È un vero e proprio terremoto quello che si abbatte sull'Enna Calcio. Attraverso un lungo e durissimo video pubblicato sui canali social del club, il presidente Giancarlo Travagin ha rotto il silenzio, tracciando un quadro a tinte fosche della situazione societaria, logistica e ambientale che gravita attorno alla squadra gialloverde.
Un atto d'accusa frontale, rivolto alle precedenti gestioni, a chi sta facendo "ostruzionismo" e, in particolar modo, all'amministrazione comunale guidata dal sindaco Mirello Crisafulli, accusata di aver disatteso tutte le garanzie fornite in estate. Tra debiti pregressi, mancanza di infrastrutture e materiale tecnico sparito nel nulla, Travagin minaccia provvedimenti estremi: la riconsegna del titolo o il ritiro della squadra dal campionato.
"Nasce l'esigenza di fare chiarezza e spiegare la verità su quanto sta accadendo e cos'è accaduto," esordisce Travagin, ripercorrendo le tappe del suo arrivo in Sicilia. "Sono arrivato all'Enna Calcio dopo aver fatto la mia esperienza alla Pro Patria, avendo avuto uno staff importante lì a Busto Arsizio. Essendo un uomo appassionato di calcio, degli amici mi hanno proposto di venire giù a Enna. Inizialmente avevo rifiutato, perché si sentiva già l'aria di una situazione pesante. Ho accettato a una sola condizione: avere le garanzie del sindaco Mirello Crisafulli e dell'amministrazione. Avevo un progetto sportivo importante e, essendoci dei presupposti interessanti, ho preso a cuore la situazione".
L'impatto con la realtà societaria è stato, secondo il presidente, traumatico. "Incontro il sindaco e ci sediamo nel suo ufficio. C'era già una situazione disastrosa dall'inizio: i dirigenti presenti in quel momento – Cannizzo, Vignieri, Di Pietro – erano talmente disperati che avrebbero portato i libri contabili in tribunale per la chiusura della società, non ce la facevano ad andare avanti. C'era disperazione quotidiana al Comune. La vecchia amministrazione uscente, con Stompo e Montesano, aveva abbandonato tutto ciò che era stato fatto precedentemente, lasciando una situazione amministrativa precaria".
Di fronte a questo scenario, Travagin ottiene delle rassicurazioni: "Mi hanno dato la massima disponibilità, garantendomi che lo stadio Gaeta ci sarebbe stato consegnato, magari non immediatamente, ma entro il mese di settembre. Mi sono fidato delle parole del sindaco e dei tre dirigenti, che mi avevano garantito anche contratti di sponsorizzazione per importi seri, oltre al rinnovo del nostro main sponsor, il gruppo Arena, e a un elenco di 70-80 sponsor periodici. [...] Ho creduto che si potesse fare tanto, considerando anche il polo universitario e le aziende importanti del territorio. Ho iniziato subito a investire, prendendomi un 'fardello' di 350 chili sulle spalle".
Il quadro finanziario e gestionale trovato, però, non corrispondeva alle promesse. "Dicevano che era tutto a posto, che la contabilità era in regola e che l'azienda brillava. Ma la realtà dei fatti non era questa. Non c'è stato tempo di fare una due diligence per valutare a pieno le cose. Anzi, i miei professionisti mi avevano sconsigliato di addentrarmi in questa avventura. Ma davanti a un sindaco e a persone che promettevano di fare il possibile per salvare l'Enna, ho accettato. Ci siamo trovati in una situazione 'tipo Beirut': macerie. Solo un disastro e macerie".
Il punto di rottura principale riguarda le infrastrutture. "Dopo il primo incontro con Crisafulli, richiedo un secondo incontro al sindaco, durante il quale noto una totale inversione a U. Una persona completamente diversa. Se non c'è uno stadio, in una città non c'è il calcio. Dove vanno a giocare? La mia garanzia era Mirello. Ebbene, mi dicono che lo stadio non sarà pronto per fine anno. Fuori c'è un cartellone che indica la consegna per il 29 agosto, ma professionisti e ingegneri del territorio mi dicono che non se ne parlerà fino a marzo, precisando che i lavori sono stati fatti male e andranno rifatti. È un'incertezza che fa paura".
Anche per gli allenamenti la situazione è drammatica: "Non essendoci campi, dobbiamo andare a elemosinare uno spazio. Mi era stato garantito il campo di Pergusa, gestito da un'altra società, ma si è rivelata un'altra beffa: dobbiamo pagare per usarlo. L'amministrazione ci ha detto letteralmente: 'Si arrangi'. [...] Vengo per l'Enna, vengo perché mi garantiscono che è tutto a posto, ma mi ritrovo all'inferno".
Travagin punta poi il dito contro chi, a suo dire, sta remando contro: "Invece di trovare amore per la maglia e per la città, vedo poche persone serie che si dedicano anima e corpo ad aiutarci. Da fuori, c'è gente che aiuta chi sta dentro a fare ostruzionismo, a mettere i bastoni fra le ruote. Follia pura, cose da marziani. Cercano solo di creare destabilizzazione".
Le sorprese peggiori arrivano dai conti: "Siamo andati a chiedere il pullman per viaggiare: salta fuori che ci sono fatture non pagate. Due anni che non pagano la Croce Rossa. Arriva una bolletta dell'Enel da 15.000 euro: da quanti anni non la pagano? E poi manca tutto. Avevamo 160.000 euro di materiale dello sponsor tecnico (due mute) e non c'è più nulla. Adesso, per richiedere qualcosa, ci chiedono i soldi. Dov'è finita questa merce? Se la sono tenuta i ragazzi? È stata rubata? Non sappiamo niente. Ho dovuto lasciare la mia famiglia a New York il 24 agosto per precipitarmi qui e mettere una pezza".
Davanti a questo scenario (con il rischio di pesanti sanzioni federali e il blocco di abbonamenti e biglietteria per l'assenza dello stadio), Travagin lancia il suo aut-aut: "Se non c'è gioia, serenità e motivazione, si perde la speranza. L'unica cosa che possono ottenere comportandosi così è che domattina consegno di nuovo la società al Sindaco o, addirittura, ritiro la squadra dal campionato. Non sto scherzando, la gente deve ragionare su queste verità".
Il presidente annuncia di aver inviato una PEC al Comune: "Pretendo tutte le giustificazioni sui lavori fatti, chiedo i motivi dei disservizi e le ragioni per cui il campo non ci è stato consegnato nei termini previsti dal bando regionale. Attenderò, se necessario fino a marzo, ma ho una responsabilità verso 30 ragazzi, l'allenatore, i calciatori e le loro famiglie. Non permetto a nessuno di scherzare su questo".
In chiusura, il monito ai detrattori e l'appello alla città: "Sento giornalisti e altre persone dire in giro: 'Non date soldi a Travagin, non date soldi all'Enna'. Invece di contribuire, parlano male. Ma noi non abbiamo paura. A me hanno insegnato che chi fa del bene non deve temere nulla; chi fa del male se ne assumerà le responsabilità. Noi andremo dritti per la nostra strada, comportandoci da professionisti. Chiunque sta facendo del male all'Enna lo sta dimostrando. Chi vuole bene all'Enna sarà con noi per riuscire a ottenere ottimi risultati e creare un calcio migliore di quello che c'è stato finora".
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