L’obiettivo dell’Ancona era ben chiaro fin dall’inizio, ma il pareggio finale contro il Notaresco ha lasciato un sapore agrodolce in bocca a Mister Agenore Maurizi, che ha analizzato il cammino dei suoi con estrema schiettezza.
«L'obiettivo era vincere, fare un campionato importante e l'abbiamo fatto. Il risultato di oggi certifica la vittoria dell'obiettivo centrato. A fine anno si fanno i bilanci, mancano ancora due partite, ma se vogliamo fare un bilancio di questo girone possiamo dire che è stata molto positiva. Abbiamo fatto 40 punti nel girone di ritorno e 36 in quello d'andata, numeri importanti. C'è chi ha fatto meglio di noi e dobbiamo soltanto complimentarci con loro».
La partita ha vissuto di momenti alterni, con un'Ancona dominante nella prima frazione ma capace di farsi riprendere nel finale, un calo che il tecnico non attribuisce esclusivamente alla stanchezza fisica dei singoli.
«Siamo partiti forte, poi il secondo tempo siamo andati sotto ritmo, troppo in gestione. Abbiamo sbagliato due o tre contropiedi importanti e non siamo stati in grado di fare il 2-0. Abbiamo subito l'uno pari a quattro minuti dalla fine, mi sembrava che avessimo tirato troppo i remi in barca. L'assenza di tanti calciatori può incidere, ma credo che sia solo un fatto mentale. Chi è entrato dalla panchina doveva dare di più di quelli che stavano in campo e invece ha dato meno. Per giocare venti minuti non serve chissà cosa, siamo in grado di farli».
Nonostante il rammarico per la vetta sfumata, Maurizi guarda ai play-off con fiducia, consapevole del valore delle avversarie incontrate in un raggruppamento che ha riservato non poche sorprese e delusioni eccellenti.
«Sono fiducioso, dobbiamo ritrovare un po' il ritmo. Abbiamo giocato contro l'Aquila, che secondo me è la più grande delusione del campionato perché era la squadra più forte. Bisogna lavorare ed essere un gruppo per poter vincere, nonostante l'acquisto di tanti giocatori forti. Abbiamo affrontato realtà molto organizzate come l'Atletico Ascoli e il Teramo, squadre forti anche a livello di strutture societarie, quindi va bene così».
Un momento di particolare commozione è stato dedicato al rapporto con la piazza e agli striscioni esposti dalla tifoseria, un legame che il tecnico sente profondamente e che pone come base per il futuro immediato della squadra.
«Abbiamo giocato con il cuore. All'inizio dell'anno non dovevamo giocare per il primo posto perché è sfumato domenica, quindi oggi dovevamo giocare per rispetto. Rispetto per i 75 punti che avevamo, per la società, per la tifoseria e per il lavoro che fanno tutti, anche lo staff tecnico. Ci vuole la consapevolezza di aver raggiunto questa maturità per poter fare calcio. Durante l'anno abbiamo fatto prestazioni importanti per aggressività, ma oggi abbiamo dei calciatori in condizioni fisiche non ottimali».
Le vicende extra-campo e alcune decisioni arbitrali pesano ancora come macigni sul morale dell'ambiente, ma l'allenatore preferisce mantenere il focus su ciò che i suoi uomini possono controllare direttamente sul rettangolo verde.
«I calciatori sono stati bravi perché non si sono mai fatti influenzare negativamente. Siamo stati sfortunati in alcuni episodi, soprattutto in alcune decisioni arbitrali, ma non ce la possiamo prendere con nessuno perché sono cose che non possiamo gestire. Come vedete c'è un'inchiesta in Serie A, pensate cosa possa succedere nelle altre categorie. Uno deve sempre credere nella buona fede e andare avanti. Mi dispiacerebbe se la testa fosse rivolta già al futuro e non al presente».
Il percorso verso la Serie C passa ora attraverso la lotteria dei play-off, dove l'Ancona dovrà far valere il proprio blasone e la propria identità per regalare un'ultima gioia ai propri sostenitori dopo la delusione della promozione diretta.
«Dobbiamo giocare con la nostra identità, dobbiamo giocare da Ancona perché questa squadra rappresenta un popolo e va rappresentato nel miglior modo possibile fino all'ultimo minuto. C'è un obbligo morale verso la città, verso la società e verso tutte le persone che lavorano e si fanno il culo. C'è da giocare con il coltello in mezzo ai denti, se così si può dire».
Infine, una nota dolente riguarda le assenze pesanti in vista dei prossimi impegni, con il capitano Ginese che sarà costretto ai box a causa di una sanzione disciplinare che Maurizi ha commentato con rassegnazione.
«L'arbitro ha visto che Ginese ha bloccato una ripartenza e ha deciso così. Abbiamo fatto otto partite senza di lui e le abbiamo vinte tutte, è il nostro capitano e la nostra bandiera ma giocheremo senza di lui. Mi dispiace tantissimo, ma abbiamo giocatori validissimi che lo hanno sostituito bene in passato. Per quanto riguarda gli infortunati, non penso di recuperare nessuno, forse solo Sparandeo ma è difficile».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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