facilmente un sostituto di livello per uno come Linas. Sono convinto inoltre che Tozzuolo, tornando sulla fascia destra, possa rendere ancora meglio. Stramaccioni sarà disponibile a tempo pieno e abbiamo le alternative giuste».
Passando alla tenuta generale della compagine e alle tempistiche con cui si è formata la rosa, il tesserato biancorosso ha allargato lo sguardo alla fase complessiva di non possesso. «Chi parla di problemi difensivi spesso guarda solo la parte finale dell’azione. La fase difensiva riguarda tutta la squadra: oggi siamo ancora al 50-60% delle nostre possibilità. Non è normale costruire una squadra il 7 agosto: parlo soprattutto di identità, che è la cosa che mi interessa di più. Vogliamo diventare una squadra capace di mettere in difficoltà chiunque. Se avessimo avuto venti giorni in più sarebbe stato diverso, ma ora dobbiamo concentrarci solo sulla prossima partita, che sarà difficilissima. Ci sono quattro o cinque squadre che hanno investito tantissimo, una è il Ravenna, che ha mantenuto lo stesso allenatore e aggiunto giocatori importanti. Noi però pensiamo solo a noi stessi».
L'esponente dirigenziale del club umbro si è mostrato sereno in merito ai profili portati a termine nonostante le difficoltà operative iniziali. «Molti giocatori che avevo individuato erano già stati presi il 10 agosto. Abbiamo scelto il meglio di quello che era rimasto e credo comunque di aver costruito qualcosa di positivo. Per l’80-85% sono molto soddisfatto di chi è arrivato. Avessi avuto più tempo avrei potuto scegliere caratteristiche diverse per due o tre giocatori, ma nelle condizioni in cui abbiamo lavorato sono contento. Avevo detto in presentazione e lo ribadisco: se qualcosa non dovesse funzionare al meglio, a gennaio ci sarà il mercato per intervenire. Oggi però sono molto, molto soddisfatto. L’unica cosa che mi preoccupa sono gli infortuni, soprattutto quello di Mega, perché era uno dei pochi giocatori già a un livello altissimo di rendimento. Per personalità e carisma era probabilmente l’unico che non avrei voluto perdere».
Quanto alle opportunità tattiche per la linea d'attacco, la visione espressa poggia sulla versatilità e sulla complementarietà degli interpreti. «Sabbatani seconda punta? Abbiamo costruito una squadra che davanti può giocare in tanti modi: con tre attaccanti, con un trequartista, con due trequartisti. Anche Vergani e Van Amersfoort non sono semplicemente centravanti. Pelle ha giocato da trequartista, è un giocatore mobile e ci permetterà di cambiare. Canotto, Seha e Cortesi possono fare anche gli esterni. Abbiamo tante soluzioni».
Una veloce parentesi ha riguardato l'evoluzione dei quadri societari, materia su cui l'incaricato dell'area sportiva si mantiene focalizzato solo sugli aspetti di campo. «Fortunatamente non me ne sto occupando direttamente. So che non ci sono problemi particolari, speriamo che si chiuda il prima possibile e che venga chiarito ogni aspetto».
Parlando di Van Amersfoort e della mentalità di scouting internazionale, la figura di riferimento del sodalizio ha rievocato approcci già collaudati in passato. «Come mai Van Amersfoort arriva in Italia solo ora? Forse per colpa del nome difficile da pronunciare (ride, ndr). Battute a parte, sapete come lavoriamo: cerchiamo di vedere quello che gli altri non vedono e arrivare prima dove altri magari non danno importanza. Pensate al network che avevamo costruito a Perugia: insieme all’Udinese riuscivamo a portare giocatori da tutto il mondo. Questo ci permette di avere una visione di mercato dieci volte più ampia rispetto ad altri. Non aver potuto fare la preparazione ci ha impedito di puntare su alcuni stranieri importanti. Gli altri attaccanti disponibili non valevano l’investimento economico richiesto, mentre Van Amersfoort sì. Da Vergani invece mi aspetto tantissimo».
