In casa rossoblù è tempo di chiarimenti su temi cruciali per il presente e il futuro della società. Il presidente del Potenza, Donato Macchia, ha preso la parola per spiegare approfonditamente i motivi che hanno spinto il club a non presentare la domanda per il bando di affidamento pluriennale dello stadio Viviani, allargando poi il discorso agli investimenti sulla squadra e alla gestione economica del sodalizio.

In apertura della sua analisi, il massimo dirigente della formazione lucana ha voluto fare una premessa sul clima generale e sulle aspettative della piazza. «Io non devo rassicurare nessuno. Sono io che voglio essere rassicurato. Per me parla il mio operato, il mio impegno per il Potenza Calcio, e non solo. Sembra quasi che la nostra società si debba fare carico di tutto, anche di quello che non gli spetta. Ma è mai possibile? Forse vi abbiamo abituato troppo bene».

Entrando nel merito della mancata partecipazione alla gara per la gestione dell'impianto cittadino, il patron del club rossoblù ha chiarito i dettagli tecnici e le criticità giuridiche riscontrate nella procedura. «Non avevamo i requisiti giuridici per partecipare. È un discorso tecnico su subappalto, avvalimento e organizzazione di Ati. Tecnicismi difficili da comprendere per chi non è avvezzo ai bandi pubblici, ma di cui il Potenza ha dovuto prendere atto. Partiamo dai dati macro o dagli interventi obbligatori: il bando prevedeva un'assegnazione di 23 anni, un piano economico finanziario di 21 milioni, e interventi su manto sintetico, servizi igienici o ristrutturazione dell'Enaoli, struttura destinata all'alloggio vani. Tra i lavori non obbligatori, ma altamente possibili, quelli sulla Curva Ovest, descritta nel bando stesso come vetusta. Altro tema sensibile che ha spiazzato la società di viale Marconi. Il bando è partito dal dato più importante: l'impossibilità di partecipare al bando in proprio. È un discorso gestore o affidare i lavori, altro è associarsi con un'azienda di costruzione e condividere utili e perdite. Mi spiegate quale società operante in questo campo possa partecipare a un progetto di questo tipo senza essere pagata al completamento delle opere, ma solo attraverso i ricavi previsti, peraltro neanche sicuri? Motivazione quasi banale, ma tremendamente efficace».

Proseguendo nella disamina delle infrastrutture sportive e degli interventi previsti sugli spalti, il proprietario della società è passato ad affronatare la questione del settore destinato al tifo organizzato. «Poi il discorso dei lavori sulla Curva: "Credo di essere stato molto chiaro con i tifosi quando c'è stato l'incontro sull'ingresso dello stadio. Noi non ci siamo mai presi l'impegno per fare quel tipo di lavori. Lo stadio non è di nostra proprietà, quel tipo di interventi devono essere a carico del proprietario e quindi del Comune"».

Anche sul capitolo relativo alla riqualificazione di altri plessi cittadini, il tesserato del club di viale Marconi ha tenuto a precisare il punto di vista societario e le valutazioni economiche effettuate. «La riqualificazione dell'Enaoli, invece non è mai stata un problema, tanto da essere stata inserita anche nell'originale manifestazione d'interesse proposta dalla società più di due anni fa: "Lì, da concessionari, saremmo intervenuti senza problemi. Perché quel luogo sarebbe al servizio del nostro settore giovanile. Una struttura strategica, che ci eviterebbe di andare in giro per la provincia, dimettere persone sulla strada. È un servizio alla comunità, a favore dei ragazzi, dello loro famiglie. Sono soldi ben spesi"».

Il numero uno della compagine lucana ha poi risposto alle domande riguardanti le strutture per gli allenamenti e le prospettive d'investimento. «Diversi sul discorso del punto. La Cip Zoo per il nuovo stadio, dove non ci sono stati al momento ulteriori confronti con la Regione, ma sul quale Macchia chiarisce: "Quello è un intervento complesso, ma ha un conto economico ben chiaro. Quel tipo di investimento ha la possibilità di entrare in ammortamento. Perché il ricavo lo permetteranno. Ho mai detto di non volere un nuovo stadio? A me sembra di essere l'unico che sta perorando la causa"».

Lo stallo della situazione e le ripercussioni sulla programmazione futura sono stati ulteriori argomenti toccati dall'operatore economico e dirigenziale. «Lo stallo che potrebbe crearsi fa paura. Niente convenzione, la Cip Zoo è un punto interrogativo, cosa bisogna aspettarsi per il futuro? "I tifosi sono preoccupati?- chiede Macchia-. Ma se permettete quel tipo di preoccupazione ce l'ho io. Io non mi voglio immaginare costretto a giocare lontano dal Viviani. Ma se dovessimo essere costretti sarà inevitabile. Mi auguro che non si arrivi a quel punto"».

In merito alle condizioni attuali del terreno di gioco e agli obblighi istituzionali, la guida del sodalizio ha lanciato un messaggio preciso agli enti territoriali. «Il chiarimento sul punto è necessario: "Va rifatto: il manto erboso è in uno stato pietoso. Su questo bisogna ragionare e farlo insieme all'amministrazione comunale"».

Il presidente del club potentino ha dunque richiamato le istituzioni e gli organi di governo regionale alle proprie responsabilità amministrative. «Non voglio difendere il Comune di Potenza, ognuno deve assumersi le sue responsabilità e secondo me questo bando lo ha sbagliato. Ma il Potenza Calcio è un patrimonio di tutta la Basilicata. E l'altro ente, la Regione, deve fare la sua parte: in assenza di convenzione pluriennale deve mettere a disposizione delle risorse specifiche per il capoluogo. Anche perché sappiamo tutti la situazione in cui versa l'amministrazione di Potenza". Poi l'appello: "Chiedo che nessuna istituzione giochi sulle rivalità politiche: il calcio non ha colore politico"».

In chiusura, il patron della società rossoblù ha fatto chiarezza sulle risorse economiche stanziate per la prima squadra e sul mercato. «Non c'è stata riduzione del budget, ma la strutturazione di un progetto sostenibile a sostegno a tutela di tutti, soprattutto dei tifosi". Il patron cita il caso Petrungaro, in estate vicinissimo al trasferimento al Bari: "Ho deciso di trattenerlo, rinunciando a tanti soldi. Perché in connubio col nostro allenatore e al ds Di Bari lo abbiamo ritenuto cruciale nel progetto tecnico. Ricordatevi quello che è successo a gennaio con Schimmenti. Sapevamo di perdere il ragazzo a fine anno ma lo abbiamo trattenuto perché cruciale per il nostro obiettivo, che poi è arrivato, della Coppa Italia. Di più cosa dobbiamo fare?"».

Sezione: Serie C / Data: Mer 09 settembre 2026 alle 17:45
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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