Non è mancata la sottolineatura della centralità del settore giovanile nei programmi futuri della società. «Agnissan resterà in rosa? Un mese fa, guardando una partita della Primavera, la prima cosa che ho detto è stata che mi piacerebbe riportarla ai livelli che merita. Con il mio staff la seguiremo quotidianamente: deve diventare un vero supporto per la prima squadra. Ogni anno dovremo riuscire a portare almeno due o tre giocatori in prima squadra. Tutto questo è parte integrante del progetto. Chi arriverà dalla Primavera dovrà essere realmente pronto, per questo vogliamo potenziarla».
Sui risultati colti nelle prime gare, l'aspetto maggiormente apprezzato attiene alla coesione emotiva della spogliatoio. «Sono soddisfatto? L’aspetto che mi piace di più di questa squadra è l’attaccamento che hanno creato tra loro. Festeggiano un gol come se avessero vinto la Champions League. Il livello di amicizia e il rapporto umano che si è creato è qualcosa che ogni direttore sportivo o allenatore vorrebbe trovare subito, e non succede quasi mai. Per me questo è il successo più grande».
Su una possibile riammissione di Bartolomei nei ranghi della prima squadra, il dirigente ha spiegato la situazione attuale del tesserato. «Il reintegro di Bartolomei? No, non per mancanza di volontà. È un grande professionista, ma ha problemi fisici. Lui non ha voluto andare via: avevamo trovato una soluzione, vedremo cosa succederà da qui a gennaio».
Si è poi passati alle singole valutazioni sui volti nuovi, iniziando dall'arrivo di Renault sulle corsie esterne. «L’infortunio di Cisco ci ha portato a fare qualcosa che non avevamo previsto, ma sono contento della scelta. Volevamo dare un’alternativa a Quirini, sapete quanto Diana punti sugli esterni. Guillaume è un ragazzo incredibile: si è adattato in pochissimo tempo, ha caratteristiche importanti ed è molto duttile. Può giocare sia a destra sia a sinistra, ha alle spalle 30 presenze nell’Alcione. Gli diamo il benvenuto».
Scommessa chiara e condivisa è anche quella riguardante l'ingaggio della punta Vergani. «Con Vergani ci siamo sentiti subito in videocall: è nata immediatamente empatia, anche perché abbiamo un percorso simile e ci siamo capiti subito. È uno dei talenti più importanti ancora inespressi del nostro calcio. La prima domanda che gli ho fatto è stata proprio capire come mai non fosse ancora riuscito a esplodere, ma per fortuna ha solo 25 anni. Lo abbiamo preso nonostante avessimo già diversi giocatori offensivi, perché è una mia scommessa. Credo fortemente che possa darci tanto, sia dal punto di vista fisico sia tecnico. Voglio dargli la possibilità di rilanciarsi alla grande e spero possa farlo con noi».
Tra gli elementi offensivi di strappo figura pure Seha, prelevato per aumentare la qualità nei duelli individuali. «Seha è un talento che arriva dal Catanzaro, ma soprattutto dal percorso nel Marsiglia e nel calcio francese. Crediamo possa darci molto nell’uno contro uno. È un ragazzo che si diverte quando gioca, ha la testa sulle spalle e, nonostante la giovane età, ha già grande maturità. Sa saltare l’uomo e speriamo possa darci il contributo che ci aspettiamo».
Infine, le lunghe battute per chiudere il tesseramento del profilo olandese Van Amersfoort sono state chiarite nei minimi dettagli formali. «È stata una trattativa lunga e complicata, ma non per questioni economiche. Il problema principale è stato legato ad alcuni aspetti tecnici dei contratti e alla diversa conoscenza dei regolamenti italiani. Loro arrivavano dal Qatar, dove i contratti vengono gestiti diversamente, spesso con documenti in arabo e inglese. In Italia invece la situazione è diversa e questo ha allungato i tempi. La volontà però c’è sempre stata: lui voleva il Perugia e noi volevamo lui. Ora dobbiamo solo dargli il tempo di entrare in condizione. Sono dieci giorni che viaggia tra Qatar e Olanda per sistemare le sue cose. Gli diamo il benvenuto e aspettiamo che possa fare quello per cui è stato scelto: aiutarci in campo».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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